Nel mondo del benessere olistico si parla spesso di trattamenti, energie ed emozioni, ma raramente di un aspetto altrettanto importante: la collaborazione con altre figure professionali. Nella rubrica “Pillole di Salute” ne abbiamo parlato con Stefania Messina, operatore olistico, che ha raccontato come un percorso olistico nasca quasi sempre da una domanda ancora poco definita e come i risultati migliori arrivino non da un singolo trattamento isolato, ma da una rete di professionisti che si parlano tra loro, ciascuno nel proprio ruolo.
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⚡ In breve • Il primo consulto con un operatore olistico è generalmente gratuito e serve ad individuare i bisogni della persona, non a sostituire una diagnosi medica o psicologica. • Ci si rivolge al mondo olistico spesso per un malessere che non si riesce ancora a definire, prima di eventualmente rivolgersi a uno specialista. • La collaborazione tra operatori olistici e figure sanitarie (osteopati, ostetriche, counselor) offre risultati migliori, ma richiede chiarezza dei ruoli. • La collaborazione funziona solo se ogni professionista rinuncia all’idea di tenere il cliente in esclusiva. |
Come capire se il percorso olistico è quello giusto
«Primo consulto in genere gratuito e si parla del più e del meno. Nel momento in cui si è fatta una classifica dei bisogni primari di questa persona, logicamente si va a proporre dei trattamenti ed eventualmente si richiede la collaborazione di qualche altro professionista, che può essere sia olistico ma anche della sfera medica.»
– Stefania Messina
Il percorso, racconta Stefania Messina, comincia quasi sempre con un primo consulto gratuito, un momento informale in cui si parla del più e del meno per capire da dove nasce il bisogno della persona. Non si tratta però di una semplice chiacchierata: l’operatore olistico, infatti, osserva e ascolta per individuare quali sono le priorità reali, quello che con le sue parole viene definito, tra virgolette, il malessere che porta la persona nello studio. Solo dopo questa prima fase di ascolto viene stilata una sorta di classifica dei bisogni, e soltanto a quel punto si propongono i trattamenti più adatti. In alcuni casi, tuttavia, emerge con chiarezza che il bisogno della persona va oltre le competenze dell’operatore olistico: ecco perché, in questa fase, può rendersi necessaria la collaborazione con un altro professionista, che può appartenere sia al mondo olistico sia alla sfera medica. Una collaborazione piena, del resto, è sempre preferibile a nessuna collaborazione: è proprio su questo equilibrio, tra ascolto iniziale e capacità di riconoscere i propri limiti, che si costruisce un percorso davvero utile per chi lo richiede.
Approfondimento
Questo modo di procedere trova un riferimento chiaro nella normativa italiana: la legge n. 4 del 2013, che disciplina le professioni non regolamentate, inquadra l’operatore olistico come una figura che opera nell’ambito del benessere della persona, senza però sostituirsi in alcun modo a una diagnosi o a una terapia medica. Il primo consulto descritto da Stefania Messina, dunque, si muove esattamente all’interno di questi confini: un momento di ascolto e valutazione, non un atto clinico.
Fonte istituzionale: Legge 14 gennaio 2013, n. 4 — Disposizioni in materia di professioni non regolamentate (Normattiva)
Perché ci si rivolge a un operatore olistico
«La voglia di riscoprire o di scoprire che cos’è che in questo momento ci fa star male. Cos’è che in questo momento non riusciamo ad esternare completamente? Oppure perché siamo così abbattuti, così afflitti, così impotenti davanti a un qualcosa che fino all’altro giorno lo facevamo senza nessun problema.»
– Stefania Messina
Non tutti, spiega Messina, arrivano da un operatore olistico per un dolore preciso o per una diagnosi da approfondire. Al contrario, spesso si tratta di un malessere ancora senza nome: una stanchezza, un peso, una difficoltà a fare cose che fino a poco tempo prima risultavano naturali. Non è un dolore fisico abbastanza definito da spingere verso il medico di base, né un disagio percepito come abbastanza grave da rivolgersi subito a uno psicologo; è, piuttosto, una zona intermedia che molte persone non sanno ancora come nominare. Per questo motivo il mondo olistico viene spesso scelto come un primo passo, quasi un tentativo: si prova questa strada per capire se può essere d’aiuto, prima di eventualmente indirizzarsi altrove. Proprio per questa ragione, sottolinea Messina, la responsabilità dell’operatore olistico non si limita al trattamento in sé, ma comprende anche la capacità di riconoscere quando quel malessere richiede competenze diverse dalle proprie, e di orientare la persona verso il professionista più adatto, senza mai sostituirsi a lui.
Approfondimento
La Strategia globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle medicine tradizionali, complementari e integrative 2025-2034, adottata nel 2025, va nella stessa direzione: promuove infatti un approccio centrato sulla persona, in cui le pratiche di benessere collaborano con i sistemi sanitari ufficiali, invece di sostituirli, così da garantire sicurezza e qualità dell’assistenza.
