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Chirurgia ortognatica mini invasiva: cos’è, chi ne ha bisogno e come cambia il recupero – Intervista al Dr. Stefano Negrini

Chirurgo maxillo-facciale esegue un intervento di chirurgia ortognatica mini invasiva con supporto di immagini tridimensionali della mandibola.

La chirurgia ortognatica è una delle branche più delicate, e per molti più sconosciute, della chirurgia maxillo-facciale. Non si tratta soltanto di rimodellare i tratti del viso, ma di restituire equilibrio a funzioni fondamentali come la masticazione e la respirazione. Nella rubrica “Pillole di Salute” di Radio Dossier 24 ne abbiamo parlato con il dott. Stefano Negrini, chirurgo maxillo-facciale, che ha spiegato in che modo questa disciplina intervenga sulle basi ossee del viso, e non semplicemente sui denti, per correggere malocclusioni, difficoltà respiratorie e asimmetrie estetiche. Grazie all’evoluzione delle tecniche mini-invasive, inoltre, oggi questi interventi risultano più prevedibili e con un recupero decisamente più rapido rispetto al passato.

⚡ In breve

•  La chirurgia ortognatica riequilibra i mascellari e corregge malocclusioni, problemi respiratori e asimmetrie del viso.

•  Il paziente ideale ha raggiunto una piena maturità psicologica; in alcuni casi il percorso prevede il supporto di uno psicologo.

•  Il chirurgo maxillo-facciale interviene sulle basi ossee, dove la sola ortodonzia rischia recidive quando le discrepanze sono importanti.

•  Le tecniche mini-invasive riducono incisioni e dolore post-operatorio: oggi l’ospedalizzazione si limita spesso a una sola notte.

 

Che cos’è la chirurgia ortognatica e quali problemi corregge

«È una branca della chirurgia maxillofacciale che si occupa di creare un’armonia tra i mascellari. Questa disarmonia crea delle malocclusioni che portano a disturbi funzionali legati alla masticazione, ma anche respiratori, oltre a una disarmonia estetica percepita soprattutto durante l’età della crescita.»
  — dott. Stefano Negrini

Il mascellare superiore e la mandibola, spiega il dottor Negrini, sono le ossa che sostengono l’intero terzo medio e inferiore del viso; quando la loro crescita non procede in modo armonico, l’intera architettura facciale ne risente. I denti, infatti, sono semplicemente ancorati a queste strutture: se le basi ossee sono disallineate, anche l’occlusione lo sarà, indipendentemente da quanto vengano lavorati i denti stessi. Di conseguenza, la malocclusione non è mai soltanto un problema estetico. Al contrario, si accompagna spesso a difficoltà masticatorie concrete e, in molti casi, a una respirazione compromessa: una contrazione del palato, infatti, tende a restringere le cavità nasali e ad arretrare il terzo medio del volto, riducendo il flusso d’aria. Non va inoltre sottovalutato l’impatto psicologico: durante l’età della crescita, in particolare, un’evidente disarmonia tra mascellare e mandibola può risultare fonte di imbarazzo e di disagio sociale, oltre che di natura puramente estetica. Per questo motivo la chirurgia ortognatica non si propone come un intervento correttivo isolato, ma come una risposta integrata a tre piani distinti, funzionale, respiratorio ed estetico, che nella maggior parte dei pazienti risultano tra loro strettamente interconnessi.

Approfondimento

Anche la letteratura scientifica più recente conferma questo approccio integrato. Gli interventi di chirurgia ortognatica vengono descritti, infatti, come procedure a duplice finalità: da un lato il ripristino della funzione occlusale, masticatoria e respiratoria, dall’altro il riequilibrio estetico delle proporzioni del viso. Non si tratta dunque di una scelta tra funzione ed estetica, quanto di un obiettivo unico raggiunto attraverso il riposizionamento chirurgico delle basi ossee.

Fonte scientifica: Analog to Digital Diagnosis and Planning in Orthognathic Surgery: A Narrative Review — PMC

Per quanto riguarda invece l’aspetto respiratorio richiamato dal dottor Negrini, una revisione sistematica ha confermato che la deficienza trasversale del mascellare superiore si associa spesso a una riduzione del volume delle vie aeree nasali e, in alcuni casi, a un maggior rischio di disturbi respiratori nel sonno; per questo motivo l’espansione o il riposizionamento chirurgico del mascellare può tradursi anche in un beneficio respiratorio misurabile, oltre che estetico e occlusale.

