Dossier Salute

Dalla ortobiologia al bisturi: come scegliere tra infiltrazioni, cellule mesenchimali e chirurgia protesica

Dal trattamento conservativo alla chirurgia protesica

Dott. Maurizio Draghetti, ortopedico –   approfondimenti a cura di  Lavinia Giganti, redazione

Perché oggi si parla (molto) di ortobiologia

L’ortopedia moderna non è più una scelta binaria tra farmaci e sala operatoria. Tra fisioterapia mirata, infiltrazioni articolari e medicina rigenerativa, esistono percorsi terapeutici che possono ritardare -o talvolta evitare -l’intervento. Partendo dai contenuti di un’intervista radiofonica con il dottor Maurizio Draghetti, ortopedico, trasformiamo il dialogo in un articolo divulgativo che aiuta a orientarsi: quando conservare, quando rigenerare, quando operare. Il linguaggio è semplice, le evidenze scientifiche sono aggiornate, e le parole-chiave sono messe in risalto per guidare la lettura.

«Nelle fasi iniziali delle patologie, quando la degenerazione non è avanzata, procediamo con trattamenti meno cruenti del bisturi: prima la terapia farmacologica e riabilitativa, poi il gesto infiltrativo. Quando il danno è importante, valutiamo opzioni biologiche selezionate; se non bastano, la chirurgia -fino alla chirurgia protesica -diventa la soluzione più efficace», riassume Draghetti.

Quando “conservare” funziona: il perno è la valutazione iniziale

La visita che fa la differenza

L’esordio di un dolore articolare non coincide automaticamente con la necessità di un intervento. Il primo snodo è la valutazione clinica: storia del paziente, esame obiettivo, obiettivi funzionali (lavoro, sport, attività quotidiane), comorbidità. A supporto, indagini mirate: radiografie in carico, eventualmente TAC o risonanza magnetica (RM) per definire con precisione il quadro.

«Gli esami devono essere pertinenti all’indicazione clinica: non “più immagini”, ma le immagini giuste», ricorda l’ortopedico.

Farmaci, educazione e riabilitazione (la base che non tramonta)

La prima linea resta spesso conservativa: analgesici/antinfiammatori per periodi limitati, gestione del carico, controllo del peso, programma di riabilitazione progressiva. Le raccomandazioni europee aggiornate per l’artrosi di anca e ginocchio sottolineano l’importanza dell’esercizio terapeutico e dell’educazione del paziente come cardini del percorso, indipendentemente dall’uso di terapie aggiuntive.

Suggerimento utile: molti pazienti sottovalutano quanto un programma strutturato di esercizi -stabilità, forza, propriocezione -possa ridurre dolore e migliorare la funzione. Se cerchi esempi pratici di percorso conservativo e recupero funzionale, puoi leggere su DossierSalute: “Rieducazione post-traumatica: come tornare attivi dopo un infortunio”.

Il “gesto infiltrativo”: cosa sono e quando servono

Corticosteroidi: efficaci a breve, con giudizio

Le infiltrazioni cortisoniche modulano l’infiammazione e possono dare sollievo rapido nelle fasi acute. Le linee guida NICE (2022) suggeriscono di considerarle quando altri trattamenti farmacologici sono inefficaci o inadatti, spiegando però che il beneficio è a breve termine (circa 2–10 settimane).

Acido ialuronico: lubrificare non è (sempre) convincere

Le iniezioni di acido ialuronico (HA) mirano a ripristinare la viscosità del liquido sinoviale, con effetti potenziali su dolore e funzione. La letteratura resta eterogenea: alcuni documenti e società evidenziano benefici in sottogruppi selezionati; altri (NICE) sconsigliano l’offerta routinaria nell’osteoartrosi per l’incertezza sull’efficacia clinicamente significativa. (NICE).

«L’acido ialuronico resta un’opzione selettiva. Ci sono pazienti che riferiscono beneficio, altri meno. Decidiamo caso per caso, dopo un percorso riabilitativo e farmacologico ben condotto», precisa Draghetti.

