Uno sguardo nuovo sul “core” femminile
C’è una parte del corpo che regge postura, respiro, continenza, movimento e perfino il modo in cui ci presentiamo al mondo: il core. Nel periodo della gravidanza e del post-parto, quest’area subisce cambiamenti profondi, fisiologici, necessari. Tra questi, la diastasi addominale – la separazione dei muscoli retti – è un adattamento che permette all’utero di crescere. Il punto, però, non è soltanto che accada: è come accompagnare il corpo perché torni in efficienza, prevenendo sovraccarichi al pavimento pelvico e disturbi associati.
In studio abbiamo raccolto la voce della dott.ssa Sonia Bozzini (San Raffaele), trasformando la sua intervista radiofonica in un articolo di divulgazione giornalistica, con citazioni fedeli (in corsivo e tra virgolette), pochi tecnicismi e orientamento pratico. L’obiettivo è offrire alle donne e a chi le accompagna un quadro chiaro: che cos’è la diastasi addominale, quando “rientra” da sola, quando va trattata e perché la prevenzione parte prima del parto.
La letteratura medica conferma che la diastasi è comune in gravidanza e nei mesi successivi; per molte donne tende a migliorare spontaneamente, ma in una quota non trascurabile può persistere oltre l’anno con sintomi funzionali (debolezza del core, “doming”, mal di schiena, difficoltà nello sforzo) – ed è qui che la diagnosi corretta e l’esercizio terapeutico fanno la differenza.
“Evento fisiologico” sì, ma con una finestra di recupero
La dott.ssa Bozzini parte dalla definizione più semplice: “Allora, la diastasi dei muscoli rette addominali è un evento fisiologico in gravidanza. ci deve essere perché questo permette lo sviluppo dell’utero e dell’embrione naturalmente e poi però ci deve essere anche la chiusura della diastasi, cioè il riaccollamento dei muscoli retti addominali per evitare poi disfunzioni del pavimento pelvico.”
L’immagine è chiara: la linea alba si allunga e si assottiglia per fare spazio al bambino, i due ventri del retto dell’addome si allontanano. Dopo il parto, quella stessa struttura connettivale deve recuperare tensione. L’informazione-chiave, oggi ben documentata nei materiali educativi di istituti clinici e linee guida, è che la separazione può ridursi nelle settimane e nei mesi successivi alla nascita, ma non sempre torna nei limiti considerati “funzionali” senza un aiuto mirato.
Pressione addominale e pavimento pelvico: un equilibrio da proteggere
L’esperta lega subito la diastasi alle pressioni intra-addominali: “Perché eh naturalmente se la donna assume posture o atteggiamenti dopo il parto … che riducono, diciamo, la possibilità di chiusura dei retti, il rischio è un aumento della pressione … e un aumento del rischio delle disfunzioni.”
Tradotto: se nelle prime settimane si compiono sforzi intensi, si sollevano carichi trattenendo il respiro, si eseguono esercizi “di pancia” non adatti, si può ostacolare la riorganizzazione dei tessuti e, insieme, stressare il pavimento pelvico. Le migliori revisioni recenti indicano che un percorso di allenamento addominale profondo (trasverso, multifido) associato al PFMT (pelvic floor muscle training) è utile sia per la diastasi sia per prevenire incontinenza e sintomi pelvici nel primo anno dopo il parto.
Diagnosi: chi la fa, quando e perché
Alla domanda sul “che cosa avviene quando non si chiude”, la dott.ssa Bozzini mette al centro la valutazione: “Quando questo non accade, innanzitutto è importantissimo la diagnosi. Quindi la diagnosi va fatta da personale quale le ostetriche, fisioterapisti, fisiatri, ginecologi dopo il parto ed è molto importante identificarla.”
La diagnosi clinica in mani esperte è semplice: palpazione della linea alba a riposo e con attivazioni leggere (head-lift), osservazione del “dooming” (la cupoletta), misura della distanza inter-retti (IRD). Quando serve – per esempio per differenziare una ernia – si ricorre all’ecografia. È una procedura fondamentale per impostare un piano d’azione realistico, che spesso parte da educazione e esercizio terapeutico e, nei pochi casi severi o sintomatici refrattari, valuta opzioni chirurgiche.
L’esercizio giusto al momento giusto
Prosegue l’intervistata: “Dopodiché si invita la donna a fare una ginnastica mirata alla chiusura dei reti addominali … con degli esercizi particolari con l’elettro simulazione della ginnastica ipopressiva…”
Qui sta uno snodo pratico. Gli studi più aggiornati mostrano che programmi di esercizio focalizzati sul core profondo e sulla coordinazione con il pavimento pelvico riducono l’IRD e migliorano la funzione nel post partum; inoltre, protocolli che includono esercizi a contrazione addominale (anche i “curl-up” eseguiti in modo controllato) non peggiorano la separazione e possono aumentare la forza. La metanalisi e i trial randomizzati pubblicati tra 2019 e 2025 sostengono il ruolo dell’allenamento addominale progressivo e dello stabilizing core training; c’è interesse crescente per la ginnastica ipopressiva, con studi che ne esplorano efficacia e comparazione con programmi “convenzionali”: i risultati indicano benefici in entrambi i gruppi, senza superiorità univoca dell’una sull’altra. L’elettrostimolazione può essere considerata in setting riabilitativi selezionati come supporto neuromuscolare.