Fonte scientifica: Relationship Between Maxillary Transverse Deficiency and Respiratory Problems: A Systematic Review — PMC

Chi è il paziente ideale e perché conta la figura del chirurgo maxillo-facciale

«Il paziente ideale è un paziente che ha raggiunto una certa maturità, come persona […] tant’è che ho previsto anche un accompagnamento di uno psicologo in certi casi […] la chirurgia maxillo-facciale è in grado di modificare le basi ossee spostandole tecnicamente durante l’intervento, ricreando l’armonia senza coprire i difetti.»
  — dott. Stefano Negrini

Non tutti i pazienti sono pronti, nello stesso momento, ad affrontare un percorso che modifica non solo l’occlusione ma anche i tratti del volto. Per questo motivo il dottor Negrini sottolinea come la maturità personale rappresenti un requisito tanto importante quanto quello clinico, al punto da prevedere, in alcuni casi, l’affiancamento di uno psicologo durante il percorso terapeutico. Dal punto di vista tecnico, inoltre, la figura del chirurgo maxillo-facciale si distingue sia dall’ortodontista sia dal chirurgo plastico-estetico: il primo può muovere i denti, ma non le basi ossee su cui sono ancorati, mentre il secondo agisce sui tessuti molli senza modificare la struttura scheletrica sottostante. Quando le discrepanze tra le basi ossee sono eccessive, infatti, la sola ortodonzia rischia di produrre risultati instabili o vere e proprie recidive, con i denti che tornano gradualmente nella posizione di partenza. Il chirurgo maxillo-facciale, al contrario, interviene direttamente sulle ossa mascellari e mandibolari, riposizionandole in modo calibrato: un approccio che, come specifica Negrini, integra spesso anche competenze di chirurgia estetica all’interno di un team multidisciplinare, senza tuttavia limitarsi a mascherare il difetto come può accadere con la sola chirurgia estetica dei tessuti molli.

Approfondimento

Diversi studi pubblicati negli ultimi anni confermano che la componente psicologica incide in modo significativo sull’esito percepito dell’intervento. La selezione attenta del paziente, unita a un supporto psicologico continuativo durante l’intero percorso, viene descritta come un elemento cardine per la riuscita clinica e per la soddisfazione a lungo termine, tanto quanto la precisione chirurgica stessa. Le aspettative pre-operatorie, in particolare, risultano un fattore predittivo della percezione del risultato, indipendentemente dall’esito oggettivo dell’intervento.

Fonte scientifica: Evaluating the impact of orthognathic surgery on mental health, function, and quality of life — PMC

Anche l’approccio multidisciplinare richiamato dal dottor Negrini trova riscontro in uno studio prospettico sulle prospettive perioperatorie dei pazienti, che ha rilevato come un’informazione chiara sui tempi di recupero e sull’importanza del supporto psicologico, fornita da un team coordinato di ortodontisti, chirurghi e personale infermieristico, incida direttamente sulla capacità del paziente di affrontare con serenità l’intero percorso chirurgico.

Fonte scientifica: Perioperative Patient Perspectives on Orthognathic Surgery – A Prospective Study — PMC

Chirurgia ortognatica mini invasiva: precisione, recupero e qualità della vita

«La chirurgia mini-invasiva è un po’ la chirurgia del terzo millennio. La mini invasività prevede incisioni minori, osteotomie calibrate e prevedibili grazie alla tecnologia. Un tempo si restava ricoverati quattro o cinque giorni, oggi un giorno soltanto.»
  — dott. Stefano Negrini

Fino ai primi anni Duemila, ricorda il dottor Negrini, un intervento di chirurgia ortognatica comportava quasi sempre un ricovero di quattro o cinque giorni; oggi, al contrario, nella maggior parte dei casi è sufficiente una sola notte in clinica. Questo cambiamento non è dovuto soltanto all’esperienza chirurgica accumulata negli anni, ma anche e soprattutto a un insieme di accorgimenti che agiscono su più fronti contemporaneamente. Le incisioni, innanzitutto, sono più piccole e mirate; le osteotomie, cioè i tagli chirurgici con cui si spostano le ossa, vengono pianificate in modo estremamente calibrato grazie alla tecnologia digitale, così da diventare prevedibili quanto un intervento eseguito al millimetro. A questo si aggiungono, inoltre, protocolli anestesiologici e farmacologici pensati specificamente per ridurre dolore e gonfiore nel decorso post-operatorio. Il risultato complessivo, dunque, non è soltanto un recupero più rapido, ma anche interventi molto più predicibili e praticabili rispetto al passato: un aspetto che, in una branca chirurgica percepita spesso come complessa, rappresenta un cambiamento sostanziale nella qualità di vita del paziente durante la convalescenza.

