Intervista alla Prof.ssa Elizaveta Kon – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista.
Una lesione del menisco non indica sempre la stessa condizione e non porta automaticamente alla sala operatoria. Il significato clinico cambia se il dolore compare dopo un trauma importante in una persona giovane oppure se insorge gradualmente in un ginocchio già segnato dall’età e dall’artrosi.
Il menisco è una struttura fibrocartilaginea che contribuisce alla distribuzione dei carichi, alla stabilità e alla protezione della cartilagine del ginocchio. Per questo la chirurgia moderna tende a rimuovere la minore quantità possibile di tessuto e, quando la lesione lo consente, a ripararlo. La decisione deve però integrare sintomi, trauma, tipo e sede della lesione, età, attività e condizioni dell’articolazione, senza fermarsi al solo referto della risonanza magnetica.
Risposta rapida
La chirurgia può essere indicata soprattutto nelle lesioni traumatiche acute che provocano blocco articolare, limitano il movimento o hanno caratteristiche riparabili, in particolare nei pazienti giovani e sportivi. Una lesione degenerativa comparsa senza un trauma significativo, invece, non equivale automaticamente a un’indicazione chirurgica: nella maggior parte dei casi si valuta inizialmente un percorso conservativo con esercizio terapeutico, gestione del carico e trattamento dei sintomi. L’obiettivo è preservare il menisco, perché una perdita maggiore di tessuto può aumentare il rischio di degenerazione del ginocchio.
In breve
- Trauma importante, dolore acuto e blocco articolare richiedono una valutazione ortopedica tempestiva.
- Una lesione meniscale degenerativa può essere un reperto legato all’età e non necessariamente la causa principale del dolore.
- La risonanza magnetica deve essere interpretata insieme alla visita e ai sintomi, non come una diagnosi chirurgica automatica.
- Quando si opera, la filosofia attuale è preservare più tessuto possibile e riparare il menisco quando esistono condizioni di guarigione.
- Nelle lesioni degenerative la fisioterapia e l’esercizio terapeutico rappresentano in genere il primo approccio.
Che cosa significa davvero lesione del menisco e come si distinguono trauma e degenerazione?
«È molto importante, come hai detto tu, distinguere il danno traumatico del menisco. Per esempio, sei giovane e hai avuto un trauma: un ragazzino che ha avuto un trauma giocando a calcio, durante lo sci o praticando qualsiasi tipo di sport. Ha un forte dolore, un trauma importante e, dopo, la sensazione di blocco articolare: il più delle volte bisogna operarlo.
Premesso questo, oggi ci sono tanti metodi per riparare il menisco e per suturarlo; prima si toglieva via il pezzo e basta. Adesso ci sono metodi per ripararlo, soprattutto nelle persone giovani e nelle lesioni traumatiche.
E chiudiamo il capitolo del ragazzo che fa sport e si fa male, e apriamo l’altro capitolo. Una signora di 50 anni gioca a burraco, si alza dalla sedia, sente un “tac” nel ginocchio e dopo il ginocchio si gonfia e fa male. Va a fare la risonanza e viene evidenziata una lesione del menisco. Bisogna vedere che tipologia di lesione sia, perché è tutta un’altra cosa rispetto al ragazzino: sono lesioni degenerative.
Se c’è un “tac”, un trauma anche minimo, e poi la sensazione di blocco, probabilmente si dovrà operare; poi dipende dalla tipologia del paziente e così via. Però, nello scenario in cui semplicemente il ginocchio comincia a fare male, si fa la risonanza e si dice: “Oh, c’è una lesione del menisco, operiamolo”, no. Questa è una cosa che non si fa più.
Perché, vi racconto il segreto: se dopo i 60 anni si fa la risonanza a tutti, tutti hanno una lesione del menisco. È come avere i capelli bianchi. È un’immagine di menisco rotto o degenerato che si può trovare in moltissime persone, con rarissime eccezioni, proprio come i capelli bianchi. Bisogna distinguere molto bene la tipologia della lesione meniscale.»
