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Dolore articolare e artrosi: perché muoversi aiuta a invecchiare meglio – Intervista al dr. Francesco Confalonieri

Donna anziana con artrosi esegue un esercizio su una pedana assistita da una fisioterapista.

Dolore, rigidità e difficoltà a muovere un ginocchio, un’anca, una spalla o la colonna non sono automaticamente il prezzo inevitabile dell’età. L’usura articolare fa parte dell’invecchiamento, ma sedentarietà, perdita di forza, sovraccarichi e infiammazione possono peggiorare i sintomi. La prevenzione passa da movimento regolare, muscoli efficienti e valutazione tempestiva dei segnali d’allarme.

Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Confalonieri, medico dello sport, partendo da una domanda molto comune: è davvero inevitabile invecchiare con le articolazioni rigide e doloranti? La risposta è più incoraggiante di quanto si pensi. Non esiste una ricetta identica per tutti, ma esistono strategie concrete per mantenere più a lungo funzione, autonomia e qualità di vita.

Risposta rapida

Una certa usura articolare con il passare degli anni è frequente, ma l’artrosi non equivale a una condanna alla sedentarietà. Il movimento adattato, il rinforzo dei muscoli e il controllo del peso aiutano a ridurre il carico sulle articolazioni e a mantenere la funzione. Un dolore che dura oltre pochi giorni, limita i movimenti o si accompagna a gonfiore va valutato; un’articolazione calda, molto gonfia, deformata o associata a febbre richiede invece un contatto medico rapido.

In breve

  • L’invecchiamento può modificare cartilagine, osso, muscoli e tendini, ma la gravità dei sintomi non dipende solo dall’età.
  • La sedentarietà riduce forza e capacità di stabilizzare l’articolazione; il movimento quotidiano è parte della prevenzione.
  • Per l’artrosi, l’esercizio terapeutico personalizzato è un trattamento di base, non un’attività da aggiungere soltanto quando tutto il resto fallisce.
  • Un dolore passeggero può regredire; se persiste per alcuni giorni, riduce la funzione o compare gonfiore, è opportuno rivolgersi a un professionista.
  • Il ghiaccio può aiutare nella fase iniziale di un gonfiore o di una riacutizzazione, ma non sostituisce diagnosi e terapia individualizzata.
  • Antinfiammatori e altri farmaci vanno scelti con il medico, alla dose minima efficace e per il tempo più breve compatibile con la situazione clinica.

Che differenza c’è tra normale usura e artrosi?

«Con il passare degli anni tutti avremo qualche problema con le articolazioni. Avere qualche disturbo è quasi inevitabile, ma quando viviamo in modo innaturale, muovendoci molto meno di quanto la nostra natura richiederebbe, il problema può aggravarsi enormemente. La prima strategia è fare una vita il più attiva possibile.» — dott. Francesco Confalonieri

Con l’età cambiano la cartilagine, l’osso sotto la cartilagine, i legamenti, i tendini e la muscolatura che sostiene l’articolazione. Questa trasformazione non coincide sempre con una malattia. Alcune persone hanno alterazioni visibili alle radiografie ma pochi sintomi; altre avvertono dolore e rigidità anche quando l’imaging non mostra un danno avanzato. Per questo la parola “usura” non dovrebbe diventare una diagnosi automatica né una spiegazione sufficiente per ogni dolore.

L’artrosi è una malattia articolare caratterizzata da modificazioni strutturali e da sintomi come dolore legato al carico o al movimento, rigidità e riduzione della funzione. Non riguarda soltanto la cartilagine: entrano in gioco anche osso, membrana sinoviale, muscoli e sistema nervoso. Il dolore, inoltre, è influenzato da sonno, stress, peso, attività fisica, precedenti traumi e aspettative della persona.

La linea guida NICE del 2022 ricorda che, in una presentazione tipica, l’artrosi può essere diagnosticata clinicamente negli adulti di almeno 45 anni con dolore legato all’attività e assenza di rigidità mattutina prolungata oltre 30 minuti. L’imaging non è automaticamente necessario alla prima valutazione: diventa più utile quando i sintomi sono atipici, peggiorano rapidamente o fanno pensare a un problema diverso o aggiuntivo.

Perché la sedentarietà può peggiorare il quadro?

Stare seduti a lungo non “consuma” direttamente la cartilagine come farebbe un movimento normale. Il problema è che l’inattività riduce la capacità del corpo di tollerare i carichi. I muscoli diventano meno forti e meno reattivi, l’equilibrio peggiora, la persona si muove in modo più rigido e ogni gesto quotidiano può richiedere uno sforzo maggiore. Si crea così un circolo vizioso: il dolore porta a evitare il movimento, l’inattività riduce la capacità fisica e il corpo tollera ancora meno il carico.

