Dossier Salute

Alzheimer, i nuovi farmaci che rallentano la malattia ci sono – ma in Italia il SSN non li passa

Medico neurologo discute con paziente anziano e familiare dei nuovi farmaci per Alzheimer, con immagini del cervello e medicinali in ambulatorio.

L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha approvato sia lecanemab che donanemab per il trattamento dell’Alzheimer in fase iniziale, ma in Italia l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha espresso parere negativo alla rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale per entrambi gli anticorpi monoclonali anti-amiloide. A Vasto, il 1° giugno 2026, due pazienti sono già state trattate con donanemab in uso compassionevole: un segnale che la domanda clinica è reale e urgente.

di Lavinia Giganti  |  Giornalista  |  redazione DossierSalute

IN SINTESI

•     Lecanemab e donanemab sono anticorpi monoclonali che rimuovono le placche amiloidi dal cervello nelle fasi precoci dell’Alzheimer.

•     L’EMA ha approvato lecanemab nell’aprile 2025 e donanemab successivamente per l’Alzheimer lieve.

•     AIFA ha negato la rimborsabilità SSN: beneficio giudicato ‘modesto’, rischio ARIA significativo e costo molto elevato.

•     Le prime due pazienti italiane sono state trattate con donanemab a Vasto il 1° giugno 2026 in uso compassionevole.

•     L’accesso è possibile tramite uso compassionevole o pagamento privato: occorre rivolgersi a centri specializzati.

 

Gli anticorpi monoclonali anti-amiloide per l’Alzheimer: cosa sono lecanemab e donanemab e come agiscono

Gli anticorpi monoclonali anti-amiloide sono farmaci biologici – proteine ingegnerizzate in laboratorio – progettati per rimuovere dal cervello i depositi di proteina beta-amiloide, una delle principali caratteristiche patologiche della malattia di Alzheimer. La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza, caratterizzata da un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive – memoria, linguaggio, orientamento e capacità decisionale – causato dalla degenerazione dei neuroni cerebrali. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia vivono circa 700.000 persone con diagnosi di Alzheimer, con oltre 1,1 milioni di familiari e caregiver coinvolti nell’assistenza quotidiana.

Le placche amiloidi si accumulano negli spazi tra i neuroni del cervello anni – talvolta decenni – prima che compaiano i sintomi clinici della demenza. Secondo l’ipotesi amiloide, largamente accettata dalla comunità scientifica internazionale, queste placche innescano una cascata di eventi neurodegenerativi che portano alla morte progressiva delle cellule nervose. Lecanemab (nome commerciale Leqembi, prodotto da Eisai/Biogen) e donanemab (nome commerciale Kisunla, prodotto da Eli Lilly) agiscono entrambi legandosi alle placche di beta-amiloide e marcandole per la rimozione da parte della microglia, le cellule immunitarie residenti nel cervello.

Gli studi clinici di Fase 3 che hanno portato all’approvazione dei due farmaci – rispettivamente CLARITY AD per lecanemab e TRAILBLAZER-ALZ 2 per donanemab – hanno dimostrato una riduzione statisticamente significativa del declino cognitivo nei pazienti con Alzheimer lieve o con compromissione cognitiva lieve (MCI) dovuta ad Alzheimer, confermata da biomarcatori liquorali o PET amiloide. Il rallentamento del declino cognitivo misurato nelle scale standardizzate è stato del 27% per lecanemab e del 35% per donanemab rispetto al placebo nel corso di 18 mesi di trattamento. Si tratta, per la prima volta nella storia dell’Alzheimer, di farmaci in grado di modificare il decorso biologico della malattia e non solo di gestirne i sintomi.

Il nodo del rimborso in Italia: il parere negativo dell’AIFA e le ragioni della decisione nel 2026

Nonostante l’approvazione dell’EMA – lecanemab ha ottenuto il via libera europeo nell’aprile 2025, donanemab ha seguito in seguito – l’Agenzia Italiana del Farmaco ha negato la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Nazionale per entrambi i farmaci. La Commissione Scientifica ed Economica di AIFA ha motivato la decisione con tre argomentazioni principali: innanzitutto, il beneficio clinico documentato, pur statisticamente significativo, è stato giudicato “modesto e non definitivo” in termini di impatto concreto sulla qualità di vita quotidiana dei pazienti; in secondo luogo, il profilo di sicurezza include un rischio non trascurabile di eventi avversi gravi, in particolare le ARIA (Amyloid-Related Imaging Abnormalities, anomalie cerebrali correlate alla terapia anti-amiloide) che si manifestano come edema o microemorragie cerebrali documentabili alla risonanza magnetica nel 20-35% dei pazienti trattati; infine, il rapporto costo-efficacia non soddisfa i criteri di sostenibilità per il SSN, considerando che il trattamento annuale con lecanemab supera i 26.000 dollari pro capite negli Stati Uniti.