– Prof.ssa Elizaveta Kon
Approfondimento
La distinzione proposta dalla professoressa è centrale. Una lesione traumatica nasce dopo un meccanismo riconoscibile, spesso con torsione, pivot, atterraggio o cambio di direzione; può associarsi a dolore improvviso, versamento e limitazione del movimento. Le lesioni degenerative, invece, tendono a svilupparsi lentamente e sono spesso collegate all’invecchiamento del tessuto e all’osteoartrosi. La risonanza è molto utile per studiare una lesione acuta, ma un reperto non coincide automaticamente con la causa del dolore: in uno studio su adulti asintomatici, il 30% delle ginocchia mostrava una lesione meniscale alla risonanza, insieme ad altre alterazioni articolari. Per questo il referto va correlato con storia clinica, esame obiettivo, presenza di gonfiore, blocco vero e limitazione funzionale. Nei traumi acuti, la visita e l’imaging aiutano a valutare sede, tipo, stabilità e possibilità di riparazione; nelle forme degenerative la domanda clinica è diversa: non “che cosa si vede?”, ma “che cosa sta realmente causando i sintomi
Quando è indicato operare una lesione meniscale e quando è meglio evitare l’intervento?
«Prima il menisco si trattava un po’ come un’appendicite: bisogna toglierlo, basta, il problema è risolto. Adesso, soprattutto quando si parla del terzo scenario che vi ho illustrato prima, cioè del dolore insorto senza trauma, nel 99% dei casi non serve operare questo menisco.
Anzi, nei pazienti più anziani è pericoloso operare il menisco, perché il ginocchio è già invecchiato, tra virgolette, con i segni dell’artrosi; già il menisco ha cominciato a cedere, il collagene ha cominciato a cedere. Il menisco è un ammortizzatore del ginocchio: è meglio avere un ammortizzatore un po’ consumato piuttosto che non avere nessun ammortizzatore.
Perciò si cerca di salvare questo menisco con varie terapie. Ci sono terapie infiltrative, intrameniscali, e tante altre cose che si possono fare per non operare questo menisco. Operare è proprio l’extrema ratio. E poi, se parliamo di persone di 70-80 anni, proprio non si fa, se non in casi particolari.»
– Prof.ssa Elizaveta Kon
Approfondimento
Le evidenze più recenti confermano che la chirurgia non dovrebbe essere una risposta automatica al referto di una lesione degenerativa. Le revisioni cliniche indicano come primo approccio la gestione conservativa, con esercizio terapeutico supervisionato, trattamento dei sintomi e adattamento temporaneo dei carichi; la chirurgia può essere discussa se il dolore e la limitazione persistono nonostante un percorso adeguato o se compaiono veri sintomi meccanici. Il consenso internazionale ESSKA-AOSSM-AASPT pubblicato nel 2025 indica la fisioterapia come prima linea per le lesioni degenerative e ricorda che, nei risultati a medio e lungo termine, l’approccio non chirurgico può essere comparabile alla meniscectomia parziale. Questo non significa che l’intervento sia sempre sbagliato: una lesione traumatica spostata, che blocca il ginocchio, oppure una lesione acuta riparabile può richiedere una decisione chirurgica precoce. Le infiltrazioni non sono una soluzione standard uguale per tutti e vanno valutate dal medico in relazione a diagnosi, artrosi e obiettivi del trattamento.
Perché è così importante preservare il menisco e che cosa comporta la sua perdita?
«Il menisco, con la filosofia di adesso, si salva a tutti i costi. Perciò, nel giovane, si cerca di suturare ciò che è suturabile. A volte non si riesce, però molte volte si spinge per cercare di suturare la lesione meniscale.
Nell’anziano si cerca di non operare. Se si riesce, alcune lesioni anche nel paziente più anziano, ma non anziano anziano, si possono suturare. Però ricordatevi che, se avete una lesione meniscale degenerativa, assolutamente non vuol dire intervento chirurgico.»
– Prof.ssa Elizaveta Kon
Approfondimento
Preservare il menisco significa mantenere, quando possibile, una parte dell’ammortizzatore naturale del ginocchio. La linea guida AAOS del 2024 raccomanda che, quando la chirurgia è indicata per una lesione acuta, venga preservata la maggiore quantità possibile di tessuto funzionale per ridurre il rischio di artrosi; per le lesioni con potenziale di guarigione, la riparazione può offrire risultati migliori rispetto alla meniscectomia parziale in casi selezionati. La sutura, tuttavia, non è possibile per ogni tipo di lesione: contano sede, vascolarizzazione, forma, stabilità, qualità del tessuto, età biologica e condizioni della cartilagine. Anche la riparazione richiede una riabilitazione più lunga e può avere un rischio di nuovo intervento, quindi la scelta deve bilanciare vantaggi e limiti. Il messaggio non è “riparare sempre” né “non operare mai”, ma rimuovere meno tessuto possibile e scegliere il trattamento coerente con il ginocchio reale del paziente.
Che ruolo hanno risonanza magnetica, visita e riabilitazione nella decisione?