Fonte istituzionale: Global Traditional Medicine Strategy 2025–2034 — World Health Organization
La collaborazione con altri professionisti: come funziona davvero
«Ci può essere una collaborazione tra colleghi sempre del mondo olistico, oppure ci può essere una collaborazione con medici. Noi possiamo entrare in tutti i canali, basta che anche gli altri operatori ci aprano le porte, perché finché c’è “questo è il mio cliente e me lo tengo io”, si capisce bene che una collaborazione non ci potrà mai essere.»
– Stefania Messina
La collaborazione, per Stefania Messina, può assumere forme diverse. Può nascere tra colleghi dello stesso mondo olistico, come nel caso dei suoi trattamenti energetici affiancati al lavoro di un counselor qualificato; oppure può coinvolgere figure della sfera sanitaria, come un’ostetrica che indica un lavoro più specifico sul pavimento pelvico, o un osteopata che segnala una fascia muscolare da trattare per permettere, con poche manovre, di sbloccare un’articolazione. In entrambi i casi, tuttavia, la condizione perché la collaborazione funzioni resta la stessa: l’apertura reciproca. Se un professionista, invece, considera la persona seguita come un cliente da trattenere in esclusiva, senza mai indirizzarla verso altre competenze quando serve, allora quella collaborazione, semplicemente, non può esistere. È un punto su cui Messina insiste particolarmente, perché rappresenta la differenza tra un mondo olistico chiuso su se stesso e un mondo olistico che dialoga davvero con le altre professioni, comprese quelle sanitarie, nell’interesse della persona che chiede aiuto.
Approfondimento
Anche il percorso normativo italiano più recente conferma questa tendenza all’integrazione tra figure diverse: il DPCM del 25 marzo 2026 ha completato il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria, disciplinando albo, titoli ed equipollenze. Un passaggio che, indirettamente, rafforza proprio il principio richiamato da Stefania Messina: la collaborazione tra mondo olistico e figure sanitarie funziona meglio quando i ruoli di ciascun professionista sono chiari e riconosciuti dalla legge.
Fonte istituzionale: DPCM 25 marzo 2026 — Riconoscimento della professione sanitaria di osteopata (Quotidiano Sanità)
Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo
Interivsta a Stefania Messina – Operatrice olistica, fondatrice del Centro Olistico Le Quattro Direzioni, Verona – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista
FAQ
È un professionista che, nell’ambito delle professioni non regolamentate dalla legge 4/2013, offre trattamenti e supporto per il benessere della persona; il primo consulto, generalmente gratuito, serve a individuare i bisogni prioritari senza sostituirsi a una diagnosi medica.
Se il malessere è ancora poco definito, un consulto olistico può essere un primo passo utile; se durante il percorso emergono esigenze specifiche, l’operatore olistico dovrebbe indirizzare verso un medico, uno psicologo o un altro specialista.
Sì, la collaborazione con figure sanitarie come osteopati e ostetriche è possibile e raccomandata, a condizione che ogni professionista riconosca i propri limiti e i ruoli restino chiari.
Perché una collaborazione piena garantisce risultati migliori rispetto a un intervento isolato; senza apertura reciproca tra professionisti, invece, il percorso della persona rischia di restare incompleto.
No: come previsto dalla normativa sulle professioni non regolamentate, l’operatore olistico affianca ma non sostituisce le competenze sanitarie o psicologiche, verso le quali deve indirizzare la persona quando necessario.
Per approfondire
Fonti
Il Reiki è una disciplina energetica di origine giapponese fondata all’inizio del XX secolo da Mikao Usui. https://www.dossiersalute.com/reiki-livelli-e-simboli-significato-ed-applicazioni-pratiche/
Il suono accompagna l’essere umano fin dalle prime fasi della vita: il battito cardiaco materno, la voce, il ritmo. https://www.dossiersalute.com/meditazione-sonora-frequenze-armonizzazione/
Nel panorama delle discipline olistiche, il sistema dei Chakra rappresenta una mappa simbolica dell’energia vitale nell’essere umano. https://www.dossiersalute.com/chakra-principali-significato-squilibri-riequilibrio/
Adottata dalla 78ª Assemblea Mondiale della Sanità nel maggio 2025, promuove un’integrazione sicura e centrata sulla persona tra medicine tradizionali, complementari e sistemi sanitari ufficiali, indicando la collaborazione tra professionisti come condizione per garantire qualità e sicurezza delle cure.
Global Traditional Medicine Strategy 2025–2034, World Health Organization (2025)
Disciplina in Italia le professioni non regolamentate, tra cui rientra l’operatore olistico. Stabilisce che chi le esercita non sostituisce competenze sanitarie regolamentate e deve dichiarare il riferimento alla legge in ogni rapporto scritto con il cliente.
Legge 14 gennaio 2013, n. 4 — Disposizioni in materia di professioni non regolamentate, Normattiva
Completa il percorso di riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria in Italia, disciplinando albo, equipollenze dei titoli pregressi ed esami di abilitazione: un passaggio che conferma la tendenza a definire ruoli chiari tra le diverse figure del benessere e della salute.





