Un’analisi su oltre 100 milioni di persone, condotta dall’Università di Cambridge, mostra che cannabis, cocaina e anfetamine aumentano in modo significativo il rischio di ictus. L’effetto riguarda anche i più giovani. La cocaina quasi raddoppia il rischio, le anfetamine lo più che raddoppiano e la cannabis lo fa crescere del 37%. Negli under 55 l’effetto è ancora più marcato, con le anfetamine che arrivano quasi a triplicarlo. Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Stroke. È stato ripreso da testate scientifiche di tutto il mondo perché per la prima volta suggerisce un nesso causale, e non solo una correlazione.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
- Un’analisi di oltre 100 milioni di persone, condotta dall’Università di Cambridge, collega cannabis, cocaina e anfetamine a un aumento del rischio di ictus.
- La cocaina aumenta il rischio del 96%, le anfetamine del 122%, la cannabis del 37%.
- Negli under 55 l’aumento è ancora più marcato: le anfetamine arrivano quasi a triplicare il rischio, con un +174%.
- Un’analisi di randomizzazione mendeliana suggerisce un nesso causale, e non solo una correlazione statistica.
- Nessun legame significativo è emerso tra oppioidi e rischio di ictus, mentre l’alcol problematico resta un fattore di rischio a parte.
Cosa ha scoperto lo studio di Cambridge
Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’Università di Cambridge ha condotto una meta-analisi. Lo studio copre, nel complesso, oltre 100 milioni di persone. La meta-analisi è un metodo che permette di riunire i dati di più ricerche pubblicate. Serve a ottenere conclusioni più solide rispetto a quelle di singoli studi, spesso troppo piccoli o discordanti tra loro. Il lavoro, finanziato dalla British Heart Foundation, è stato pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Stroke.
I risultati mostrano differenze marcate tra le sostanze analizzate. L’uso di cocaina è associato a un rischio di ictus quasi doppio, con un aumento del 96%. Le anfetamine portano il rischio più che a raddoppiare, con un incremento del 122%. La cannabis, pur con un impatto minore, resta comunque associata a un aumento del 37%. Per gli oppioidi, invece, i ricercatori non hanno trovato un legame statisticamente significativo con il rischio di ictus.
Il fenomeno riguarda un numero elevato di persone. Nel Regno Unito, l’8,8% degli adulti tra i 16 e i 59 anni ha dichiarato di aver usato una sostanza ricreativa nell’ultimo anno. Si tratta di circa 2,9 milioni di persone. Negli Stati Uniti, oltre la metà delle persone sopra i 12 anni ha provato almeno una volta sostanze come cocaina, cannabis o oppiacei. Sono numeri che rendono il tema tutt’altro che marginale per la salute pubblica.
Il rischio è più alto nei giovani under 55
Quando i ricercatori hanno ristretto l’analisi alle persone sotto i 55 anni, i numeri sono cambiati in modo netto. In questa fascia d’età, l’uso di anfetamine è risultato collegato a un rischio di ictus quasi triplicato, con un aumento del 174%. La cocaina ha mostrato un incremento del 97%. Per la cannabis, invece, l’aumento si è fermato al 14%, comunque non trascurabile in persone giovani e a basso rischio cardiovascolare.
Per capire se il legame fosse causale, il team ha utilizzato la randomizzazione mendeliana. È una tecnica statistica che sfrutta varianti genetiche naturali associate a un fattore di rischio. Questo approccio permette di stimare se una relazione osservata riflette un rapporto di causa-effetto, e non solo una coincidenza legata ad altri comportamenti. L’analisi ha mostrato che i disturbi da uso di cocaina sono legati in particolare a emorragia cerebrale e ictus cardioembolico. I disturbi da uso di cannabis, invece, sono associati soprattutto a ictus da occlusione delle grandi arterie. Anche l’uso problematico di alcol è risultato collegato a un rischio maggiore di ictus cardioembolico.
