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Cheratocono: riconoscerlo in tempo per salvare la vista – intervista al Dr. Aldo Fronterrè

Cheratocono: riconoscerlo in tempo per salvare la vista

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Il cheratocono è una malattia degenerativa della cornea in cui questa perde la sua forma a cupola e si assottiglia progressivamente fino ad assumere la forma di un cono. Colpisce circa 1 persona su 400–500, prevalentemente in età giovanile. Causa miopia e astigmatismo progressivi, visione distorta e fastidio alla luce. La diagnosi precoce con topografia corneale è fondamentale: se individuato in tempo si può bloccare con il cross-linking (riboflavina + UV), un trattamento non chirurgico. Nei casi avanzati si interviene con anelli intracorneali o trapianto di cornea.

Cambiare gli occhiali spesso, vedere le linee storte, soffrire la luce: sintomi che molti attribuiscono a un semplice problema di vista, ma che in alcuni casi nascondono qualcosa di più serio. Il cheratocono è una malattia degenerativa della cornea poco conosciuta, eppure più frequente di quanto si pensi – circa un caso ogni 400–500 persone – e colpisce soprattutto i giovani. Ne abbiamo parlato con il Dott. Aldo Fronterrè, chirurgo oculista specializzato in patologie corneali, che a Milano ha costruito una realtà in grado di seguire il paziente dalla diagnosi al trattamento finale sotto un’unica regia: dall’occhiale fino al trapianto di cornea, se necessario. La chiave è una sola: arrivare presto.

Cheratocono: cos’è, chi colpisce e perché la diagnosi precoce cambia tutto

Il cheratocono è una patologia degenerativa della cornea – la superficie trasparente anteriore dell’occhio – in cui il tessuto si assottiglia progressivamente e perde la normale forma a cupola, deformandosi fino ad assumere la forma di un cono. Questa deformazione altera il passaggio della luce verso la retina, causando una visione progressivamente distorta e sfocata.

“Immaginate l’occhio come una macchina fotografica: la cornea è la lente più anteriore dell’obiettivo. In un soggetto normale questa cornea ha l’aspetto di una cupola. Nel cheratocono invece la lente è così debole che si deforma assumendo una forma di cono – da qui il nome. Tutte le immagini che passano attraverso questa lente deformata arrivano deformate nell’occhio. Il paziente incomincia a vedere male, le linee deformate, fastidio alla luce e soprattutto una miopia e un astigmatismo che tendono a peggiorare molto velocemente. Il primo campanello d’allarme è dover cambiare gli occhiali molto spesso. Se la diagnosi è precoce si possono attuare terapie che bloccano la malattia ed sono poco invasive. Se non è diagnosticata in fretta, degenera progressivamente e ci vogliono interventi sempre più invasivi.”

La prevalenza stimata dal Dott. Fronterrè – circa 1 caso ogni 400–500 persone – rende il cheratocono una condizione tutt’altro che rara. Esordisce tipicamente nell’adolescenza o nella prima età adulta, ma non è infrequente anche in età più avanzata. Il problema centrale è che la malattia avanza in modo silenzioso: i sintomi iniziali – peggioramento della vista, cambio frequente della correzione ottica – vengono spesso interpretati come semplice miopia in progressione, ritardando la diagnosi. Eppure proprio in questa finestra precoce si concentra tutta la potenza terapeutica: un trattamento non invasivo come il cross-linking può bloccare la malattia definitivamente.

Approfondimento scientifico

L’importanza della diagnosi precoce è al centro di una revisione sistematica completa pubblicata su PMC (settembre 2025), che ha analizzato le tecnologie diagnostiche per il cheratocono subclinico attraverso PubMed, Scopus, Web of Science e Cochrane Library. Il messaggio è netto: la diagnosi precoce è critica per avviare interventi tempestivi come il cross-linking, che possono bloccare la progressione e preservare la funzione visiva a lungo termine. Gli strumenti di ultima generazione – topografia corneale, tomografia, OCT del segmento anteriore, biomeccanica corneale e algoritmi di intelligenza artificiale – permettono oggi di identificare il cheratocono anche nelle fasi subcliniche, prima che i sintomi siano evidenti.