La sedentarietà può accompagnarsi anche ad aumento di peso, peggioramento del sonno e riduzione della fiducia nel movimento. Non significa che chi sta molto seduto svilupperà necessariamente artrosi, né che ogni persona debba allenarsi in modo intenso. Significa che interrompere spesso le ore immobili e inserire attività compatibili con la propria condizione è una misura concreta di protezione funzionale.

Perché muscoli forti aiutano le articolazioni?

«L’articolazione si usura, ed è normale che ci sia una certa usura. Quando questa usura si accompagna a un processo infiammatorio arrivano dolore e limitazione. Possiamo ridurre il problema con due strategie: movimento e stabilizzazione dell’articolazione, mantenendo un tono muscolare elevato e prevenendo la sarcopenia.» — dott. Francesco Confalonieri

Un’articolazione non lavora isolata. Il muscolo assorbe parte del carico, controlla la velocità del movimento e aiuta a mantenere l’allineamento. Se la forza si riduce, il gesto può diventare meno efficiente: non è detto che compaia subito una lesione, ma aumenta la difficoltà nel salire le scale, rialzarsi da una sedia, camminare a lungo o mantenere l’equilibrio.

La sarcopenia, cioè la perdita progressiva di forza e massa muscolare associata all’invecchiamento e ad altri fattori, non è un destino obbligato. Il suo contrasto richiede soprattutto esercizi di forza graduati, alimentazione adeguata e valutazione delle malattie o dei farmaci che possono favorirla. Per una persona con dolore articolare, “rinforzare” non significa sollevare pesi elevati senza controllo: significa scegliere un carico sostenibile e aumentarlo gradualmente, spesso con la supervisione di un fisioterapista o di un medico dello sport.

La ricerca più recente conferma che l’esercizio di resistenza può migliorare dolore e funzione nell’artrosi di ginocchio e anca. Una revisione sistematica e meta-analisi del 2024 ha analizzato 280 studi: i programmi di durata compresa tra tre e sei mesi hanno mostrato benefici moderati, senza che fosse necessario rispettare un unico volume rigido di allenamento. Il dato importante per il paziente è che la costanza conta più della ricerca dell’esercizio “perfetto”.

Quale movimento è più utile?

Non esiste un esercizio universalmente migliore. Cammino, bicicletta, nuoto, attività in acqua, esercizi di forza, mobilità ed equilibrio possono essere combinati in modo diverso. L’artrosi di ginocchio non richiede lo stesso programma di un dolore di spalla; una persona con osteoporosi, cardiopatia, obesità o una precedente protesi ha esigenze specifiche.

Le linee guida NICE indicano l’esercizio terapeutico personalizzato come trattamento di base per tutte le persone con artrosi e suggeriscono, quando utile, sessioni supervisionate. All’inizio il dolore può aumentare leggermente, senza significare necessariamente che l’articolazione si stia danneggiando. Il criterio è osservare la risposta nelle ore successive e nei giorni dopo: se la sintomatologia diventa progressivamente più intensa, il programma va modificato e non semplicemente “spinto” oltre il limite.

Le raccomandazioni OMS del 2020 invitano gli adulti a raggiungere, quando possibile, 150–300 minuti settimanali di attività aerobica moderata oppure 75–150 minuti di attività vigorosa, associando esercizi di rafforzamento muscolare almeno due volte a settimana. Per chi ha più di 65 anni vengono aggiunti esercizi multicomponente con equilibrio e forza almeno tre giorni a settimana. Sono obiettivi generali, non una prescrizione da applicare senza adattamenti: anche quantità inferiori rappresentano un punto di partenza utile per chi è sedentario o ha dolore.

Come capire se un dolore articolare è passeggero?

«Un dolore passeggero possiamo anche trascurarlo. Se però persiste per qualche giorno, diciamo tre o quattro giorni, significa che è un dolore significativo e va affrontato con uno specialista, soprattutto se si accompagna a una limitazione del movimento o a un gonfiore.» — dott. Francesco Confalonieri

La durata è un elemento importante, ma non l’unico. Un dolore lieve comparso dopo un’attività insolita può diminuire con il riposo relativo e il ritorno graduale al movimento. Un dolore che cresce durante la giornata, impedisce di appoggiare il peso, sveglia di notte o cambia il modo di camminare merita una valutazione anche prima di aspettare molti giorni.

Il gonfiore è particolarmente utile da osservare. Un ginocchio o una caviglia aumentati di volume possono indicare un versamento articolare, un trauma, una riacutizzazione infiammatoria o altre condizioni che non si possono distinguere con un messaggio o con un’autodiagnosi. Anche un’articolazione calda e molto arrossata, soprattutto con febbre o malessere, richiede una valutazione rapida perché può indicare un’infezione o una malattia infiammatoria diversa dall’artrosi.

