In Australia l’epidemia di influenza aviaria H5N1 sta correndo veloce, e gli esperti lanciano un allarme che riguarda da vicino anche l’Europa. Le mangiatoie per uccelli nei giardini di casa possono infatti trasformarsi in pericolosi focolai di contagio. Riuniscono specie diverse attorno allo stesso cibo, in un modo che in natura non accadrebbe mai. Il fenomeno non riguarda solo l’Oceania: anche in Europa, Italia compresa, l’aviaria H5N1 circola ampiamente tra gli uccelli selvatici. Capire come nutrire gli uccelli in sicurezza è quindi una domanda che riguarda milioni di famiglie.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- In Australia i casi di aviaria H5N1 sono passati da 28 a fine luglio a oltre 236 a metà agosto 2026. Il virus ha ucciso oltre 1.000 sterne e ha causato il primo contagio in un mammifero terrestre.
- Le mangiatoie per uccelli attirano specie diverse nello stesso punto e alla stessa ora. Creano così le condizioni ideali per la trasmissione del virus, un fenomeno che gli esperti chiamano “superspreader event”.
- In Europa, tra settembre e novembre 2025, l’EFSA ha registrato 1.443 casi di aviaria ad alta patogenicità in uccelli selvatici in 26 Paesi. Sono quattro volte di più rispetto allo stesso periodo del 2024.
- Secondo l’ECDC il rischio di contagio per la popolazione generale resta basso, ma sale per chi ha contatti ravvicinati con animali infetti o le loro carcasse.
- Gli esperti consigliano di ridurre o sospendere l’alimentazione degli uccelli selvatici, evitare il contatto diretto con le mani e pulire regolarmente le mangiatoie.
Perché le mangiatoie di giardino possono diventare un focolaio
Dare da mangiare agli uccelli selvatici è un’abitudine diffusissima. In Australia riguarda circa metà delle famiglie, mentre in Europa milioni di persone riempiono ogni giorno balconi e giardini di semi e briciole. Negli ultimi anni questa abitudine è cresciuta ulteriormente in molti Paesi, complice anche il tempo trascorso in casa durante la pandemia. Il gesto nasce quasi sempre da affetto verso gli animali. Pochi però si rendono conto del rischio che può comportare, proprio ora che l’aviaria H5N1 circola così intensamente.
Il problema, spiegano gli esperti citati da The Conversation, è che il cibo offerto in un unico punto attira specie diverse. Le combinazioni e i numeri che si creano non si verificherebbero mai in natura. Quando uccelli sani e uccelli infetti si affollano sulla stessa mangiatoia, il rischio di contagio aumenta enormemente. Gli esperti parlano di un possibile “evento superspreader”. Un solo punto di ristoro può così infettare un numero di animali molto più alto del normale.
In Australia questo scenario si sta già verificando. Le rilevazioni di H5N1 sono passate da 28 alla fine di luglio 2026, a 101 il 5 agosto, fino a 236 l’11 agosto. Il virus ha già ucciso oltre 1.000 sterne comuni. Ha inoltre causato il primo contagio confermato in un mammifero terrestre australiano, una foca dal naso lungo. In tutto il mondo, H5N1 aveva già colpito numerose specie di uccelli selvatici e mammiferi.
L’aviaria H5N1 nel mondo, in Europa e in Italia
L’H5N1 non è un problema circoscritto a un solo continente. Negli ultimi anni il virus ha decimato popolazioni di uccelli selvatici in tutto il mondo. In diversi casi ha infettato anche mammiferi come volpi, foche e gatti domestici. Questa capacità di adattamento preoccupa i virologi di tutto il mondo.
Anche l’Europa sta attraversando una fase di forte circolazione del virus. Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), tra settembre e novembre 2025 sono stati segnalati 1.443 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità negli uccelli selvatici europei. Il dato riguarda 26 Paesi ed è quattro volte più alto rispetto allo stesso periodo del 2024. È il numero più alto registrato almeno dal 2016. In Italia il riferimento è l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, centro nazionale ed europeo sul tema. Il virus ha causato mortalità anche in specie normalmente poco colpite, come gabbiani e gru.
Di fronte a questi numeri, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) mantiene comunque una valutazione rassicurante per la popolazione generale. Il rischio di contagio resta basso per chi non ha contatti diretti con animali infetti. Il rischio sale invece per chi lavora a contatto con pollame o fauna selvatica, o per chi maneggia carcasse senza le dovute precauzioni.
Come proteggere sé stessi e gli uccelli: i consigli degli esperti
La misura più efficace, secondo gli esperti, è semplicemente smettere di offrire cibo agli uccelli selvatici. Diverse ricerche indicano che la maggior parte degli uccelli che frequentano le mangiatoie ottiene comunque il proprio nutrimento soprattutto da fonti naturali, come insetti e semi selvatici. Il cibo che offriamo è quindi più uno spuntino occasionale che una necessità di sopravvivenza.
Per chi non vuole rinunciare del tutto a questa abitudine, restano comunque alcune precauzioni concrete. Offrire quantità minori di cibo scoraggia gli assembramenti di tanti animali nello stesso punto. Evitare di dare da mangiare direttamente dalle mani riduce il contatto ravvicinato con potenziali portatori del virus. Pulire regolarmente le mangiatoie e le superfici con candeggina per uso domestico, infine, aiuta a limitare la contaminazione ambientale nel tempo.
Se si trova un uccello morto o malato, la regola generale è non toccarlo mai a mani nude. Meglio segnalarlo ai servizi veterinari territoriali o alle autorità competenti. È bene inoltre tenere lontani cani e gatti di casa, che possono contrarre il virus nutrendosi di carcasse infette. Seguire queste semplici precauzioni permette di continuare a godersi la presenza degli uccelli in giardino riducendo sensibilmente i rischi.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Il rischio diretto per la popolazione generale è considerato basso dall’ECDC. Il pericolo aumenta soprattutto per chi ha contatti ravvicinati con animali infetti, le loro carcasse o le loro deiezioni, come chi lavora con pollame o fauna selvatica.
In Italia il riferimento è l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che pubblica aggiornamenti periodici sulla situazione epidemiologica. A livello europeo è disponibile anche il Bird Flu Radar dell’EFSA, che monitora il rischio di introduzione del virus nelle popolazioni di uccelli selvatici.
Non è obbligatorio, ma è la misura più efficace secondo gli esperti. Se si decide di continuare, meglio ridurre le quantità di cibo, evitare il contatto diretto con le mani e pulire regolarmente le superfici.
Non va mai toccato a mani nude. È consigliabile segnalarlo ai servizi veterinari della propria ASL o alle autorità faunistiche locali, tenendo intanto lontani cani e gatti di casa dalla zona.
Sì, in particolare i gatti che cacciano o si nutrono di uccelli selvatici infetti possono contrarre il virus. È buona norma tenerli sotto controllo nei periodi di massima circolazione dell’H5N1 nella propria zona.
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Fonti
L’analisi dell’esperto australiano Darryl Jones sul rischio che le mangiatoie diventino focolai di H5N1. Leggi la fonte
Il report dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare sui casi di HPAI rilevati negli uccelli selvatici europei. Leggi la fonte
Gli aggiornamenti del centro di riferimento nazionale ed europeo sull’influenza aviaria. Leggi la fonte
La valutazione del rischio per la popolazione europea da parte del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Leggi la fonte