PRP: il concentrato di piastrine tra promesse e dati reali

Il PRP (plasma ricco di piastrine) si ottiene dal prelievo di sangue del paziente, centrifugato per concentrare fattori di crescita. L’idea è biostimolare i tessuti, ridurre l’infiammazione e migliorare la sintomatologia. Le revisioni sistematiche mostrano risultati variabili legati a tecniche di preparazione, dosi e criteri di selezione; documenti di sintesi di società ortopediche (es. AAOS) mantengono una posizione neutrale (né pro né contro in modo definitivo) per l’OA di ginocchio, in attesa di ulteriori studi comparabili e standardizzati.

Le parole del medico sulle infiltrazioni

«Il gesto infiltrativo è spesso il primo step quando la terapia medica e/o riabilitativa non ha dato benefici. Possiamo usare antinfiammatori, cortisonici o il più noto acido ialuronico per il trattamento del dolore. Se il quadro progredisce o l’efficacia è insufficiente, valutiamo opzioni biologiche come il PRP, che nasce da un prelievo e un trattamento del sangue prima dell’inoculo intra-articolare».

Cellule mesenchimali: fra entusiasmo clinico e realtà regolatoria

Cosa sono (e cosa non sono)

Le cellule mesenchimali (MSC) sono cellule adulte multipotenti presenti nel tessuto adiposo e nel midollo osseo, capaci di differenziazione in linee connettivali. In ortopedia, l’obiettivo è riparare (più che “rigenerare” in senso stretto) tessuti degenerati, in particolare la cartilagine in corso di artrosi. Nella pratica clinica corrente, si impiegano per lo più concentrati tissutali (minimamente manipolati), ottenuti mediante prelievo, purificazione e successiva infiltrazione nell’articolazione interessata.

La letteratura recente -inclusi trial randomizzati e meta-analisi -suggerisce potenziali benefici su dolore e funzione nel ginocchio artrosico, soprattutto a breve-medio termine, ma con eterogeneità metodologica e necessità di follow-up più lunghi per confermare efficacia e sicurezza.

Il quadro italiano: prudenza e trasparenza

In Italia, l’uso clinico di cellule staminali espanse è regolato in modo stringente; si utilizzano per lo più preparati non espansi e minimamente manipolati; le autorità richiamano alla necessità di evidenze prima dell’immissione in commercio di prodotti a base di cellule staminali, per evitare promesse eccessive.

«Le cellule mesenchimali, collocate in un ambiente articolare, si differenziano e tendono a riparare il danno strutturale. Il termine “rigenerare” è forte; preferisco “riparare”. È una gestualità più complessa: le cellule vanno prelevate dal tessuto adiposo, trattate e poi collocate intra-articolarmente», sottolinea Draghetti.

Quando occorre la chirurgia: criteri, timing e aspettative

Riparare la cartilagine? Non sempre possibile

In lesioni focali in pazienti giovani e attivi, si considerano procedure di riparazione/ripristino cartilagineo (microfratture, trapianto di condrociti, innesti osteocondrali). Ma nell’artrosi diffusa la biologia del tessuto e la meccanica articolare cambiano: il risultato degli approcci riparativi è limitato.

Dall’osteotomia alla chirurgia protesica

Quando dolore e limitazioni persistono malgrado un percorso conservativo completo -e il danno è radiologicamente avanzato -si entra nell’area delle procedure chirurgiche. Nelle deformità assiali selezionate, l’osteotomia può redistribuire i carichi. Nei casi di artrosi compartimentale o tricompartimentale, si valuta la protesi parziale o totale di ginocchio; nell’anca, la protesi totale resta il gold standard per ripristinare mobilità e qualità di vita.

«La sostituzione articolare con componenti artificiali -oggi disegnati per mimare l’articolazione naturale -è riservata a degenerazioni avanzate. La decisione integra immagini in carico e TAC/RM con la clinica, l’età, le comorbidità (cardiovascolari e non) e la compliance del paziente, specie per il recupero post-chirurgico, che richiede impegno», ricorda Draghetti.