Fonte: pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC12843096

 

Il quadro clinico e diagnostico del cheratocono è descritto con precisione in una review pubblicata su Eye (PMC, ottobre 2024), firmata da esperti di Moorfields Eye Hospital e LV Prasad Eye Institute. La diagnosi definitiva avviene tramite topografia e/o tomografia corneale – gli stessi strumenti citati dal Dott. Fronterrè. La review sottolinea come il cross-linking corneale, introdotto da Wollensak nel 2003, abbia trasformato radicalmente il management della malattia: da una condizione a evoluzione inevitabile verso il trapianto, a una patologia che può essere bloccata precocemente con un trattamento ambulatoriale. Il monitoraggio è raccomandato ogni 6–12 mesi con scansioni corneali seriali.

Fonte: pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC11921258

Cross-linking corneale: come funziona il trattamento che blocca il cheratocono

Il cross-linking corneale (CXL) è una procedura minimamente invasiva ambulatoriale che utilizza l’applicazione di riboflavina (vitamina B2) sulla cornea seguita dall’irradiazione con luce ultravioletta UVA. Questo processo crea nuovi legami chimici – cross-links – tra le fibre di collagene dello stroma corneale, aumentando la resistenza biomeccanica della cornea e bloccando la progressione del cheratocono.

“Si può passare al rafforzamento della cornea con l’uso di riboflavina – che è la vitamina B2 – e un’illuminazione con un’apparecchiatura particolare. Questo salda i vari strati della cornea e questa diventa più robusta, per cui si blocca la malattia. In altri casi si inseriscono con un laser particolare dei semicerchi all’interno della cornea che riducono la deformazione e contemporaneamente rafforzano la cornea stessa. La terapia cambia a seconda dello stadio evolutivo, dell’età del paziente, delle condizioni oculari: il paziente quando riceve una diagnosi di questo tipo si trova molto disorientato perché non sa cosa fare.”

Il cross-linking è oggi considerato il gold standard per bloccare la progressione del cheratocono nelle fasi attive. La sua efficacia dipende in modo critico dalla tempestività della diagnosi: eseguito quando la cornea è ancora sufficientemente spessa e la malattia non troppo avanzata, può stabilizzare definitivamente la situazione senza bisogno di ulteriori interventi. Nei casi in cui la deformazione corneale sia già significativa, si ricorre agli anelli intrastromali – semicerchi di materiale biocompatibile inseriti nella cornea con laser a femtosecondi – che riducono la curvatura anomala e migliorano l’acuità visiva. Questi due trattamenti possono essere combinati in seduta unica o sequenziale, a seconda del quadro clinico del paziente.

Approfondimento scientifico

L’impatto del cross-linking sulla storia naturale del cheratocono è misurabile in modo concreto. Uno studio pubblicato su Cornea (PubMed, aprile 2024) ha documentato una riduzione drammatica dei trapianti di cornea per cheratocono nei 15 anni successivi all’introduzione del cross-linking in Norvegia: la procedura ha letteralmente cambiato il destino clinico di migliaia di pazienti, evitando nella maggioranza dei casi la necessità di arrivare all’intervento chirurgico maggiore. Un dato che parla da solo: la miglior cura per il trapianto di cornea è non arrivare a farlo.

Fonte: pubmed.ncbi.nlm.nih.gov → PMID 37851565

 

L’efficacia combinata di cross-linking e anelli intrastromali è documentata in uno studio pubblicato su PMC nel 2024, che ha confrontato l’impianto simultaneo vs. sequenziale di anelli corneali (ICRS) e cross-linking in pazienti egiziani con cheratocono in progressione. Entrambi gli approcci hanno mostrato risultati significativi nel miglioramento della curvatura corneale e dell’acuità visiva, con un profilo di sicurezza favorevole. La combinazione dei due trattamenti – il fermo della progressione con il CXL e la correzione della deformazione con gli anelli – rappresenta oggi la strategia più completa per i casi di media gravità.

Fonte: pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC11019591

Dal cheratocono lieve al trapianto di cornea: la presa in carico integrata sotto un’unica regia

Il percorso terapeutico del cheratocono è altamente individualizzato e segue la progressione della malattia: dagli occhiali o lenti a contatto speciali nelle fasi iniziali, al cross-linking nei casi in evoluzione attiva, fino agli anelli intrastromali e, nei casi avanzati, al trapianto di cornea parziale (cheratoplastica lamellare anteriore profonda, DALK) o totale (cheratoplastica perforante, PK).