La linea guida NICE considera segnali atipici anche la rigidità mattutina prolungata, il peggioramento rapido, una deformità progressiva e un’articolazione calda e gonfia. In queste situazioni l’obiettivo non è “resistere” né attribuire tutto all’età, ma capire se servono esami, una terapia specifica o un invio urgente.

Ghiaccio o caldo: che cosa si può fare nelle prime ore?

«Il primo rimedio pratico è il ghiaccio, non il caldo. Alternando tre o quattro minuti con il ghiaccio e tre o quattro minuti senza, per circa 20 minuti due volte al giorno, si può ridurre il versamento infiammatorio. È un trattamento semplice, ma spesso molto efficace.» — dott. Francesco Confalonieri

Il freddo può dare sollievo temporaneo quando c’è gonfiore o una riacutizzazione dopo un sovraccarico. Va applicato con una barriera di tessuto, senza appoggiarlo direttamente sulla pelle, e interrotto se compaiono bruciore, pallore marcato, perdita di sensibilità o dolore. Chi ha disturbi della circolazione, neuropatie, diabete o ridotta sensibilità dovrebbe chiedere prima consiglio al medico. Il ghiaccio non “cura” l’artrosi e non deve diventare un modo per continuare a caricare un’articolazione che sta peggiorando.

Il caldo può risultare piacevole in alcune rigidità muscolari, ma non è sempre la scelta migliore in presenza di gonfiore acuto. La risposta dipende dalla causa e dal momento clinico: il calore non dovrebbe essere usato per mascherare un’articolazione arrossata, molto calda o associata a febbre. Se il sintomo persiste, la misura domestica va considerata soltanto un supporto in attesa della valutazione.

E gli antinfiammatori?

Un antinfiammatorio può essere indicato in alcune fasi, ma non è un prodotto neutro. Età, pressione alta, problemi renali, ulcera, malattie cardiovascolari, anticoagulanti e altri farmaci modificano il profilo di rischio. La linea guida NICE raccomanda di usare le terapie farmacologiche insieme alle misure non farmacologiche, alla dose più bassa efficace e per il minor tempo possibile, tenendo conto delle condizioni individuali.

Per questo è prudente evitare il fai da te, soprattutto con dosi ripetute o associazioni di prodotti. Il medico può scegliere tra un trattamento locale o sistemico, valutare eventuali controindicazioni e stabilire quando interrompere. Se l’antidolorifico permette di muoversi meglio, il suo obiettivo dovrebbe essere facilitare il recupero della funzione, non rimandare indefinitamente una diagnosi.

Postura e smartphone possono contribuire a dolore e rigidità?

«A livello della colonna, abituarsi a posture corrette e non mantenere a lungo quelle legate all’uso del telefonino o del computer aiuta tantissimo. Il movimento deve diventare parte della giornata, non soltanto un’ora di palestra.» — dott. Francesco Confalonieri

La postura non è una posizione perfetta da mantenere per otto ore. È la capacità di cambiare posizione, distribuire il carico e alternare momenti di attività e recupero. Restare a lungo con il capo inclinato sul telefono o con la schiena immobile davanti al computer può aumentare la tensione muscolare e la rigidità, soprattutto se mancano pause e movimento.

Per la colonna possono aiutare pause brevi ma frequenti, schermo all’altezza degli occhi, piedi appoggiati, alternanza tra seduta e stazione eretta e camminate distribuite nella giornata. Non serve trasformare ogni pausa in un allenamento: l’obiettivo è interrompere l’immobilità e riattivare più volte i muscoli.

La postura, però, non dovrebbe diventare una colpa. Dolore cervicale o lombare può dipendere da molte cause e non può essere attribuito automaticamente alla posizione del telefono. Se compaiono debolezza, formicolii persistenti, perdita di sensibilità, disturbi dell’equilibrio o problemi a controllare vescica e intestino, bisogna chiedere rapidamente una valutazione.

Quando è necessario rivolgersi allo specialista?

La visita è indicata se il dolore dura oltre pochi giorni, se limita la funzione, se si ripete spesso o se non migliora con una gestione prudente. È utile anche quando la persona inizia a evitare scale, camminate, sport o attività quotidiane per paura del dolore: questa rinuncia può accelerare la perdita di forza e autonomia.

Il professionista raccoglie la storia del sintomo, osserva il movimento, valuta forza, gonfiore, stabilità e possibili cause extra-articolari. Gli esami vengono scelti in base al quadro; non sempre una radiografia o una risonanza sono il primo passaggio necessario. Un’immagine può mostrare l’usura, ma non stabilisce da sola quanto dolore proverà la persona né quale esercizio sia più adatto.