Mininvasività, tecnologia e riabilitazione: come cambiano i risultati

Approcci mininvasivi e risparmio tissutale

In mani esperte, accessi mininvasivi e impianti a risparmio tissutale riducono la perdita ematica e possono favorire un recupero più rapido in selezionati candidati. La pianificazione preoperatoria e, ove disponibile, la navigazione/robotica aiutano l’allineamento; restano però dettagli tecnici da personalizzare (bilanciamento legamentoso, scelta dei componenti).

La riabilitazione fa metà del risultato

Il successo chirurgico è inscindibile da un programma riabilitativo strutturato: controllo del dolore/edema, recupero del range articolare, rinforzo progressivo, training del passo e della funzione. Spesso la rieducazione comincia già nei primi giorni. In revisioni o complicanze (protesi dolorose), un protocollo mirato migliora l’out come.

Come si decide, davvero: integrare linee guida e persona

Evidenze sì, ma con personalizzazione

Il medico traduce linee guida e studi in una decisione personalizzata. Per l’osteoartrosi del ginocchio, le raccomandazioni EULAR (2023) e NICE (2022) insistono su educazione ed esercizio come pilastri; sulle infiltrazioni, la posizione varia: cortisone per sollievo breve; acido ialuronico con evidenze contrastanti; PRP promettente ma eterogeneo; cellule mesenchimali interessanti, ancora in evoluzione metodologica e regolatoria.

Le frasi che aiutano a scegliere

«Quando il dolore e la funzione non migliorano con terapia medica e riabilitativa, valutiamo infiltrazioni mirate; se il processo degenerativo avanza, ci spostiamo su opzioni biologiche selezionate. Se il danno strutturale è marcato e la qualità di vita scende, discutiamo la chirurgia -spiegando benefici, rischi e l’impegno del recupero», sintetizza Draghetti.

Domande pratiche per il paziente: una check-list ragionata

  •  La diagnosi è chiara?

Chiedi che tipo di lesione o artrosi hai (mono-, bi-, tricompartimentale), quali strutture sono coinvolte (cartilagine, menischi, legamenti), e su quali immagini si basa la conclusione.

  • Ho esaurito le opzioni conservative ben fatte?

Verifica di aver seguito un programma riabilitativo strutturato, di avere un piano di autogestione del carico e di aver ottimizzato gli stili di vita (peso, attività fisica regolare).

  • L’infiltrazione è ragionevole nel mio caso?

Chiedi quale farmaco (cortisone? acido ialuronico? PRP?) e quale beneficio atteso (durata, obiettivi), con quali rischi, e come si inserisce nel percorso complessivo.

  •  Le cellule mesenchimali sono appropriate per me?

Domanda su criteri di selezione, procurement (tessuto adiposo, midollo), manipolazione e regole locali; chiarisci le aspettative realistiche e i limiti dell’evidenza.

  •  In caso di chirurgia, quale tecnica e che recupero?

Fatti descrivere l’intervento, i rischi, il decorso, la riabilitazione e gli obiettivi a 6–12 mesi. Un buon consenso informato è un patto di fiducia.

Dalla teoria alla pratica: percorsi tipo

Paziente A -Artrosi iniziale, dolore a fasi

Valutazione clinica + radiografie in carico. Si avvia riabilitazione per 8–12 settimane (forza quadricipitale, anche, core; propriocezione). Se dolore residuo limitante: si considera infiltrazione cortisonica mirata per fase infiammatoria oppure acido ialuronico selettivo, spiegando i pro e i contro. Se indicato e condiviso, opzione PRP con protocollo standardizzato e monitoraggio.

Paziente B -Artrosi compartimentale con varismo

Percorso conservativo completo; se dolore/funzione non migliorano, si valuta osteotomia di riallineamento o protesi monocompartimentale; discussione su aspettative funzionali (cammino, scale, sport a basso impatto), rischi e riabilitazione precoce.

Paziente C -Artrosi tri compartimentale severa

Dolore elevato, limitazione marcata, fallimento del conservativo. Indicazione a protesi totale di ginocchio; pianificazione, profilassi tromboembolica, protocollo ERAS, fisioterapia precoce. Obiettivo: dolore controllato, ROM funzionale, autonomia nelle ADL.