Per le anfetamine non è stato possibile applicare la randomizzazione mendeliana. Al momento non esistono set di dati genetici sufficientemente ampi su questo tipo di consumo. Resta comunque il dato osservazionale, che nei giovani indica l’aumento di rischio più marcato tra tutte le sostanze analizzate.
Perché queste sostanze aumentano il rischio di ictus
I ricercatori indicano diversi meccanismi biologici plausibili. Tra questi, picchi improvvisi di pressione arteriosa, spasmi e restringimento dei vasi sanguigni, alterazioni del ritmo cardiaco. Si aggiungono un aumento della coagulazione del sangue, più marcato con la cannabis, e fenomeni infiammatori o di vasculite, più frequenti con le anfetamine. Questi processi sono già noti come cause sia dell’ictus ischemico, legato a un’ostruzione dei vasi, sia di quello emorragico, dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale.
L’ictus resta una delle principali sfide sanitarie a livello globale. È tra le prime cause di morte e la prima causa di disabilità permanente. Gran parte del rischio, tuttavia, dipende da fattori modificabili, come alimentazione, attività fisica e, appunto, il consumo di sostanze. La ricercatrice Megan Ritson, del Cambridge Stroke Research Group, ha definito questa l’analisi più completa mai condotta sul tema. Per gli autori dello studio, i risultati rafforzano l’importanza di politiche di sanità pubblica mirate a ridurre il consumo di sostanze.
Gli autori sottolineano che la ricerca futura dovrà chiarire meglio le soglie di rischio legate alla frequenza e alla quantità di consumo. È un aspetto che lo studio attuale non ha potuto approfondire nel dettaglio. Nel frattempo, il messaggio per la pratica clinica è chiaro. Davanti a un ictus in una persona giovane, senza i classici fattori di rischio cardiovascolare, vale la pena indagare anche l’eventuale uso di sostanze ricreative. In passato, questo elemento veniva spesso trascurato nella diagnosi.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
È una tecnica statistica che usa varianti genetiche naturali legate a un fattore di rischio, come l’uso di una sostanza, per capire se esiste un rapporto di causa-effetto con una malattia. In questo studio ha permesso di sostenere che cannabis e cocaina sono fattori di rischio causali per l’ictus, e non solo elementi associati per coincidenza.
Lo studio ha analizzato dati aggregati sull’uso di cannabis nella popolazione, senza distinguere in modo sistematico tra consumo occasionale e regolare. I ricercatori indicano che servono ulteriori studi per definire soglie precise legate alla frequenza e alla quantità di consumo.
No. In questa meta-analisi, i ricercatori non hanno trovato un legame statisticamente significativo tra uso di oppioidi e rischio di ictus, a differenza di cannabis, cocaina e anfetamine.
I segnali più comuni sono difficoltà improvvisa a muovere un braccio o una gamba, perdita di parte del campo visivo, difficoltà a parlare o a trovare le parole, e nei casi di emorragia cerebrale un forte mal di testa. Davanti a questi sintomi è necessario chiamare subito i soccorsi.
La misura più efficace resta evitare o ridurre il consumo di cannabis, cocaina e anfetamine, insieme al controllo degli altri fattori di rischio cardiovascolare come pressione alta, fumo e sedentarietà. In caso di dipendenza, è utile rivolgersi a servizi specializzati per le dipendenze.
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La cannabis è oggetto di studio anche in ambito terapeutico, ad esempio contro gli incubi legati al disturbo da stress post-traumatico. Leggi l’articolo
Fonti
Comunicato ufficiale dell’Università di Cambridge sullo studio e sui risultati principali della ricerca. Leggi la fonte
Lo studio originale, pubblicato sull’International Journal of Stroke, con i dati completi della meta-analisi. Leggi la fonte
Approfondimento di ScienceDaily sui risultati della ricerca e sulle sue implicazioni cliniche. Leggi la fonte
Comunicato stampa scientifico su EurekAlert!, il servizio dell’American Association for the Advancement of Science. Leggi la fonte
Dati epidemiologici sull’ictus in Italia, a cura di Humanitas Research Hospital. Leggi la fonte