Approfondimento

Le revisioni più recenti della letteratura confermano quanto riportato dal dottor Negrini: gli approcci mini-invasivi alla chirurgia ortognatica riducono in modo misurabile il sanguinamento intra-operatorio, le dimensioni delle incisioni e la durata della degenza ospedaliera, migliorando al tempo stesso la precisione del posizionamento osseo grazie alla pianificazione digitale e a tecniche di osteotomia sempre più standardizzate e riproducibili anche fuori dai grandi centri di riferimento.

Fonte scientifica: Minimally Invasive Approaches in Orthognathic Surgery: A Narrative Review of Contemporary Techniques and their Clinical Outcomes — PMC

Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo 

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.”

Intervista al Dott. Stefano Negrini, Chirurgo Maxillo-Facciale  approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista

FAQ

È una branca della chirurgia maxillo-facciale che riposiziona le basi ossee dei mascellari per correggere malocclusioni, problemi respiratori e asimmetrie del volto, agendo quindi non solo sui denti ma sulla struttura scheletrica sottostante.

Il candidato ideale ha raggiunto una piena maturità psicologica e fisica; in alcuni casi il percorso prevede il supporto di uno psicologo, poiché l’intervento modifica non solo l’occlusione ma anche i tratti del viso.

Sì, in molti casi: una contrazione del palato e una deficienza trasversale del mascellare si associano spesso a una riduzione delle vie aeree nasali, per cui il riposizionamento chirurgico può tradursi anche in un beneficio respiratorio.

Grazie alle tecniche mini invasive, oggi il ricovero si limita generalmente a una sola notte, contro i quattro o cinque giorni richiesti fino ai primi anni Duemila.

La chirurgia ortognatica interviene sulle basi ossee per correggere funzione ed estetica in modo stabile, mentre la chirurgia estetica tradizionale agisce sui tessuti molli senza modificare la struttura scheletrica, con un effetto talvolta solo di superficie.

Per approfondire

Fonti

L’ortodonzia invisibile sta rivoluzionando il mondo dell’odontoiatria, offrendo estetica, igiene e comfort per un sorriso perfetto. https://www.dossiersalute.com/ortodonzia-invisibile-estetica-igiene-e-comfort/

La palatoschisi è una malformazione congenita che interessa il palato, la struttura che separa la cavità orale da quella nasale.  https://www.dossiersalute.com/palatoschisi-cause-diagnosi-e-trattamento-di-una-malformazione-congenita/

Software che analizzano le radiografie dente per dente, algoritmi predittivi capaci di vedere ciò che l’occhio umano non percepisce ancora, modelli di intelligenza artificiale che segnalano carie e lesioni prima ancora che il clinico le individui. https://www.dossiersalute.com/intelligenza-artificiale-odontoiatria-diagnosi-imaging/

 Analog to Digital Diagnosis and Planning in Orthognathic Surgery: A Narrative Review, PMC

Revisione che descrive la chirurgia ortognatica come procedura a duplice finalità, funzionale ed estetica, evidenziando come la pianificazione digitale abbia reso i risultati più prevedibili rispetto alla diagnostica tradizionale.

Relationship Between Maxillary Transverse Deficiency and Respiratory Problems: A Systematic Review, PMC

Revisione sistematica che analizza il legame tra restringimento del mascellare superiore e disturbi respiratori, incluso il rischio di apnee notturne, confermando il beneficio respiratorio dell’espansione o del riposizionamento chirurgico.

Evaluating the impact of orthognathic surgery on mental health, function, and quality of life, PMC

Studio che valuta l’impatto della chirurgia ortognatica sulla salute mentale e sulla qualità di vita, evidenziando come la selezione psicologica del paziente incida sulla soddisfazione a lungo termine.

Perioperative Patient Perspectives on Orthognathic Surgery – A Prospective Study, PMC

Studio prospettico sulle prospettive perioperatorie dei pazienti, che mostra come un’informazione chiara e un team multidisciplinare coordinato migliorino l’esperienza del percorso chirurgico

Minimally Invasive Approaches in Orthognathic Surgery: A Narrative Review of Contemporary Techniques and their Clinical Outcomes, PMC

Revisione narrativa sulle tecniche mini-invasive in chirurgia ortognatica, che documenta riduzione del sanguinamento, incisioni più piccole e degenza ospedaliera più breve rispetto agli approcci convenzionali.

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