Una nuova pillola orale contro l’obesità promette di semplificare la lotta al sovrappeso, senza iniezioni settimanali. Si chiama aleniglipron ed è una piccola molecola che agisce sugli stessi recettori del Glp-1 sfruttati da farmaci come Ozempic e Wegovy. Lo studio di fase 2b, appena pubblicato su Nature Medicine e presentato al congresso dell’American Diabetes Association, mostra che i pazienti trattati con la dose più alta hanno perso fino al 12,1% del peso corporeo in 36 settimane. La notizia, diffusa il 10 agosto 2026, apre la strada a una nuova generazione di pillole anti-obesità, pensate per essere più semplici da produrre e più accessibili delle terapie iniettabili.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Aleniglipron è una pillola orale, non un’iniezione, che agisce come agonista del recettore Glp-1.
- Nello studio di fase 2b su 230 adulti con obesità o sovrappeso, la dose da 120 mg ha portato a una perdita di peso media del 12,1% in 36 settimane.
- Gli effetti collaterali più comuni sono di tipo gastrointestinale, come nausea e vomito, generalmente lievi e in calo nel tempo.
- Non sono stati registrati casi di danno epatico da farmaco né alterazioni del ritmo cardiaco (QTc).
- Il farmaco, sviluppato da Structure Therapeutics, si prepara ora alla fase 3, tappa necessaria prima di un’eventuale approvazione, non attesa prima del 2028.
Come funziona aleniglipron, la pillola che imita l’ormone Glp-1
Aleniglipron appartiene alla famiglia degli agonisti del recettore Glp-1. È la stessa classe di farmaci a cui appartengono semaglutide, venduta come Ozempic e Wegovy, e tirzepatide, in commercio come Mounjaro. La differenza è sostanziale. Questi ultimi sono molecole proteiche, da iniettare una volta a settimana. Aleniglipron, invece, è una piccola molecola chimica. Si assume per bocca, una volta al giorno, con o senza cibo.
Il farmaco è stato sviluppato dall’azienda statunitense Structure Therapeutics. Agisce stimolando lo stesso recettore che riconosce l’ormone Glp-1, prodotto naturalmente dall’intestino dopo i pasti. L’attivazione di questo recettore aumenta il senso di sazietà. Rallenta anche lo svuotamento dello stomaco. Favorisce inoltre la secrezione di insulina. Questi meccanismi, insieme, portano a mangiare meno. Nel tempo, il risultato è la perdita di peso.
Essere una piccola molecola, anziché un peptide, comporta vantaggi pratici. Robert Kushner, professore emerito di Medicina alla Northwestern University e coautore dello studio, lo spiega così: si tratta di un farmaco “chimico”, simile per struttura a un’aspirina o a un antipertensivo. Questo tipo di molecola non richiede la catena del freddo dei farmaci iniettabili. Può, in teoria, essere prodotto su scala industriale più facilmente.
Il mercato dei farmaci Glp-1 per l’obesità è cresciuto moltissimo negli ultimi anni. Il successo di Ozempic e Wegovy lo ha trainato. Sono diventati anche un fenomeno di costume sui social media. Diverse aziende, tra cui Eli Lilly e Novo Nordisk, stanno già sviluppando proprie versioni orali dello stesso principio attivo. È un segno chiaro: tutto il settore considera la pillola anti-obesità la prossima frontiera. L’obesità, del resto, resta una delle sfide sanitarie più diffuse a livello globale, con centinaia di milioni di persone coinvolte. Una pillola economica da produrre, secondo gli autori, potrebbe ampliare l’accesso alle cure per chi oggi non può permettersele, in particolare nei Paesi a basso reddito.
I risultati dello studio di fase 2b: fino al 12% di peso perso
I dati sono stati pubblicati il 10 agosto 2026 su Nature Medicine. Sono stati presentati anche al congresso dell’American Diabetes Association. Arrivano dallo studio di fase 2b Access, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo: lo standard più rigoroso nella ricerca clinica. La sperimentazione ha coinvolto 230 adulti con obesità o sovrappeso, seguiti in 38 centri medici statunitensi. I partecipanti avevano un’età media di 50 anni. Sono stati assegnati in modo casuale al placebo oppure ad aleniglipron. Il farmaco è stato assunto una volta al giorno, con dosi crescenti fino a un massimo di 45, 90 o 120 milligrammi nell’arco di quattro settimane. Il farmaco, ancora sperimentale, non è al momento disponibile in farmacia.
