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Gambe pesanti d’estate: perché succede e come scegliere l’integratore giusto per la circolazione – intervista al dr. Gabriele Bertoni

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⚡ Risposta rapida

Il peggioramento dei disturbi venosi in estate è causato dalla vasodilatazione termica: il calore dilata i vasi sanguigni, riduce il tono della parete venosa e rallenta il ritorno venoso. Chi soffre di insufficienza venosa cronica (IVC) peggiora perché abbandona le calze elastiche. Anche chi non soffre di IVC può avvertire pesantezza, gonfiore e crampi. Gli integratori (diosmina, esperidina, rutina, Pycnogenol) non curano la vena: migliorano i sintomi aumentando il tono venoso e riducendo l’infiammazione del microcircolo. L’errore più comune: scegliere un prodotto “tutto in uno” che non raggiunge dosi efficaci per nessun principio attivo.

Arriva l’estate e le gambe si fanno sentire. Pesantezza, gonfiore, crampi notturni, formicolii alla fine della giornata: sintomi che molti conoscono e che puntualmente peggiorano con il caldo.

Il Dr. Gabriele Bertoni, specialista in flebologia e microcircolo, spiega perché succede, quale ruolo possono avere gli integratori mirati e perché la scelta fai da te in farmacia spesso non porta i risultati sperati.

Perché le gambe peggiorano d’estate: vasodilatazione, sedentarietà e calze abbandonate

L’insufficienza venosa cronica (IVC) è la condizione in cui le vene degli arti inferiori non riescono a garantire un ritorno venoso adeguato al cuore, causando ipertensione venosa, edema, gonfiore, dolore e sensazione di pesantezza. Il caldo amplifica questa disfunzione attraverso la vasodilatazione termica: le temperature elevate dilatano i vasi, riducono il tono venoso e peggiorano il ristagno di sangue nelle vene degli arti inferiori.

“Nel momento in cui si hanno problemi di insufficienza venosa e si abbandonano le calze elastiche, i problemi si fanno sentire maggiormente. Ma anche chi non soffre di insufficienza venosa durante la stagione calda può osservare la comparsa di quei sintomi legati appunto alla vasodilatazione termica. Togliendo il movimento e aumentando la vasodilatazione possiamo osservare pesantezza, gonfiore, fastidio alle gambe. Chi non riesce a camminare perché fa caldo priva le vene dello stimolo muscolare che aiuta la pompa venosa.”

La pompa muscolare degli arti inferiori è il principale motore del ritorno venoso. Ogni contrazione del polpaccio comprime le vene e spinge il sangue verso l’alto. In estate, la combinazione tra ridotta attività fisica, vasodilatazione termica e abbandono delle calze compressive crea le condizioni peggiori per la circolazione venosa: meno tono, meno movimento, meno contenzione.

Approfondimento

La revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su MDPI Pharmaceutics nel gennaio 2025 (PMC11768779) descrive la gestione dell’IVC come multidisciplinare: terapia compressiva, farmaci venoattivi e procedure minimamente invasive. La terapia compressiva – le calze elastiche – rimane il pilastro fondamentale: è efficace nel migliorare il ritorno venoso e nel prevenire la progressione. Gli integratori e i farmaci venoattivi completano il quadro terapeutico ma non sostituiscono la compressione.

Fonte scientifica: Emerging Pharmacological Interventions for Chronic Venous Insufficiency: Systematic Review and Meta-Analysis – pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC11768779

Diosmina, esperidina, Pycnogenol: cosa fanno davvero e perché non curano la vena

I farmaci e gli integratori venoattivi è una categoria di sostanze – flavonoidi, saponine, estratti vegetali – che agiscono aumentando il tono della parete venosa, riducendo la permeabilità capillare, modulando l’infiammazione del microcircolo e supportando la circolazione linfatica. Non curano l’alterazione strutturale della vena: agiscono sui sintomi.

“Nessun integratore, che sia pastiglie o crema, è in grado di curare un’alterazione delle vene. Ci stiamo proponendo di affrontare l’aspetto sintomatologico. Esistono integratori che danno un maggior tono alla parete venosa, come la diosmina, l’esperidina, e altre molecole che invece drenano in modo blando, aiutando la circolazione linfatica. Altre ancora tolgono l’infiammazione dal microcircolo e quei sintomi spiacevoli di pizzicore e prurito alla fine della giornata. Uno degli errori più frequenti è assumere un integratore che abbia dentro un po’ tutte le molecole senza raggiungere mai una dose sufficiente per togliere completamente il sintomo. Fanno molto bene al farmacista questi integratori, ma meno bene a chi li assume.”