Parole-chiave da ricordare

  • ortopedia: prevenzione, conservazione, chirurgia; sempre personalizzare
  • artrosi: malattia eterogenea, non solo “consumo di cartilagine”
  • infiltrazioni: cortisone (breve termine), acido ialuronico (evidenza variabile), PRP (promettente, standard da definire)
  • cellule mesenchimali: riparazione più che rigenerazione, attenzione a contesto regolatorio
  • chirurgia protesica: quando il danno è avanzato e la qualità di vita è bassa
  • riabilitazione: parte integrante del trattamento, conservativo e chirurgico

Collegare evidenza e pratica: cosa dicono (davvero) le linee guida

Le raccomandazioni EULAR aggiornate (2023) per anca/ginocchio insistono su educazione ed esercizio come elementi centrali, con uso selettivo di terapie add-on (farmaci, infiltrazioni) e un approccio multimodale.
Le linee guida NICE (2022) sull’OA raccomandano di non offrire l’acido ialuronico in modo routinario e di considerare il cortisone per un sollievo transitorio.
Le sintesi AAOS e altre revisioni sistematiche sul PRP segnalano eterogeneità metodologica e invitano a studi comparabili per definire meglio indicazioni, dosaggi e durate. (Per le cellule mesenchimali, metanalisi recenti mostrano segnali di efficacia su dolore/funzione ma richiedono conferme di sicurezza e durabilità a lungo termine; le autorità italiane richiamano alla prudenza contro promesse premature e prodotti non adeguatamente validati.

Conclusioni: decisioni condivise, aspettative realistiche

Non esiste una “infiltrazione magica” o una “protesi per tutti”. Esiste una strategia che parte da diagnosi accurata, riabilitazione ben fatta, uso selettivo delle opzioni infiltrative/biologiche e -quando serve –chirurgia ben indicata, con un recupero serio e partecipato. Le parole del dottor Draghetti condensano il senso del percorso: preservare quando possibile, rigenerare quando indicato, sostituire quando necessario. E farlo insieme al paziente, con trasparenza su benefici, limiti e tempi del recupero.

Per approfondire

Vuoi approfondire altri temi correlati? Ecco alcune letture consigliate, collegate agli argomenti trattati:

Fonti per gli approfondimenti

  1. NICE Guideline NG226 (2022), Osteoarthritis in over 16s: diagnosis and management. Link (NICE)
  2. EULAR (2023–2024), Updated recommendations for hip and knee OA (non-pharmacological management). PubMed (PubMed)
  3. AAOS (2021), Management of Osteoarthritis of the Knee (Non-Arthroplasty) CPG; PRP for Knee OA – Technology Overview. PDFPDF PRP (Accademia Chirurghi Ortopedici)
  4. Glinkowski WM et al. (2025), Intra-Articular Hyaluronic Acid for Knee OA. PMC (PMC)
  5. Cao M. et al. (2025), Efficacy and safety of mesenchymal stem cells in knee OA: systematic review and meta-analysis. BMC Stem Cell Research & Therapy – e nota AIFA su prudenza nell’immissione di prodotti cellulari. AIFA (BioMed Central)

foto:freepik

FAQ

No. L’efficacia è variabile e dipende da stadio di artrosi, sede e caratteristiche individuali; alcune linee guida le sconsigliano routinariamente. Discussione personalizzata con il medico è indispensabile.

Usate con criterio per fasi infiammatorie acute, offrono sollievo a breve termine; l’uso ripetuto va valutato con attenzione.

Parliamo più di biostimolazione e miglioramento sintomatico: i risultati sono eterogenei e dipendono da tecnica e selezione dei pazienti.

Possono favorire riparazione e riduzione del dolore in alcuni casi; servono conferme su durabilità e sicurezza a lungo termine; il quadro regolatorio in Italia è prudente.

Quando dolore e limitazioni persistono nonostante un percorso conservativo ben condotto e l’imaging documenta degenerazione avanzata. La decisione considera età, comorbidità e riabilitazione attesa.

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