“Nei casi più semplici basta un occhiale con lenti particolari. In altri casi sono necessarie lenti a contatto particolari. Poi si può passare al cross-linking, o agli anelli inseriti con laser nella cornea. Se tutto questo non è sufficiente, si passa alla sostituzione di questa struttura: un trapianto, totale o parziale, con cornee di donatore, che tende a risolvere le cose per tutta la vita. Noi a Milano abbiamo realizzato una struttura che permette di mettere insieme tutto questo: il paziente viene seguito dalla A alla Z in un’unica realtà, sotto la regia di un solo chirurgo, dall’occhiale fino all’eventuale trapianto. Non deve spostarsi in un’altra città: tutto sottomano, con un unico responsabile che si occupa di tutto.”

Il modello descritto dal Dott. Fronterrè risponde a uno dei problemi più concreti che vivono i pazienti con cheratocono: la frammentazione delle cure. La malattia richiede competenze diverse in fasi diverse – l’ottico per le lenti, il cornealista per il cross-linking, il chirurgo per gli anelli o il trapianto – e trovare queste figure nella stessa struttura, coordinate da un’unica visione clinica, fa una differenza enorme sia sulla qualità della cura che sulla serenità del paziente. La ricerca internazionale conferma che il trapianto di cornea ha tassi di sopravvivenza del graft superiori al 90% a 13 anni, ma resta un intervento che comporta anni di follow-up, terapia cortisonica antirigetto e rischi non trascurabili. Ogni anno guadagnato grazie a una diagnosi precoce è un anno in meno verso la sala operatoria.

Approfondimento scientifico

Il panorama completo delle opzioni terapeutiche per il cheratocono è mappato in una review aggiornata pubblicata su PMC (Management of Keratoconus: An Updated Review), che descrive l’intera progressione da conservativa a chirurgica: occhiali, lenti rigide gas-permeabili, cross-linking con vari protocolli, combinazioni CXL+chirurgia refrattiva, anelli intrastromali, cheratoplastica lamellare anteriore e trapianto perforante. La review sottolinea anche i più recenti sviluppi: trapianto dello strato di Bowman, cheratofachia stromale, algoritmi di intelligenza artificiale per la predizione della progressione e potenziali terapie geniche. Un campo in rapidissima evoluzione dove l’early detection rimane il fattore più critico.

Fonte: pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC10318194

Il cross-linking rimane il cardine del trattamento, ma la sua introduzione come standard clinico è stata un percorso lungo. Una review pubblicata su PMC (“Keratoconus: Cross-Linking the Window of the Eye”) ripercorre questa storia e documenta i risultati dei trial clinici che ne hanno stabilito l’efficacia: il protocollo standard (epithelial-off, Dresden) ha dimostrato di essere sicuro ed efficace nel bloccare la progressione del cheratocono. Il trapianto di cornea – che era il destino quasi inevitabile per molti pazienti – resta oggi una opzione di ultima linea con tassi di sopravvivenza del graft superiori al 90% a 13 anni, ma con un carico di follow-up e rischi che rendono prezioso ogni anno guadagnato con trattamenti meno invasivi.

Fonte: pmc.ncbi.nlm.nih.gov → PMC10032441

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

Intervista al Dott. Aldo Fronterrè, chirurgo oculista specializzato in patologie corneali – Milano – approfondimenti a cura di Lavinia Giganti, giornalista

FAQ

Il cheratocono è una malattia degenerativa della cornea in cui questa perde la forma a cupola e si assottiglia progressivamente fino a formare un cono. I primi sintomi includono: visione sfocata o distorta, fastidio alla luce, miopia e astigmatismo che peggiorano rapidamente. Il campanello d’allarme più frequente è la necessità di cambiare gli occhiali con frequenza insolita. Colpisce circa 1 persona su 400–500, spesso nell’adolescenza o nella prima età adulta.