La risonanza magnetica è uno strumento importante, soprattutto dopo un trauma acuto, ma non sostituisce l’inquadramento clinico. Il medico deve ricostruire il meccanismo dell’infortunio, valutare dolore e gonfiore, verificare l’escursione articolare e capire se esista un vero blocco, cioè una limitazione meccanica che impedisce al ginocchio di muoversi, oppure una difficoltà dovuta semplicemente al dolore. Sono informazioni diverse e portano a decisioni diverse.
Quando non è indicato operare subito, la riabilitazione non coincide con il riposo assoluto. Può comprendere il recupero progressivo della mobilità, la gestione del versamento, il rinforzo di quadricipite, anca e tronco, il lavoro neuromuscolare e una graduale ripresa delle attività. Per gli sportivi il ritorno non dovrebbe essere deciso solo in base al calendario: servono criteri funzionali, forza, controllo, assenza di gonfiore significativo e capacità di eseguire i gesti specifici dello sport.
La linea guida AAOS considera la risonanza la modalità di imaging preferibile per una lesione meniscale acuta, ma sottolinea il valore dell’esame obiettivo. Il consenso internazionale del 2025 raccomanda una riabilitazione basata su criteri e tempi biologici, con valutazione di mobilità, versamento, forza, controllo neuromuscolare e prestazioni specifiche. Nei pazienti con lesione degenerativa, esercizio progressivo e fisioterapia mirata sono il cardine iniziale; il loro obiettivo non è “far ricrescere” il menisco, ma ridurre i sintomi, migliorare la funzione e rendere il ginocchio più capace di gestire i carichi. Il percorso deve essere adattato al singolo paziente e rivalutato se dolore, gonfiore o blocco persistono.
Conclusioni
La domanda “menisco rotto: bisogna operare?” non può ricevere una risposta valida per tutti. Un trauma acuto in un giovane sportivo, con dolore intenso e blocco articolare, appartiene a uno scenario diverso rispetto a un reperto degenerativo trovato in una persona di mezza età o anziana che avverte dolore progressivo senza un trauma importante.
La chirurgia moderna ha spostato l’obiettivo dalla semplice rimozione alla preservazione. Quando l’intervento è indicato, si valuta se riparare la lesione; quando invece il quadro è degenerativo e non ci sono blocchi veri o sintomi persistenti non controllabili, la prima scelta è spesso conservativa. La decisione finale richiede una visita ortopedica, l’interpretazione ragionata degli esami e un programma riabilitativo coerente.
Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce una valutazione ortopedica, una diagnosi o un piano terapeutico personalizzato.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
No. Le lesioni degenerative senza blocco articolare vengono generalmente gestite inizialmente con fisioterapia, esercizio terapeutico e controllo dei sintomi. La chirurgia si valuta in base a tipo di lesione, trauma, limitazione funzionale e risposta al trattamento.
Può essere indicata una valutazione chirurgica precoce quando la lesione è spostata, limita il movimento, provoca un blocco vero o presenta caratteristiche che la rendono riparabile, soprattutto in una persona giovane e sportiva.
Sì. Alterazioni meniscali e altre modificazioni del ginocchio possono comparire anche in persone senza sintomi. Per questo il reperto deve essere confrontato con visita, storia del trauma e caratteristiche del dolore.
Perché il menisco contribuisce alla distribuzione dei carichi e alla protezione della cartilagine. La rimozione di una quantità maggiore di tessuto può aumentare il rischio di cambiamenti degenerativi nel tempo.
Sì. L’esercizio progressivo, il recupero della forza, la mobilità e il controllo neuromuscolare sono generalmente il primo approccio nelle forme degenerative e possono migliorare dolore e funzione.
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Fonti
Acute Isolated Meniscal Pathology Evidence-Based Clinical Practice Guideline. American Academy of Orthopaedic Surgeons, 2024. Indicazioni su diagnosi, imaging, preservazione del tessuto, riparazione e chirurgia nelle lesioni meniscali acute.
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Treatment of Degenerative Meniscus Tears. Hohmann, Arthroscopy, 2023. Revisione su caratteristiche, trattamento conservativo e indicazioni chirurgiche delle lesioni degenerative.
Arthroscopic partial meniscectomy versus exercise therapy for degenerative meniscal tears 10-year follow-up. Berg et al., British Journal of Sports Medicine, 2025. Follow-up a lungo termine del trial OMEX sul confronto tra meniscectomia parziale ed esercizio terapeutico.