Dopo 36 settimane di trattamento, la perdita di peso media rispetto al basale è stata del 9% nel gruppo con dose da 45 mg. È salita al 10,7% con 90 mg e al 12,1% con la dose più alta, 120 mg. Nel gruppo placebo la variazione è stata minima, appena lo 0,8%. Al netto dell’effetto placebo, la perdita di peso attribuibile al farmaco arriva fino all’11,3% con la dose massima.
Tra i partecipanti trattati con 120 mg, l’86% ha perso almeno il 5% del peso corporeo. Il 70% ha perso almeno il 10%. La curva del dimagrimento non ha mostrato segni di rallentamento alla fine delle 36 settimane. Secondo i ricercatori, questo lascia ipotizzare margini di ulteriore perdita di peso con trattamenti più prolungati.
Lo studio ha registrato anche miglioramenti in alcuni parametri cardiometabolici legati all’obesità. La pressione sistolica si è ridotta fino a 7,5 mmHg nei gruppi trattati. L’emoglobina glicata, indicatore del controllo glicemico, è calata fino a 0,37 punti percentuali. Sono risultati secondari, ma rilevanti. Ipertensione e diabete di tipo 2 accompagnano spesso l’eccesso di peso. Ne aggravano le conseguenze sulla salute cardiovascolare.
Sicurezza, effetti collaterali e prossimi passi verso l’approvazione
Come per gli altri farmaci della classe Glp-1, gli effetti collaterali più frequenti sono stati di tipo gastrointestinale, soprattutto nausea e vomito. I disturbi si sono concentrati nelle prime settimane di trattamento. Sono poi diminuiti con il proseguire della terapia. Il tasso medio di interruzione per effetti avversi è stato del 10,4%, in linea con i farmaci Glp-1 già in commercio.
Un dato rassicurante riguarda la sicurezza epatica e cardiaca. I ricercatori non hanno riscontrato casi di danno epatico indotto dal farmaco. Non ci sono state alterazioni del tratto QTc, il parametro elettrocardiografico che segnala un possibile rischio di aritmie. Kushner ha sottolineato che non sono emersi nuovi segnali di allarme. La dose iniziale, inoltre, viene ora somministrata in modo più graduale in vista della fase successiva, per migliorare la tollerabilità.
Aleniglipron si aggiunge così alla corsa alle pillole anti-obesità di nuova generazione. Coinvolge anche altri colossi farmaceutici, con molecole proprie già in fase avanzata di sviluppo. L’azienda produttrice dichiara una possibile maggiore efficacia alle dosi più alte, rispetto ad alcuni farmaci orali concorrenti. Si tratta però di confronti indiretti tra studi diversi. Andranno verificati con trial clinici che mettano le molecole a confronto diretto.
La strada verso il mercato resta comunque lunga. I risultati odierni riguardano una sperimentazione di fase 2b, un passaggio intermedio dello sviluppo clinico. L’azienda ha già annunciato l’avvio della fase 3, il passaggio decisivo prima di un’eventuale richiesta di autorizzazione alle agenzie regolatorie. Gli esperti stimano che un’eventuale approvazione, in caso di esito positivo, non sia realisticamente attesa prima del 2028. La pillola non è quindi ancora disponibile né acquistabile in Italia, né altrove.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
È una pillola orale sperimentale che agisce come agonista del recettore Glp-1, sviluppata dall’azienda Structure Therapeutics per il trattamento dell’obesità e del sovrappeso.
Nello studio di fase 2b, dopo 36 settimane la perdita di peso media è arrivata al 12,1% con la dose più alta (120 mg), contro lo 0,8% del gruppo placebo.
No. Il farmaco è ancora in fase di sperimentazione clinica: la fase 3 non è ancora iniziata e un’eventuale approvazione non è attesa prima del 2028.
I più comuni sono di tipo gastrointestinale, come nausea e vomito, generalmente lievi e concentrati nelle prime settimane. Non sono stati segnalati casi di danno epatico o alterazioni del ritmo cardiaco.
Ozempic e Wegovy contengono semaglutide, un peptide da iniettare. Aleniglipron è invece una piccola molecola chimica assunta per bocca una volta al giorno, potenzialmente più semplice ed economica da produrre su larga scala.
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Fonti
La pubblicazione scientifica peer-reviewed con tutti i dati dello studio di fase 2b Access. Leggi lo studio
La sintesi divulgativa dei risultati, con il commento del co-autore dello studio Robert Kushner. Leggi l’articolo
Il comunicato dell’azienda produttrice con le tabelle complete dei risultati per dose e i dettagli sul programma di sviluppo clinico. Leggi il comunicato
Un approfondimento rivolto a medici e specialisti sui risultati dello studio di fase 2b e sul contesto clinico dei farmaci Glp-1 orali. Leggi l’articolo





