Per la prima volta nella storia della medicina, un’intelligenza artificiale è stata autorizzata a leggere un semplice elettrocardiogramma e a scoprire malattie cardiache strutturali che nessun cardiologo riesce a individuare osservando lo stesso tracciato. Si chiama EchoNext, è stata sviluppata dai ricercatori del NewYork-Presbyterian Hospital e della Columbia University ed è stata appena autorizzata dalla Food and Drug Administration statunitense. Il caso che ha reso virale la notizia è quello di un uomo di 45 anni: lo strumento ha individuato un’insufficienza cardiaca gravissima e non diagnosticata, portandolo a un trapianto di cuore salvavita, il primo caso al mondo di questo tipo pubblicato su una rivista scientifica. Una svolta che promette di trasformare l’ECG, il test più economico e diffuso in cardiologia, in un vero e proprio strumento di screening di massa.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
IN SINTESI
- EchoNext è la prima intelligenza artificiale al mondo autorizzata dalla FDA a individuare malattie cardiache strutturali analizzando un normale elettrocardiogramma.
- Lo strumento, sviluppato da NewYork-Presbyterian e Columbia University, è stato addestrato su oltre 700.000 coppie di ECG ed ecocardiogrammi.
- In uno studio pubblicato su Nature, EchoNext ha identificato correttamente il 77% dei problemi cardiaci strutturali, contro il 64% dei cardiologi.
- Il caso diventato virale: un uomo di 45 anni con insufficienza cardiaca non diagnosticata, individuata da EchoNext, sottoposto poi a trapianto di cuore.
- Gli esperti avvertono: l’IA è uno strumento di supporto alla diagnosi, non sostituisce la visita medica né il giudizio clinico.
Che cos’è EchoNext e come funziona
L’elettrocardiogramma è l’esame cardiologico più diffuso al mondo: economico, rapido, non invasivo, disponibile in quasi ogni ambulatorio. Da decenni serve a individuare aritmie, blocchi delle coronarie ed esiti di infarti pregressi. Quello che non ha mai saputo fare, però, è diagnosticare le malattie cardiache strutturali: valvole che si irrigidiscono o perdono, pareti del cuore che si ispessiscono, camere che non pompano più sangue a sufficienza. Per queste diagnosi serviva finora un ecocardiogramma, esame più costoso e meno diffuso, spesso prescritto solo quando i sintomi sono già evidenti.
EchoNext nasce per colmare questo divario. Sviluppato sotto la guida del cardiologo Pierre Elias, il modello analizza il tracciato di un normale ECG a 12 derivazioni e segnala quali pazienti dovrebbero sottoporsi a un ecocardiogramma di approfondimento. È stato addestrato su oltre 700.000 coppie di ECG ed ecocardiogrammi del sistema ospedaliero NewYork-Presbyterian e validato su oltre venti ospedali e 500.000 pazienti tra Stati Uniti e Canada.
Il 22 giugno 2026 la FDA ha autorizzato EchoNext per sei condizioni cliniche, tra cui insufficienza cardiaca destra e sinistra, malattie delle valvole, ipertrofia severa del muscolo cardiaco e ipertensione polmonare: la prima autorizzazione al mondo per un’IA che diagnostica malattie cardiache strutturali partendo da un ECG.
Il contesto spiega perché la notizia abbia attirato tanta attenzione: le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte al mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma a differenza di tumori e altre patologie croniche non hanno mai avuto un vero test di screening di massa. Molte forme di malattia strutturale restano silenti per anni e vengono scoperte solo quando il danno al cuore è già esteso, riducendo drasticamente le opzioni terapeutiche disponibili per il paziente.
Il caso che ha reso virale la notizia: dall’ECG al trapianto di cuore
A rendere la storia di EchoNext un caso mediatico è stato un episodio clinico pubblicato il 22 giugno 2026 su Nature Medicine: il primo resoconto peer-reviewed al mondo di un trapianto di cuore reso possibile dalla diagnosi di un’intelligenza artificiale. Un uomo di 45 anni si è sottoposto a un ECG di routine; l’algoritmo ha segnalato un rischio elevato di insufficienza cardiaca strutturale, un quadro che i medici non avevano individuato. L’approfondimento con ecocardiogramma ha confermato una condizione già grave, ed è iniziato un percorso che si è concluso con un trapianto salvavita.
“Abbiamo colonscopie e mammografie, ma non avevamo mai avuto un equivalente per la maggior parte delle malattie cardiache”, ha dichiarato Pierre Elias, oggi fondatore e amministratore delegato di Pathway Labs, la società che commercializza EchoNext. “Attraverso EchoNext riusciamo a individuare condizioni ad alto rischio che l’occhio umano non può vedere, e potenzialmente offrire cure salvavita prima.”
Pathway Labs ha inoltre annunciato una collaborazione con OpenEvidence, piattaforma di supporto clinico usata da centinaia di migliaia di medici negli Stati Uniti, per rendere EchoNext accessibile direttamente nel flusso di lavoro quotidiano dei clinici, dai grandi ospedali agli studi di medicina generale. L’azienda ha raccolto 8,5 milioni di dollari di finanziamento iniziale per estendere lo strumento ad altri sistemi sanitari.
