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Endometriosi e fertilità: come la diagnosi precoce protegge la riserva ovarica – intervista al dr. Marco Salvatores

endometriosi

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L’endometriosi è una malattia benigna che colpisce il 10% delle donne in età fertile (18–45 anni), caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori dell’utero: parete uterina (adenomiosi), ovaie, tube, peritoneo. Causa infertilità per occlusione tubarica o erosione della riserva follicolare ovarica. La diagnosi precoce è fondamentale: permette di bloccare l’evoluzione con terapia medica preservando la fertilità. La chirurgia è riservata ai casi necessari. Il percorso riproduttivo dipende dal timing: gravidanza immediata vs. preservazione della fertilità per il futuro.

 

Anni di dolore ciclico ignorato o sottovalutato. Cisti ovariche che non scompaiono. Difficoltà a concepire senza una spiegazione chiara. L’endometriosi è una malattia che colpisce circa il 10% delle donne e continua ad avere un ritardo diagnostico medio di 6–8 anni.

Il Dott. Marco Salvatores, ginecologo di Aosta, ci spiega come l’endometriosi danneggia la fertilità, perché la diagnosi precoce fa la differenza tra preservare e perdere la riserva ovarica e quali percorsi sono disponibili oggi per le donne che desiderano una gravidanza.

 

Cos’è l’endometriosi e come riduce la fertilità

L’endometriosi è una malattia benigna cronica a base infiammatoria caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale — identico a quello che riveste la cavità uterina — al di fuori dell’utero stesso. Si localizza più frequentemente a livello ovarico (endometriomi), tubaico, peritoneale e a livello della parete uterina (adenomiosi).

“L’endometriosi è una malattia benigna che interessa l’età fertile della donna, dai 18 ai 45 anni, ed è in rapido aumento nell’ultimo ventennio. Un po’ perché la diagnostichiamo meglio e prima, un po’ perché l’inquinamento e i fattori esterni ne stanno causando un aumento di incidenza. L’endometriosi localizzata a livello ovarico con cisti ovariche va a erodere il tessuto sano ovarico, il patrimonio follicolare ovocitario, e quindi riduce la fertilità della donna. Può anche localizzarsi a livello tubarico e causare un’infertilità per occlusione tubarica.”

La review pubblicata su PMC nel settembre 2025 (PMC12469443) conferma che l’endometriosi colpisce il 10% delle donne a livello globale e costituisce uno degli usi più costosi del sistema sanitario femminile. Il meccanismo di danno alla riserva ovarica è diretto: gli endometriomi producono infiammazione locale cronica che distrugge i follicoli primordiali circostanti. Ogni centimetro di endometrioma è associato a una riduzione misurabile dell’AMH, il marcatore della riserva ovarica.

L’adenomiosi, la forma che interessa la parete uterina, coesiste con l’endometriosi nel 70% dei casi. Aggiunge un ulteriore livello di complessità riproduttiva: altera l’architettura del miometrio, compromette la recettività endometriale e aumenta il rischio di fallimento dell’impianto. Il Dott. Salvatores sottolinea come le due condizioni vadano cercate e trattate insieme.

Fonte scientifica: Understanding Endometriosis: A Broad Review (PMC12469443, settembre 2025) — pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC12469443

 

La review pubblicata su PMC (PMC12039902, giugno 2025) analizza la gestione delle donne con endometriosi nel 21° secolo. Il danno ovarico da endometriosi è confermato: il tessuto ovarico sano viene compresso e infiammato dalla capsula pseudocisticosa dell’endometrioma. La chirurgia sull’ovaio riduce essa stessa la riserva follicolare: questo è il paradosso che rende la gestione dell’endometriosi ovarica particolarmente delicata.

Fonte scientifica: Management of Women with Endometriosis in the 21st Century (PMC12039902) — pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC12039902

 

Diagnosi precoce: i segnali da non ignorare e perché il ritardo diagnostico è ancora troppo lungo

La diagnosi precoce dell’endometriosi è la capacità di identificare la malattia nelle fasi iniziali, prima che abbia prodotto danni significativi alla riserva ovarica o alle strutture tubariche. Permette di intervenire con terapie mediche meno invasive e di preservare meglio la fertilità futura. Il ritardo diagnostico medio è di 6–8 anni dall’esordio dei sintomi.

“Una diagnosi precoce è importante perché permette di bloccare l’evoluzione dell’endometriosi sul nascere o con una terapia medica o quando strettamente necessaria con una terapia chirurgica meno invasiva. Se diagnostichiamo un’endometriosi in stadio inizialissimo, riusciamo oggi anche con farmaci ormonali a sopprimere l’attività ovarica per il tempo necessario a bloccare la malattia e preservare il patrimonio follicolare. I sintomi sono molteplici e purtroppo aspecifici: il dolore ciclico che non è sempre endometriosico, le mestruazioni abbondanti, le cisti organiche che persistono a livello ovarico. La diagnosi deve essere sempre affidata a uno specialista ginecologo con competenza specifica nell’endometriosi.”

Il dolore mestruale è un sintomo ubiquo. La sfida diagnostica è distinguere la dismenorrea comune dall’endometriosi che si manifesta con dolore ciclico. I segnali più specifici: dolore che non risponde ai FANS, dispareunia (dolore nei rapporti sessuali), dischezia ciclica (dolore durante la defecazione nel periodo mestruale), cisti ovariche persistenti alla valutazione ecografica.