La diagnosi si effettua con strumenti di imaging corneale avanzati: topografia corneale (che mappa la forma della superficie anteriore), tomografia (che analizza anche la superficie posteriore e lo spessore), OCT del segmento anteriore e biomeccanica corneale. I sistemi più moderni integrano algoritmi di intelligenza artificiale che permettono di individuare il cheratocono anche nelle fasi subcliniche, prima che i sintomi siano evidenti.

Il cross-linking (CXL) è una procedura ambulatoriale minimamente invasiva che utilizza riboflavina (vitamina B2) applicata sulla cornea, seguita da irradiazione con luce ultravioletta UVA. Questo crea nuovi legami chimici tra le fibre di collagene corneale, aumentando la resistenza del tessuto e bloccando la progressione del cheratocono. È il trattamento gold standard per i casi in evoluzione attiva: sicuro, efficace e con un tempo di recupero limitato.

Il trapianto di cornea è indicato nelle fasi avanzate, quando il cross-linking e gli anelli intrastromali non sono più sufficienti o quando la cornea è già troppo compromessa per altri trattamenti. Può essere parziale (cheratoplastica lamellare, DALK) o totale (penetrante, PK). I tassi di successo sono elevati – sopravvivenza del graft >90% a 13 anni – ma richiede un lungo follow-up e terapia antirigetto. Per questo la diagnosi e il trattamento precoci sono così importanti: ogni stadio evitato è un guadagno reale.

Il cheratocono non è guaribile nel senso di un’eliminazione completa della malattia, ma può essere bloccato efficacemente con il cross-linking, soprattutto se diagnosticato in fase precoce. Nella maggior parte dei casi trattati tempestivamente la progressione si ferma e la qualità visiva può essere mantenuta per tutta la vita con lenti adeguate. Nei casi avanzati il trapianto di cornea offre risultati eccellenti a lungo termine. La chiave è sempre la diagnosi precoce e la presa in carico specialistica.

Per approfondire

Fonti

La vista è uno dei sensi più preziosi che abbiamo: attraverso gli occhi riceviamo la maggior parte delle informazioni sul mondo che ci circonda, impariamo, lavoriamo, ci muoviamo e costruiamo le nostre relazioni. https://www.dossiersalute.com/salute-visiva-cura-occhi-eta/

La lettura a prima vista di uno spartito è da sempre al centro del dibattito pedagogico musicale. Fino a oggi, le riflessioni si sono concentrate sul rapporto tra scrittura e orecchio, tra significante e significato. https://www.dossiersalute.com/occhi-e-musica-come-la-visione-trasforma-la-performance-pianistica/

Nel mese della prevenzione dei melanomi della pelle, la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori accende i riflettori sul melanoma congiuntivale: raro, ma visibile a occhio nudo e curabile se diagnosticato in tempo https://www.dossiersalute.com/melanoma-ocularequando-anche-locchio-diventa-vulnerabile/

Sono numerosi i fattori implicati nel processo visivo che contribuiscono all’ottimizzazione della visione.

Vediamone alcuni. https://www.dossiersalute.com/emozioni-visione-salute-occhi/

Aumento dei casi, coperture vaccinali e ruolo delle fake news.

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12843096/ Revisione sistematica (PubMed/Scopus/Cochrane, fino settembre 2025): tecnologie diagnostiche per cheratocono subclinico. Topografia, tomografia, OCT, biomeccanica e AI per diagnosi precoce. Diagnosi precoce critica per il cross-linking tempestivo.

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11921258/ Review (ottobre 2024): diagnosi con topografia/tomografia, cross-linking come trattamento gold standard. Introdotto da Wollensak 2003. Monitoraggio ogni 6–12 mesi con scansioni corneali seriali.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37851565/ Studio retrospettivo (Norvegia, aprile 2024): riduzione drammatica dei trapianti di cornea per cheratocono nei 15 anni successivi all’introduzione del cross-linking. Impatto clinico misurato su scala nazionale.

 https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11019591/ Studio comparativo (2024): anelli intrastromali (ICRS) + CXL in seduta simultanea vs. sequenziale. Entrambi efficaci nel miglioramento della curvatura corneale e dell’acuità visiva. Profilo sicurezza favorevole.

Spiegazione dello spillover e dei fattori alimentari di rischio.

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