Una salute “invisibile” che regge tutto: perché parlarne adesso
In sanità pubblica esistono temi che, pur toccando milioni di persone, restano ai margini del discorso. Il pavimento pelvico è uno di questi: una struttura muscolo-fasciale complessa che sostiene utero, vescica e retto, contribuisce alla continuità urinaria e intestinale, alla sessualità e alla stabilità del core. In gravidanza e nel postpartum, questa “amaca” anatomica sopporta carichi e stiramenti importanti, modificandosi per accogliere il feto e per consentire il parto.
Parlarne in modo chiaro, senza tecnicismi, significa offrire strumenti concreti alle donne (e a chi le affianca) per prevenire o trattare disturbi frequenti come incontinenza, dolore o prolassi, e per un rientro graduale e sicuro all’attività fisica. La voce guida è quella della dott.ssa Sonia Bozzini (San Raffaele), intervistata in radio: in questo articolo trasformiamo il dialogo in un pezzo giornalistico divulgativo, integrando citazioni fedeli dell’intervistata (in corsivo e tra virgolette) e gli approfondimenti della letteratura più autorevole.
La prima cornice è anatomica. La ricerca clinica ha descritto in modo sempre più preciso i “tiranti” che sorreggono gli organi pelvici e il ruolo del muscolo levator ani nella prevenzione dei prolassi; gli studi di DeLancey hanno aperto una stagione di imaging e clinica che continua a guidare la riabilitazione moderna.
“L’asse strutturale” durante gravidanza e parto
La dott.ssa Bozzini riassume con parole semplici una verità clinica: “Beh, è molto importante perché è proprio quell’asse strutturale in cui gravita il peso del dell’utero, del bambino e eh chiaramente è quella struttura che ne sente il momento del parto, ma prima ancora del parto della gravidanza; quindi, è una modifica strutturale che poi deve essere naturalmente rieducata e riabilitata.”
Chi ha partorito (con parto spontaneo o cesareo) riconoscerà l’immagine: un sistema posizionato in basso che, per nove mesi, fa da “trampolino elastico”. Dopo il parto quella elasticità va recuperata, e il recupero non è solo questione di tempo ma di educazione mirata. La letteratura conferma che la riabilitazione del pavimento pelvico (PFMT, Pelvic Floor Muscle Training) è raccomandata in gravidanza e dopo il parto, con protocolli che includono contrazioni consapevoli, progressioni di tenuta e rilassamento, spesso integrate da biofeedback quando indicato.
Prevenire è meglio (e prima): la valutazione in gravidanza
Nel nostro Paese la cultura della prevenzione è in crescita, ma non sempre l’attenzione al pavimento pelvico entra nel percorso “standard” della gravidanza. Le parole dell’intervistata sono nette: “Eh, allora i segnali non ci dovrebbero essere, cioè le donne, soprattutto le donne italiane, eh siamo ancora un pochino indietro per quanto riguarda la prevenzione, ma oramai è d’abitudine fare una valutazione del pavimento pelvico in gravidanza per vedere come se ci sono deficit, se ci sono familiarità positive, per esempio, per il prolasso e a quel punto e naturalmente anche senza la patologia, dopo il parto, altrimenti dal parto è consigliabile una valutazione del pavimento pelvico.”
Il messaggio è pratico: non aspettare il sintomo. Definire eventuali fattori di rischio (familiarità, ipotono, esiti di interventi, iperlassità) consente di impostare da subito una educazione muscolare adeguata. La Royal College of Obstetricians and Gynaecologists ricorda che dopo il parto il pavimento pelvico “non è molto forte” e che gli esercizi aiutano a prevenire e trattare l’incontinenza (un’informazione che rende trasparente l’utilità di iniziare la presa in carico presto e bene).
Quali campanelli d’allarme non ignorare
L’intervistata chiarisce che alcuni segnali meritano attenzione specifica: “Segnali possono essere legga segnali legati alla continenza urinaria o alla continenza intestinale oppure dispareunia, cioè dolore durante l’attività sessuale. Questo non dipende solo dal parto, ma dalla gravidanza. Ed è lì che bisogna sottolineare l’importanza della valutazione in gravidanza e dopo il parto, sia esso spontaneo che cesareo.”
Perdite urinarie o intestinali, dolore nei rapporti, peso o trazione vaginale, ma anche lombalgie, senso di instabilità del core, o segni compatibili con diastasi addominale sono motivi validi per una valutazione specialistica. La Cochrane Review evidenzia che percorsi strutturati di PFMT prevengono o riducono i sintomi di incontinenza in gravidanza e postpartum; il training con feedback può migliorare l’aderenza e la qualità dell’esecuzione.