Le linee guida cliniche 2024 per l’endometriosi pubblicate su Obstetrics and Gynecology Science sottolineano che l’endometriosi non può essere esclusa nemmeno con un esame obiettivo normale. L’ecografia transvaginale esperta è il primo livello diagnostico per endometriomi e adenomiosi. Nuovi test non invasivi come PromarkerEndo — analisi di 10 biomarcatori proteici nel sangue — hanno raggiunto AUC >0,85 anche per gli stadi I–III, aprendo la strada a una diagnosi precoce di massa senza laparoscopia.

Fonte scientifica: Clinical Guidelines for Endometriosis 2024 — ogscience.org → ogs-24242

 

Anche i fattori di rischio sono documentati: la review PMC12469443 identifica inquinamento ambientale e distruttori endocrini come potenziali driver dell’aumento di incidenza negli ultimi decenni. Dati coerenti con la descrizione del Dott. Salvatores: la malattia cresce non solo per migliore diagnostica ma probabilmente per cause ambientali reali.

Fonte scientifica: Understanding Endometriosis: Causes, Management, Impact (PMC12469443) — pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC12469443

 

Endometriosi e gravidanza: percorsi personalizzati in base al timing riproduttivo

La gestione dell’endometriosi in funzione della fertilità è un approccio personalizzato che tiene conto non solo della gravità della malattia ma anche del progetto riproduttivo della donna: chi vuole una gravidanza subito richiede un percorso diverso da chi vuole preservare la fertilità per gli anni futuri.

“Se ho una donna in cui diagnostico l’endometriosi oggi e la donna cerca una gravidanza oggi, avrò un certo tipo di atteggiamento. Se ho invece una donna giovane in cui diagnostico l’endometriosi che però vorrà riprodursi negli anni a venire, dovrò adottare un atteggiamento preventivo di stabilizzazione dell’endometriosi per conservare la sua fertilità negli anni in cui programmerà la gravidanza. È importante una diagnosi precoce e un trattamento della malattia: le possibilità oggi sono moltissime.”

Per la donna che desidera una gravidanza nell’immediato, la gestione dipende dalla localizzazione e dallo stadio dell’endometriosi. La laparoscopia diagnostica e operatoria — con rimozione chirurgica degli endometriomi — può migliorare le probabilità di concepimento naturale. Ma riduce anche la riserva ovarica: ogni intervento sull’ovaio rimuove inevitabilmente follicoli sani insieme al tessuto malato. La decisione chirurgica va ponderata con attenzione.

Per la donna giovane che vuole preservare la fertilità futura, la terapia medica è lo strumento principale. Gli analoghi e gli antagonisti del GnRH sopprimono l’attività ovarica, bloccando la progressione della malattia. Il congelamento degli ovociti in età giovane è oggi accessibile ed è una strategia che il ginecologo può consigliare nelle pazienti con riserva già ridotta.

Fonte scientifica: A Review of Treatment Options for Chronic Pelvic Pain from Endometriosis (Tandfonline, agosto 2025) — tandfonline.com → doi/10.1080/17581869.2025.2542713

 

La review 2025 pubblicata su PMC (PMC12935590) ha mappato gli interventi sullo stile di vita nella gestione del dolore pelvico da endometriosi e adenomiosi. L’approccio multimodale — dieta antinfiammatoria, attività fisica adeguata, gestione dello stress, integrazione mirati — mostra impatto positivo sia sul dolore sia sulla qualità della vita. Queste strategie non sostituiscono la terapia medica, ma la completano in modo significativo.

Fonte scientifica: Lifestyle Interventions for Pelvic Pain in Endometriosis/Adenomyosis (PMC12935590, 2025) — pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC12935590

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

intervista al Dott. Marco Salvatores, ginecologo / approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista

FAQ

L’endometriosi è una malattia benigna cronica che colpisce il 10% delle donne in età fertile: tessuto simile all’endometrio si sviluppa fuori dall’utero, su ovaie, tube, peritoneo e parete uterina. È in aumento perché oggi la diagnostichiamo meglio e prima, ma probabilmente anche per cause ambientali reali: inquinamento e distruttori endocrini sono indicati dalla ricerca come potenziali driver dell’incidenza crescente.

Con due meccanismi principali. Il primo è l’endometriosi ovarica: le cisti endometriosiche (endometriomi) producono infiammazione locale che distrugge i follicoli primordiali circostanti, riducendo la riserva ovarica misurabile con il dosaggio dell’AMH. Il secondo è l’endometriosi tubarica: il tessuto endometriosico può ostruire le tube, impedendo il transito degli spermatozoi e degli ovociti.

I sintomi sono aspecifici e spesso sottovalutati: dolore mestruale che non risponde ai FANS (ibuprofene, naprossene), dispareunia (dolore nei rapporti), dischezia ciclica (dolore alla defecazione nel periodo mestruale), cisti ovariche persistenti, mestruazioni abbondanti. La diagnosi precoce richiede l’attenzione di un ginecologo specializzato: l’ecografia transvaginale esperta è il primo strumento diagnostico.

Sì, nella maggior parte dei casi. Le possibilità sono molte, ma il percorso dipende dal timing. Chi vuole una gravidanza subito può essere candidata alla laparoscopia operatoria o alla procreazione medicalmente assistita (PMA). Chi vuole preservare la fertilità per il futuro deve stabilizzare la malattia con terapia medica e considerare il congelamento degli ovociti se la riserva è già ridotta.

La chirurgia laparoscopica è indicata quando la terapia medica non controlla i sintomi, quando esiste un endometrioma ovarico significativo o quando la malattia è profonda e invalidante. La decisione va ponderata: ogni intervento sull’ovaio riduce la riserva follicolare. Il Dott. Salvatores sottolinea che la terapia medica è sempre la prima scelta e la chirurgia è riservata ai casi in cui è strettamente necessaria.

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