Un contatto rapido è necessario in caso di trauma importante con deformità o impossibilità a caricare, febbre associata a un’articolazione calda e gonfia, dolore improvviso e molto intenso, gonfiore che aumenta rapidamente, arrossamento esteso, perdita di forza o sensibilità, oppure sintomi generali come svenimento e difficoltà respiratoria. In questi casi il ghiaccio e l’attesa non sono sufficienti.

L’artrosi è davvero una condanna?

No. È una condizione cronica che può richiedere adattamenti, ma non impone a tutti lo stesso destino. La gestione più efficace è spesso costruita su più elementi: informazione, movimento, forza, controllo del peso quando appropriato, sonno, trattamento delle riacutizzazioni e farmaci selezionati. Quando i sintomi compromettono molto la qualità di vita e il trattamento non chirurgico non basta, esistono anche opzioni specialistiche e chirurgiche da discutere senza basarsi soltanto sull’età.

Il messaggio del medico dello sport è quindi concreto: non aspettare che l’articolazione faccia male per smettere di usarla. Muoversi in modo sicuro significa ascoltare la risposta del corpo, iniziare con obiettivi realistici e chiedere aiuto quando dolore, rigidità o gonfiore non seguono un andamento benigno. La prevenzione non cancella l’invecchiamento, ma può cambiare il modo in cui lo si attraversa.

In sintesi

L’usura articolare è comune, mentre il dolore e la perdita di funzione non devono essere considerati inevitabili. L’esercizio terapeutico personalizzato, il rinforzo muscolare e la riduzione della sedentarietà sono strumenti centrali nella gestione dell’artrosi. Ghiaccio e farmaci possono aiutare nella fase iniziale solo se usati con prudenza. Persistenza, gonfiore, limitazione importante, calore, febbre o peggioramento rapido richiedono una valutazione medica.

Intervista al Francesco Confalonieri | Medico dello sport  – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.

Domande frequenti (FAQ)

L’esercizio può provocare un aumento iniziale del fastidio, ma quello personalizzato e regolare tende a ridurre dolore e limitazione nel tempo. Se il dolore cresce progressivamente, compare gonfiore importante o la funzione peggiora, il programma va rivalutato.

Le raccomandazioni OMS indicano, per gli adulti, 150–300 minuti settimanali di attività moderata oppure 75–150 minuti vigorosa, oltre al rafforzamento muscolare almeno due volte a settimana. Sono obiettivi generali: chi parte da una condizione sedentaria può iniziare con quantità inferiori e aumentare gradualmente.

Può ridurre temporaneamente dolore e gonfiore in alcune riacutizzazioni. Va applicato con una protezione sulla pelle e non sostituisce la valutazione se i sintomi persistono, peggiorano o si associano a febbre, calore e arrossamento.

Un gonfiore nuovo, importante, caldo o associato a febbre, arrossamento e dolore intenso richiede un contatto medico rapido. Anche un versamento meno eclatante ma persistente merita una valutazione per capire la causa.

Non sempre. In una presentazione tipica di artrosi la diagnosi può essere clinica; gli esami vengono scelti se il quadro è atipico, peggiora rapidamente, segue un trauma o fa pensare a un’altra patologia.

Per approfondire

La tendinopatia del ginocchio è una patologia degenerativa del tendine rotuleo o quadricipitale causata da un sovraccarico meccanico eccessivo e ripetuto. https://www.dossiersalute.com/tendinopatia-ginocchio-cause-sintomi-carico-progressivo-riabilitazione/

L’artrosi della caviglia è una patologia degenerativa che coinvolge l’articolazione tibiotalare, con progressiva usura della cartilagine e conseguenti dolore, rigidità e perdita di funzione.  https://www.dossiersalute.com/artrosi-caviglia-infiltrazioni-fisioterapia-chirurgia/

Fonti

linea guida pubblicata il 19 ottobre 2022. Raccomanda diagnosi clinica nei quadri tipici, esercizio terapeutico personalizzato e gestione del peso come trattamenti di base, oltre a indicare i segnali atipici che richiedono approfondimento. Link diretto alla linea guida NICE

25 novembre 2020. Linee guida evidence-based su attività aerobica, rafforzamento muscolare, equilibrio e riduzione della sedentarietà negli adulti e negli anziani, comprese le persone con patologie croniche. Link diretto alle linee guida OMS

Arthritis Care & Research, 2024. Meta-analisi di 280 studi sugli effetti dell’esercizio di resistenza su dolore e funzione nell’artrosi di ginocchio e anca. Link diretto alla fonte scientifica

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