Conoscere (e sentire) la propria muscolatura: “coscientizzare” prima di rieducare
In un passaggio centrale, la dott.ssa Bozzini insiste sulla consapevolezza corporea: “Dopo il parto, senz’altro, un appunto per il preparto, cioè occorre sensibilizzare e coscientizzare la parte, cioè dobbiamo riconoscere quella parte lì, dobbiamo essere molto espliciti anche con chi segue la gravidanza nella così nel definire bene i sintomi e dopo il parto sicuramente bisogna rieducare la parte; quindi, occorre coscientizzare e rieducare la parte.”
La consapevolezza è il prerequisito della riabilitazione: non si contraggono muscoli che non si sanno sentire. I programmi clinici efficaci dedicano le prime sedute a riconoscere la contrazione corretta, a coordinare respirazione e attivazione, a distinguere tra attivazione e rilascio (fondamentale per il comfort sessuale e il parto). La letteratura recente sottolinea che allenare solo la “forza” senza allenare il rilassamento può essere controproducente: il pavimento pelvico funziona come un diaframma, e come tale deve attivarsi e riposare con ritmo.
Saperne di più sull’anatomia (senza diventare tecnici)
Sempre l’intervistata: “Come si fa? Occorre immaginare soprattutto, cioè la struttura pelvi-perineale è stata identificata nel 1993 dal neozelandese De Lancey, un neozelandese, ed è come una sorta più a diciamo unite tra loro e su cui gravita appunto il peso della gravidanza.”
Il riferimento storico contiene una lieve imprecisione (il filone scientifico è stato sviluppato da De Lancey negli anni ’90), ma l’immagine è corretta: un sistema integrato di muscoli e fasce su cui gravita il carico della gravidanza. Comprendere, anche solo per immagini, dove “stanno” questi muscoli aiuta la donna a indirizzare il gesto riabilitativo e a riconoscere le sensazioni giuste.
Dal “pavimento” al “core”: perché serve una ginnastica combinata
Dopo il parto, prosegue Bozzini: “Dopo il parto questa struttura è ipotonica, bisogna ritirarla su con degli esercizi specifici che riguardano poi anche la struttura addominale; quindi, è una ginnastica pelvi addome combinata per ridurre, diciamo, il rischio di ehm di deficit perineali e di deficit addominali quale la diastasi.”
Il concetto chiave è l’integrazione: il pavimento pelvico lavora con trasverso dell’addome, diaframma e muscoli profondi del core. Un programma che ignora l’addome rischia di caricare in modo sbilanciato la pelvi, mentre una frettolosa ripresa di addominali classici può aumentare pressioni intra-addominali sfavorevoli. Le società scientifiche ostetrico-ginecologiche raccomandano progressioni graduali e rispettose dei tessuti, con una timeline che accompagni le prime settimane di postpartum fino al rientro allo sport ricreativo o agonistico.
Il tempo giusto: né troppo presto né troppo tardi
Alla domanda “quando ripartire?”, l’intervistata risponde senza giri di parole: “Dunque, nel nell’immediato postpartum è bene stare in posizione sdraiata perché il pavimento pelvico deve recuperare il tono subito; quindi, è impensabile poi eh tornare a fare gli esercizi di prima, per esempio la palestra ad un mese dal parto, bisogna incominciare dopo il secondo, terzo mese con personale specializzato.”
Le linee guida sottolineano due pilastri: riposo attivo e progressione. Alcuni esercizi dolci (respirazione, contrazioni leggere e consapevoli) possono iniziare presto, mentre attività più impegnative vanno pianificate dopo la valutazione clinica. L’ACOG ricorda che gli esercizi del pavimento pelvico sono parte del recupero post-partum e che la visita completa non dovrebbe tardare oltre le 12 settimane dal parto.
“Fondamentale, fondamentale”: la cultura della prevenzione
L’invito a colmare il gap informativo in Italia è pressante: “Fondamentale, fondamentale. Dobbiamo divulgare soprattutto da noi in Italia che siamo ancora un filino, permettetemi indietro, rispetto alla Francia, rispetto a altri paesi della Comunità Europea e non solo, naturalmente.”
Nell’ultimo quinquennio, i servizi di fisioterapia del pavimento pelvico si sono diffusi anche nei consultori e nelle reti ospedaliere. Le piattaforme cliniche (Mayo Clinic) confermano l’efficacia della Pelvic Floor Physical Therapy nel ridurre i sintomi di incontinenza, prolasso, dolore e nel trattare anche la diastasi dei retti. La raccomandazione è univoca: professionisti formati in ambito uro-ginecologico, presa in carico individuale, obiettivi realistici e misurabili.
Valutazione, obiettivi e alleati: come si costruisce un percorso efficace
Un buon percorso parte da tre domande: come stai ora? (valutazione), dove vuoi arrivare? (obiettivi), quali ostacoli prevedi? (barriere). La valutazione comprende anamnesi, eventuale valutazione interna (quando appropriata e consapevole), test della forza, della resistenza e del rilascio muscolare, e la verifica della sinergia con l’addome. La Cochrane e le società scientifiche concordano sul ruolo del PFMT personalizzato come prima linea nelle disfunzioni da sforzo; l’uso di biofeedback può aumentare la precisione esecutiva, soprattutto nelle fasi iniziali.