Approfondimento

La revisione della letteratura pubblicata su PMC (PMC8455100) ha analizzato tre trial clinici randomizzati multicentrici che confrontano diosmina non micronizzata 600 mg e la frazione flavonoidea purificata micronizzata (MPFF) 1000 mg. Entrambe le formulazioni hanno prodotto una riduzione dei sintomi dell’IVC fino al 50% rispetto al basale, con ottima tollerabilità e pochi effetti avversi lievi. Il risultato chiave: le due formulazioni sono equivalenti in efficacia. La scelta deve quindi basarsi sulla formulazione ottimale per il paziente, non sul prodotto con più ingredienti.

Il Pycnogenol – estratto dalla corteccia di pino marittimo francese – è risultato superiore a diosmina e esperidina nel miglioramento dei parametri microvascolari e nella riduzione del dolore, con un effetto medio di 25,3 punti (95% CI: 18,73–31,87). L’idrossietilrutosina ha mostrato benefici simili. Questi dati confermano che esiste una gamma di molecole efficaci, ma la scelta deve essere personalizzata sulla disfunzione prevalente del paziente.

Fonte scientifica: Diosmin vs MPFF for Chronic Venous Disorders: Review of Available Evidence (PMC8455100) – pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC8455100

Fonte scientifica: Emerging Pharmacological Interventions for CVI: Systematic Review (PMC11768779) – pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC11768779

Come scegliere l’integratore giusto: personalizzazione, dosi efficaci e quando chiedere al medico

La scelta personalizzata dell’integratore venoattivo è la selezione del principio attivo specifico – o della combinazione mirata – in base alla disfunzione prevalente del paziente: venosa (tono della parete venosa), linfatica (drenaggio dei liquidi interstiziali) o infiammatoria (microcircolo). Un integratore che contiene tutte le molecole in dosi sub-terapeutiche non raggiunge la concentrazione efficace per nessuna di esse.

“Se si soffre di una disfunzione linfatica perché si sta tanto tempo in piedi o in assenza di una disfunzione venosa vera e propria, prendere un integratore che abbia come principale target la parete venosa non ha molto senso. È importante la consapevolezza di quello che si sta facendo, soprattutto rispetto alla propria condizione di partenza. Spesso ci si affida al consiglio del farmacista che, non conoscendo il paziente, consiglia la cosa più generica. Sempre affidarsi a dei professionisti, qualsiasi cosa si faccia, perché bisogna avere perfetta consapevolezza della condizione di base.”

La distinzione tra insufficienza venosa e disfunzione linfatica è clinicamente rilevante. Il gonfiore alle caviglie serale in una donna che sta molte ore in piedi può dipendere da un ridotto drenaggio linfatico, non da varici o insufficienza venosa strutturale. In questo caso, un drenante linfatico è più indicato di un venoattivo. Confondere i due quadri porta a scegliere l’integratore sbagliato.

L’uso topico di gel o creme rinfrescanti a base di principi venoattivi rappresenta un complemento pratico, particolarmente utile in estate come sollievo sintomatico immediato. Non hanno l’efficacia sistemica delle formulazioni orali, ma offrono un effetto vasocostrittore locale, riducono la sensazione di calore e pesantezza e migliorano la compliance del paziente durante i mesi estivi.

Fonte scientifica: Venoactive Drugs in Management of CVD: Classification and Evidence Levels (European Consensus) – pubmed.ncbi.nlm.nih.gov → PMID 28502025

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

Intervista al Dott. Gabriele Bertoni, Medico specialista in flebologia e microcircolo –  approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista

FAQ

Per due motivi principali. Il caldo provoca vasodilatazione: i vasi si dilatano, il tono venoso si riduce e il sangue tende a ristagnarsi nelle vene delle gambe. In aggiunta, in estate si cammina meno (fa troppo caldo per camminare), privando le vene della pompa muscolare del polpaccio che aiuta il ritorno venoso. Chi soffre di insufficienza venosa peggiora ulteriormente perché in estate tende ad abbandonare le calze elastiche compressive.