Nota di metodo: l’evidenza favorevole per gli ipotoni controllati (iporespittivi/ipopressivi) è in crescita ma non definitiva; l’indicazione rimane quella di un percorso individualizzato guidato da professionisti della riabilitazione.
Quanto tempo ha la diastasi per “chiudersi” da sola?
L’intervistata pone un orizzonte temporale chiaro: “Dunque, la diastasi che è a rischio dopo il parto deve naturalmente scomparire entro l’anno dal parto.”
Molte fonti cliniche convergono: la separazione tende a ridursi nelle prime settimane e continua a migliorare nei mesi; trascorso un anno, ciò che persiste merita una valutazione specialistica per capire se proseguire con esercizio mirato, intensificare la fisioterapia o, in casi selezionati, discutere un parere chirurgico (soprattutto laddove coesistano ernie della linea alba o della parete). L’orientamento internazionale è di prendere in carico i sintomi presto, senza attendere passivamente.
Ernie e fattori di rischio: quando il “gap” non è solo estetico
“Ecco, lei ci raccontava che si possono anche presentare delle ernie. Ecco, in quale caso accade?”
La risposta della dott.ssa Bozzini è pragmatica: “In tutti quei casi in cui c’è un aumento naturalmente della pressione addominale… per esempio l’ipotono… il colpo di tosse… macrosomie fetali… oppure donne che non hanno competenze addominali…”
Le ernie compaiono quando il connettivo della linea alba è più sottile o meno resistente e le pressioni interne aumentano (tosse cronica, sforzi ripetuti, sollevamenti in apnea). Il rischio sale in caso di macrosomia fetale, gravidanze multiple, ipermobilità e in chi non ha strategie motorie adeguate a gestire gli sforzi. È qui che l’educazione respiratoria e l’abilità di “dosare” la pressione – espirando nello sforzo, evitando Valsalva – diventano strumenti preventivi reali.
Respirazione, ipopressivi, “competenze addominali”
Bozzini sottolinea un tassello spesso sottovalutato: “Ricordo anche che gli esercizi specifici addominali richiedono l’utilizzo di una respirazione particolare. Quindi la ginnastica ipopressiva, per esempio, è una ginnastica … con il controllo respiratorio, quindi senza pressione addominale, in espirazione, in sostanza.”
La respirazione è il “volante” del core: sincronizzare diaframma, trasverso e pavimento pelvico riduce i picchi pressori e migliora il reclutamento dei muscoli profondi. Sulle tecniche ipopressive, gli studi più recenti indicano miglioramenti dell’IRD e della funzione pelvica comparabili ai programmi tradizionali; molte linee guida, però, raccomandano progressioni multimodali che includano anche forza, resistenza e controllo posturale, a dimostrazione che non esiste un singolo “esercizio magico”, ma un programma.
Prevenire si può (e si deve)
“Bisogna prevenire, bisogna prevenire, bisogna ascoltarsi, bisogna conoscersi e bisogna sapere ancora prima dell’evento nascita. Quindi è molto molto importante.”
La prevenzione comincia in gravidanza: educazione al respiro, consapevolezza del core, gestione della stipsi, ergonomia nei gesti quotidiani (alzarsi dal letto, prendere in braccio il neonato, sollevare pesi), PFMT e prime attivazioni dolci dell’addome. Le posizioni, le abitudini e l’allenamento graduale nel post partum abbassano il rischio di sintomi persistenti. Le linee guida ACOG e i documenti di salute pubblica ricordano che l’attività fisica e gli esercizi postnatali sono raccomandati, con progressioni personalizzate e follow-up completo entro 12 settimane.
Si può “capire prima” chi è a rischio?
Alla domanda diretta, Bozzini risponde: “Assolutamente. la persona che segue la gravidanza, quindi l’ostetica o il ginecologo, hanno tutta una serie di test e … un’anamnesi mirata per identificare i … a rischio, ma volevo ricordare che tutti siamo a rischio, cioè occorre veramente dopo il parto rieducare, rinforzare … escludendo però esercizi impattanti. Attenzione alle palestre. Attenzione, si va con quando si ha competenza della struttura addominale.”
In pratica: screening dei fattori di rischio (gravidanze multiple, ipermobilità, lavoro fisico intenso, macrosomia, interventi pregressi), educazione sulle strategie anti-pressione, e – soprattutto – un rientro allo sport programmato. La ricerca più aggiornata conferma che gli esercizi del core possono ridurre l’IRD a riposo e durante compiti leggeri, mentre ripartire con workout impattanti troppo presto può esporre a fastidi e recidive.
Cosa si fa, concretamente, nelle prime 12 settimane
- Prime 2-6 settimane: riposo attivo, respirazione diaframmatica coordinata, percezione del pavimento pelvico, attivazioni lievi del trasverso, igiene dello sforzo (espirare mentre si solleva, evitare Valsalva).