Questa base si traduce in un lavoro progressivo: si parte da contrazioni brevi (percezione), si costruisce tenuta (dai 3 ai 10 secondi), si alterna attivazione e rilascio, si integra la respirazione, si aggiungono compiti funzionali (alzarsi, sollevare, correre). L’ACOG fornisce esempi di routine-ad esempio 10 contrazioni, tre volte al giorno, aumentando gradualmente la tenuta-sempre da personalizzare con lo specialista.
Cosa evitare (per proteggere i tessuti)
La fretta è cattiva consigliera. Nelle prime settimane, carichi eccessivi, salti, impatti ripetuti, sforzi trattenendo il respiro (manovra di Valsalva) e addominali ad alta pressione possono peggiorare i sintomi. Un recente lavoro su postpartum e attività fisica evidenzia che un corretto timing di progressione è associato a minori tassi di incontinenza e prolasso nel primo anno; al contrario, pressioni elevate e scarsa tecnica aumentano il rischio di peggioramento.
Sessualità e qualità di vita: non è un tabù
La dispareunia (dolore nei rapporti) non va normalizzata. Come ricordato in intervista, può essere presente già in gravidanza o nel postpartum, per fattori ormonali, cicatriziali (episiotomia, lacerazioni), iperattività o ipotono muscolare. La valutazione specialistica aiuta a capire se puntare su rilasci, mobilizzazioni dei tessuti, lubrificazione e rieducazione mirata, o se avviare percorsi integrati con ginecologo e, quando utile, psicologo.
Cesareo: perché il pavimento pelvico conta comunque
Il taglio cesareo non “salva” automaticamente il pavimento pelvico: la gravidanza di per sé comporta modifiche ormonali e meccaniche (peso dell’utero, postura, stipsi). Per questo la dott.ssa Bozzini insiste su un doppio momento di valutazione-in gravidanza e dopo il parto-indipendentemente dalla via di nascita.
Messa a terra: come iniziare (davvero) domani
La clinica moderna è chiara: educazione, progressione, personalizzazione. La Royal College suggerisce, tra le misure semplici, anche idratazione, gestione della stipsi, abitudini di minzione e defecazione non forzate; l’ACOG ricorda che l’assesment post-partum completo va pianificato entro 12 settimane per intercettare disfunzioni precoci.
Un cambio culturale necessario
In conclusione, la frase che resta è forse la più semplice: “Divulgare le informazioni. Certo, questo è importantissimo.” Se una donna sa cosa osservare, quando chiedere aiuto e come allenarsi in sicurezza, il pavimento pelvico torna a essere ciò che è: un alleato silenzioso della salute e del benessere.
E quando si potrà riprendere la palestra “di prima”? Le parole dell’intervistata guidano: “…è impensabile poi eh tornare a fare gli esercizi di prima, per esempio la palestra ad un mese dal parto, bisogna incominciare dopo il secondo, terzo mese con personale specializzato.” Un orizzonte realistico, che fa spazio al corpo, al tempo dei tessuti e alla competenza di chi accompagna.
Per approfondire
Vuoi approfondire altri temi correlati su DossierSalute? Ecco alcuni percorsi utili per continuare a informarti e fare scelte consapevoli:
- Riabilitazione del pavimento pelvico: quando serve e come funziona
- Disfunzione pelvica post-partum
- Gravidanza e prevenzione: il ruolo dell’esercizio fisico
Fonti per gli approfondimenti
- Cochrane Library – Pelvic floor muscle training for preventing and treating incontinence (Cochrane Library)
- ACOG – Physical Activity and Exercise During Pregnancy and the Postpartum Period (acog.org)
- RCOG – Your pelvic floor (rcog.org.uk)
- DeLancey J.O.L. – The anatomy of the pelvic floor (PubMed) (PubMed)
- ACOG – Optimizing Postpartum Care (acog.org)
foto:freepik
La redazione in collaborazione con la Dr.ssa Sonia Bozzini, ostetrica
FAQ
No. In gravidanza è un adattamento fisiologico; nella maggior parte dei casi migliora nei mesi dopo il parto. Se persiste oltre l’anno o dà sintomi, va inquadrata.
Ostetrica, fisioterapista, fisiatra, ginecologo: la valutazione clinica è semplice; l’ecografia si usa quando serve, per esempio in sospetta ernia.
Se selezionati e guidati, no: persino piccoli “curl-up” controllati non peggiorano l’IRD e possono migliorare la forza. Serve progressione e supervisione.
Possono aiutare; alcuni studi mostrano benefici simili ai programmi convenzionali. La scelta dipende da preferenze, risposta clinica e obiettivi.
Di solito dopo le 12 settimane, con valutazione e progressioni personalizzate (evitare impatti/valsalva precoci).