 

Sì, ma con una precisazione importante: agiscono sui sintomi, non curano la vena. Molecole come diosmina, esperidina, rutina e Pycnogenol aumentano il tono della parete venosa, riducono l’infiammazione del microcircolo e supportano la circolazione linfatica. Trial clinici multicentrici mostrano riduzioni dei sintomi fino al 50% rispetto al basale. Vanno scelti in base alla disfunzione specifica e a dosi terapeuticamente efficaci.

La diosmina è un flavonoide venoattivo tra i più studiati: aumenta il tono venoso, riduce la permeabilità capillare e l’infiammazione del microcircolo. È indicata in presenza di insufficienza venosa con sintomi classici: pesantezza, gonfiore, crampi notturni, senso di gambe affaticate. La dose terapeutica efficace nei trial clinici è di 600–1000 mg al giorno. Un prodotto che la contiene in dosi inferiori per “fare spazio” ad altri ingredienti difficilmente raggiunge l’effetto desiderato.

Scegliere un prodotto che contiene “un po’ di tutto”: diosmina, esperidina, rutina, escina, bromelina, tutti insieme. Il problema è che nessun principio attivo raggiunge la dose sufficiente per produrre l’effetto sintomatico desiderato. Il secondo errore è non capire quale sia il problema di partenza: se il gonfiore è linfatico e non venoso, un venoattivo non aiuta. La scelta corretta richiede la conoscenza della propria condizione.

Come complemento sì, da soli no. Le formulazioni topiche (gel rinfrescanti, creme venoattive) producono un sollievo sintomatico locale, riducono la sensazione di calore e pesantezza e possono essere utili in estate quando le calze compressive sono difficili da tollerare. Non hanno l’efficacia sistemica delle formulazioni orali e non modificano il tono venoso in modo duraturo.

Per approfondire

Fonti

Capita spesso, specialmente l’estate quando si scoprono le gambe, di vedere molte persone affette da vene varicose. Una patologia, oseremmo dire, piuttosto comune. https://www.dossiersalute.com/varici-agli-arti-inferiori-i-trattamenti-mininvasivi/

L’insonnia è un disturbo del sonno che colpisce molte persone, influenzando negativamente la qualità della vita. I rimedi naturali offrono soluzioni efficaci per migliorare il sonno senza ricorrere a farmaci.  https://www.dossiersalute.com/rimedi-naturali-per-linsonnia-approcci-olistici-e-consigli-pratici/

Soffrire di ritenzione idrica, cellulite, gambe gonfie e pesanti,  è piuttosto comune. ne sono affette tantissime donne, più di quante si pensi, a prescindere dall’età. https://www.dossiersalute.com/ritenzione-idrica-come-curarla-con-la-naturopatia/

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8455100/ Review (3 RCT multicentrici): diosmina 600 mg = MPFF 1000 mg in efficacia sui sintomi CVD. Riduzione sintomi fino al 50% rispetto al basale. Ottima tollerabilità. Pochi effetti avversi lievi.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28502025/ Consensus europeo: classificazione farmaci venoattivi per livello di evidenza. Diosmina/MPFF: evidenza di grado A (molteplici RCT). Rutosidi, escina, Pycnogenol: evidenza di grado B. Uso topico: complemento ai trattamenti sistemici.

https://www.phlebolymphology.org/compression-therapy-and-venoactive-drugs-an-overview-of-evidence/ Overview: calze compressive + farmaci venoattivi = approccio complementare. La terapia compressiva non può essere sostituita dagli integratori. Integratori efficaci nella gestione sintomatica quando compressione non tollerata (estate, caldo).

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8455100/ Meccanismi dell’infiammazione del microcircolo nella CVI: adesione leucocitaria, attivazione endoteliale, aumento permeabilità capillare. Flavonoidi (diosmina, esperidina, rutina) riducono questi meccanismi. Base fisiopatologica dell’efficacia sintomatica.

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11768779/ Gestione CVI multidisciplinare: conservativa (compressione), farmacologica (venoattivi), minimamente invasiva (EVLA, RFA). Integratori a dose terapeutica sufficiente = efficaci. Prodotti “tutto in uno” sub-terapeutici = efficacia ridotta. Personalizzazione sulla disfunzione prevalente.

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