H&M: l’accusa per la felpa razzista

La fotografia con intenti pubblicitari pubblicata dal noto brand H&M ha scatenato una grande bufera sul brand e sugli ideali che promuove e che vuole vendere. 

L’immagine vede un bambino di colore indossare una felpa verde con la scritta “La scimmia più cool della giungla”.

Il primo a notare il fatto e a diffondere lo scandalo è stato Charles M. Blow, commentatore del New York Times. 

A seguire, si sono esposti contro il marchio il blogger Perez Hilton ed il cantante The Weeknd, conosciuto anche per aver collaborato con H&M. 

commenti sul web si sono diffusi in modo esponenziale, a darne il primo esempio è stato proprio The Weeknd su Twitter: “Mi sono svegliato stamattina sconvolto e imbarazzato da questa foto, sono profondamente offeso e non lavorerò più con loro”.

 

Contro…ma non solo

Oltre alle persone che si sono schierate nettamente contro il brand, c’è anche chi, però, sostiene una verità differente. 

Molti tra i commentatori del web, infatti, sostengono che il vero razzismo non si trovi nella fotografia della campagna di H&M, ma negli occhi di chi, con presunta malizia, ci ha visto un intento discriminatorio

L’associazione scimmia-bambino di colore non sarebbe quindi per un gran numero di utenti un collegamento così scontato. 

Se in molti, quindi, si sono scatenati immediatamente contro il marchio, altri puntano il dito su coloro che hanno voluto vedere del marcio e degli intenti razzisti.

 

La risposta del brand

Nonostante le diatribe e lo scalpore, la risposta del brand non si è fatta attendere: H&M ha presto infatti rimosso dal web e dal commercio la felpa incriminata, scusandosi per i fraintendimenti

Ma le scuse non sembrano bastare, anche perchè, ad aggravare la situazione, vi è anche il capo indossato dal bambino bianco affiancato a quello di colore. 

Se infatti uno indossa la felpa il cui slogan pare associarlo ad una scimmia, l’altro viene invece etichettato dalla scritta “esploratore esperto”

Il contrasto e la differenza di etichetta associata ai rispettivi bambini, sembra poter ulteriormente condannare la scelta del marchio, che non ha voluto spiegare le ragioni della scelta.

Scelta azzardata, ma innocente, o ironia infelice?  

Agnese Pirazzi

Condividi su