I numeri alla base della vicenda vengono da uno studio pubblicato su Nature nel 2025: in un confronto diretto tra l’algoritmo e tredici cardiologi su 3.200 elettrocardiogrammi, EchoNext ha identificato correttamente il 77% dei problemi cardiaci strutturali, contro il 64% dei medici che leggevano gli stessi tracciati. È proprio questo scarto di accuratezza, unito al caso clinico del trapianto, ad aver trasformato una notizia di settore in un argomento discusso ben oltre gli ambienti specialistici.
Luci e ombre dell’intelligenza artificiale in cardiologia
Non tutti gli esperti accolgono la notizia senza cautele. Rachel Bond, cardiologa e co-presidente dell’Association of Black Cardiologists, ricorda che l’IA “deve restare uno strumento singolo, non può essere la parola definitiva”: la diagnosi resta un processo che unisce anamnesi, visita clinica e giudizio medico, elementi che un algoritmo non può replicare da solo.
Un altro nodo riguarda i pregiudizi nei dati di addestramento. Bond avverte che, se le popolazioni usate per allenare il modello non rappresentano adeguatamente tutti i gruppi, in particolare pazienti neri, donne o comunità sottoservite, l’algoritmo può comportarsi in modo diseguale. Lo studio pubblicato su Nature riporta, in questo caso, un’accuratezza sostanzialmente equivalente tra i diversi gruppi etnici testati, ma gli specialisti concordano sulla necessità di continuare a monitorare questi strumenti nel tempo.
Resta poi il tema dell’accesso: la diagnosi dipende spesso da chi viene indirizzato a un ecocardiogramma, e le disparità in questo processo sono documentate da anni in letteratura scientifica. Per questo motivo, secondo gli esperti, un’IA di screening ben calibrata potrebbe ridurre le disuguaglianze diagnostiche, ma solo se distribuita in modo equo tra ospedali di grandi città e strutture periferiche o comunità meno servite.
Il cardiologo Aaron Horne, dell’Association of Black Cardiologists, ricorda inoltre quanto conti la tempestività: senza trattamento, il restringimento severo e sintomatico di una valvola aortica ha un tasso di sopravvivenza di circa il 50% a due anni dalla comparsa dei sintomi. Ecco perché, accanto a strumenti diagnostici come EchoNext, restano fondamentali gli stili di vita salutari raccomandati dalle linee guida dell’American Heart Association per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Domande frequenti
Riguarda un problema meccanico del cuore: valvole che si irrigidiscono o perdono, pareti che si ispessiscono o camere che non pompano bene il sangue. È diversa dall’infarto, causato da un’arteria coronaria ostruita. Le malattie strutturali possono restare silenti a lungo prima di dare sintomi evidenti.
No. L’ECG tradizionale rileva bene aritmie, blocchi delle coronarie ed esiti di infarti, ma non è mai stato in grado, da solo, di diagnosticare in modo affidabile le malattie cardiache strutturali. Per questo serviva un ecocardiogramma, esame più costoso e meno accessibile, spesso prescritto solo quando compaiono già sintomi.
Il medico esegue un normale ECG a 12 derivazioni, lo stesso che si fa da decenni negli ambulatori. L’algoritmo analizza il tracciato e restituisce una valutazione del rischio per sei condizioni cardiache strutturali, indicando se il paziente dovrebbe sottoporsi a un ecocardiogramma di approfondimento per confermare la diagnosi.
No. Gli stessi sviluppatori e i cardiologi indipendenti interpellati sottolineano che si tratta di uno strumento di supporto alla decisione clinica, non di un sostituto del medico. Serve a segnalare i pazienti a rischio più elevato che meritano approfondimenti, ma la diagnosi finale e la scelta della terapia restano compito del cardiologo.
Al momento l’autorizzazione riguarda il mercato statunitense, dove la FDA ha concesso l’autorizzazione a giugno 2026 e l’azienda sta distribuendo lo strumento tramite ospedali e la piattaforma OpenEvidence. Un’eventuale introduzione in Europa richiederebbe una specifica valutazione regolatoria da parte delle autorità competenti, che al momento non risulta ancora avviata.
Per approfondire
Un approfondimento su come l’intelligenza artificiale, insieme a biomarcatori e imaging avanzato, sta cambiando la diagnosi precoce delle malattie del cuore. Leggi l’articolo
Il caso del piccolo Domenico a Napoli racconta quanto sia delicata e complessa ogni fase di un trapianto di cuore, dalla diagnosi al trasporto dell’organo. Leggi l’articolo
Un altro dispositivo, impiantabile, che aiuta i cardiologi a individuare aritmie e sincopi altrimenti difficili da diagnosticare. Leggi l’articolo
Fonti
Il comunicato ufficiale dell’ospedale che ha sviluppato EchoNext, con i dettagli sull’autorizzazione FDA e le dichiarazioni del Dr. Pierre Elias. Leggi la fonte
Un approfondimento giornalistico sul caso clinico del paziente di 45 anni e sulle cautele espresse dai cardiologi indipendenti sull’uso dell’IA in medicina. Leggi la fonte
Il comunicato stampa ufficiale di Pathway Labs sull’autorizzazione FDA, la partnership con OpenEvidence e il finanziamento raccolto dall’azienda. Leggi la fonte





