L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una condizione comune negli uomini sopra i 50 anni e può causare sintomi urinari fastidiosi che influiscono sulla qualità della vita. Negli ultimi anni, diverse tecniche minimamente invasive sono emerse come alternative alla chirurgia tradizionale.
Tra queste, il trattamento Rezum e l’embolizzazione prostatica sono due opzioni promettenti. Ma quale scegliere? Analizziamo le differenze e i vantaggi di ciascuna.
Il trattamento Rezum: come funziona?
Rezum è una procedura minimamente invasiva che utilizza vapore acqueo per distruggere l’eccesso di tessuto prostatico responsabile dell’ostruzione urinaria. Questo metodo sfrutta la termoterapia convettiva per ridurre il volume della prostata senza necessità di un intervento chirurgico tradizionale.
Vantaggi del Rezum:
- Procedura rapida (circa 10 minuti)
- Esecuzione in regime ambulatoriale
- Minimi rischi di sanguinamento
- Ripresa più veloce rispetto alla chirurgia tradizionale
Svantaggi del Rezum:
- Necessità di catetere per alcuni giorni dopo la procedura
- Possibile irritazione urinaria temporanea
- Non sempre efficace per prostate molto voluminose
- Possibili fallimenti per l’impossibilità di trattare interamente la prostata in un unica seduta.
- Rischio di recidiva a medio – lungo termine
- Anche se con incidenza minore rispetto alle tecniche chirurgiche tradizionali può comunque essere gravata da eiaculazione retrograda in vescica in modo permanente.
L’embolizzazione prostatica: un’alternativa efficace
L’embolizzazione prostatica è una tecnica radiologica interventistica che prevede l’ostruzione selettiva delle arterie prostatiche mediante microsfere, riducendo così l’afflusso di sangue alla prostata e inducendone una riduzione di volume progressiva.
Vantaggi dell’embolizzazione prostatica:
- Minima invasività: Non richiede incisioni né anestesia generale ma una semplice anestesia locale riducendo così i rischi operatori.
- Si può eseguire anche senza necessità di posizionamento del catetere vescicale.
- Meno effetti collaterali sessuali: A differenza di molte procedure prostatiche, l’embolizzazione preserva molto meglio la funzione erettile ed eiaculatoria.
- Adatta a prostate di grandi dimensioni: Può essere eseguita anche in pazienti con prostate molto voluminose, dove altre tecniche possono risultare meno efficaci.
- Tempi di recupero rapidi: La maggior parte dei pazienti può tornare alle normali attività entro 24- 48 ore.
- Minori complicanze urinarie: Il rischio di ritenzione urinaria post-procedurale è inferiore rispetto ad altre tecniche.
Svantaggi dell’embolizzazione prostatica:
- Richiede un’adeguata esperienza del radiologo interventista
- Possibile necessità di una seconda embolizzazione in qualche caso
- Può richiedere più tempo prima di mostrare i massimi benefici
Conclusione: Quale tecnica scegliere?
Entrambe le tecniche rappresentano valide alternative alla chirurgia tradizionale per il trattamento dell’IPB. Tuttavia, l’embolizzazione prostatica offre alcuni vantaggi distintivi, soprattutto per chi desidera una procedura ancora meno invasiva, con minori effetti collaterali sessuali e adatta anche a prostate di dimensioni maggiori. La scelta della tecnica più adatta dipenderà dalle caratteristiche del paziente, dal volume della prostata e dalle preferenze personali, ma l’embolizzazione si configura sempre più come un’opzione altamente efficace e ben tollerata. Purtroppo non viene eseguita dall’urologo che non conoscendola a fondo tende a non consigliarla in prima battuta. E’ quindi necessario rivolgersi direttamente ad un radiologo interventista per comprendere la possibilità di potervisi sottoporre.
La redazione in collaborazione con il Dott. Tommaso Lupattelli Chirurgo Interventista e chirurgo vascolare a Milano