- 6-12 settimane: progressione della tenuta e del controllo, integrazione posturale, compiti funzionali (prendere il bambino, fare le scale), eventualmente biofeedback/elettrostimolazione se indicati, valutazione di fasce/binder per sostegno temporaneo.
- Dopo 12 settimane: progressione verso lavori di forza e resistenza, rientro graduale allo sport con test di controllo (assenza di doming, perdite, dolore) e monitoraggio clinico.
Questa timeline, da personalizzare, è coerente con i documenti ACOG e con i lavori che riportano benefici dell’allenamento progressivo sul core e sulla pelvi nel primo anno.
Quando pensare alla chirurgia?
La chirurgia non è la prima scelta nella maggioranza dei casi. Si valuta in presenza di ernie associate, sintomi importanti che non rispondono a mesi di riabilitazione ben condotta, o separazioni molto ampie con impatto funzionale. La decisione è sempre multidisciplinare. Materiali clinici divulgativi di centri di riferimento sottolineano l’importanza di distinguere tra obiettivo estetico e obiettivo funzionale, informando sui tempi di recupero e sull’inevitabile necessità, anche dopo l’eventuale intervento, di rieducazione del core.
Attenzione agli “assoluti”: crunch sì o no? ipopressivi sì o no?
Un messaggio chiaro della ricerca recente: alcune convinzioni “assolute” vanno sfumate. Eseguite correttamente e al momento giusto, attivazioni addominali anche con piccoli “curl-up” non peggiorano l’IRD e possono migliorare forza e percezione. Gli ipopressivi mostrano effetti positivi in studi controllati, ma non risultano superiori in modo consistente alle progressioni convenzionali; la scelta dipende da preferenze, risposte cliniche e obiettivi. La bussola è la competenza del team e l’ascolto dei segnali del corpo.
Articolo correlato: Riabilitazione del pavimento pelvico: quando serve e come funziona.
“Attenzione alle palestre”: perché il fai-da-te può tradire
Le parole della dott.ssa Bozzini non lasciano spazio a dubbi: “Attenzione alle palestre. Attenzione, si va con quando si ha competenza della struttura addominale.”
Il messaggio non è di rinuncia, ma di metodo: affidarsi a chi conosce la fisiologia del post-parto, procedere per step, rispettare i tempi dei tessuti. Le linee guida insistono sulla personalizzazione e su un follow-up precoce: la visita completa non dovrebbe tardare oltre le 12 settimane. (
Il filo rosso dell’educazione
In ogni passaggio dell’intervista riemerge un concetto: la consapevolezza viene prima della performance. Conoscere i segnali, saper respirare nello sforzo, riconoscere quando il core “spinge” in fuori (doming), imparare a gestire gli sforzi quotidiani (passeggino, seggiolino auto, spesa) è già riabilitazione. E la cultura della prevenzione – in Italia ancora da rafforzare – comincia da informazioni chiare, coerenti con l’evidenza e non allarmistiche.
Per iniziare con il piede giusto: Prevenzione in gravidanza e ruolo della fisioterapia perineale e Dolore nei rapporti dopo il parto: cause e soluzioni.
Per approfondire
Vuoi continuare ad informarti con taglio pratico? Su DossierSalute trovi percorsi collegati:
- Diastasi addominale dopo il parto: segni, diagnosi, esercizi
- Pavimento pelvico: prevenzione e riabilitazione
- Gravidanza: come preparare il core e proteggere la schiena
- Incontinenza: cosa fare
Fonti per gli approfondimenti
- ACOG – Physical Activity and Exercise During Pregnancy and the Postpartum Period (linee guida; ritorno graduale all’attività e ruolo dell’esercizio) (acog.org)
- ACOG – Optimizing Postpartum Care (follow-up completo entro 12 settimane) (acog.org)
- Cleveland Clinic – Diastasis Recti (Abdominal Separation) (educazione clinica su sintomi e decorso) (Cleveland Clinic)
- BMJ Sports Med 2025 – Impact of postpartum exercise on pelvic floor disorders (riduzione rischio incontinenza e prolasso; effetti su IRD) (bjsm.bmj.com)
- Systematic review (2021) – Abdominal & pelvic floor training for diastasis recti postpartum (evidenze su esercizio) (PMC)
foto:freepik
La redazione in collaborazione con la Dr.ssa Sonia Bozzini, ostetrica
FAQ
No. In gravidanza è un adattamento fisiologico; nella maggior parte dei casi migliora nei mesi dopo il parto. Se persiste oltre l’anno o dà sintomi, va inquadrata.
Ostetrica, fisioterapista, fisiatra, ginecologo: la valutazione clinica è semplice; l’ecografia si usa quando serve, per esempio in sospetta ernia.
Se selezionati e guidati, no: persino piccoli “curl-up” controllati non peggiorano l’IRD e possono migliorare la forza. Serve progressione e supervisione.
Possono aiutare; alcuni studi mostrano benefici simili ai programmi convenzionali. La scelta dipende da preferenze, risposta clinica e obiettivi.
Di solito dopo le 12 settimane, con valutazione e progressioni personalizzate (evitare impatti/valsalva precoci).