La decisione di AIFA ha suscitato reazioni contrastanti nella comunità medica e tra le associazioni di pazienti. Da un lato, neurologi e organizzazioni come Alzheimer Italia sottolineano che per molte famiglie colpite dalla malattia qualsiasi rallentamento del decorso – anche di pochi mesi di autonomia in più – ha un valore immenso in termini di dignità e qualità di vita. Dall’altro, i clinici più cauti ricordano che i trial di Fase 3 hanno selezionato popolazioni molto specifiche – pazienti con diagnosi molto precoce confermata da biomarcatori costosi e non sempre disponibili nei centri periferici – e che nella pratica clinica reale i risultati potrebbero divergere da quelli degli studi controllati.

A maggio 2026, lecanemab e donanemab sono collocati da AIFA nella Classe C(nn), che consente la vendita a prezzo libero ma senza rimborso da parte del SSN. Ciò significa che i pazienti che desiderano accedere ai farmaci devono sostenerne l’intero costo, che in Italia è negoziato direttamente tra l’azienda farmaceutica e le strutture sanitarie. Alcune regioni – come la Lombardia e l’Emilia-Romagna – stanno valutando meccanismi di accesso regionale condizionato per garantire la disponibilità almeno nei centri specializzati.

Le prime pazienti trattate in Italia con donanemab e le prospettive per l’accesso alle terapie anti-Alzheimer

Nonostante il mancato rimborso SSN, l’accesso ai nuovi anticorpi monoclonali è tecnicamente possibile in Italia attraverso canali alternativi. Il meccanismo dell’uso compassionevole – previsto dalla normativa europea per farmaci già approvati da EMA ma non ancora rimborsati – consente la somministrazione a pazienti che non hanno alternative terapeutiche equivalenti e che soddisfano criteri clinici precisi. È attraverso questo canale che, il 1° giugno 2026, le prime due pazienti italiane sono state trattate con donanemab presso la clinica neurologica dell’Ospedale “San Pio” di Vasto, in provincia di Chieti (Abruzzo). Si tratta di due donne di 60 e 65 anni con diagnosi di Alzheimer precoce confermata da risonanza magnetica e analisi del liquido cerebrospinale.

Per accedere a questi trattamenti al di fuori della rimborsabilità SSN, i pazienti italiani con Alzheimer in fase iniziale possono percorrere due strade principali. La prima è rivolgersi agli IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) o ai centri universitari specializzati in neurologia cognitiva che hanno ottenuto l’autorizzazione ministeriale all’uso compassionevole, come l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, il Policlinico Gemelli di Roma o il Centro per le Malattie Cognitive e Neurodegenerative del Policlinico di Napoli. La seconda possibilità è accedere alla terapia attraverso strutture private convenzionate o cliniche private a pagamento.

La prospettiva per i prossimi mesi prevede una rivalutazione della documentazione da parte di AIFA, alla luce dei nuovi dati di vita reale (real-world evidence) che emergeranno dai programmi di uso compassionevole e dai registri europei ARIA. Parallelamente, il Ministero della Salute ha avviato un tavolo tecnico tra AIFA, Società Italiana di Neurologia, Associazione Italiana Psicogeriatria e le associazioni di pazienti Alzheimer Italia e Federazione Alzheimer Italia, con l’obiettivo di valutare percorsi di accesso condizionato che possano garantire la sostenibilità economica del trattamento per il SSN nei casi selezionati. Secondo gli esperti, una decisione definitiva potrebbe arrivare entro la fine del 2026 o nei primi mesi del 2027.

 

Illustrazione/visual generato con AI a scopo illustrativo

FAQ

Sono anticorpi monoclonali che rimuovono le placche di beta-amiloide dal cervello nelle fasi precoci dell’Alzheimer. Rallentano il declino cognitivo del 27-35% rispetto al placebo in 18 mesi, modificando il decorso biologico della malattia anziché limitarsi a gestirne i sintomi.

AIFA ha valutato il beneficio clinico come ‘modesto’, i rischi di ARIA (edema e microemorragie cerebrali) come non trascurabili e il costo come incompatibile con la sostenibilità del SSN. I farmaci sono approvati ma non rimborsati: si collocano in Classe C(nn).

Tramite uso compassionevole presso IRCCS e centri universitari specializzati in neurologia cognitiva, o attraverso strutture private. Si consiglia di rivolgersi a un neurologo specialista in demenze per la valutazione dell’eleggibilità.

Solo pazienti con Alzheimer in fase molto precoce (lieve o MCI da Alzheimer) confermata da biomarcatori specifici (PET amiloide o analisi del liquor) e senza controindicazioni alle ARIA. La valutazione spetta al neurologo specialista.

AIFA ha previsto una rivalutazione basata su dati real-world dai registri europei. Un tavolo tecnico tra AIFA, Società Italiana di Neurologia e associazioni di pazienti è al lavoro per valutare percorsi di accesso condizionato. Una decisione è attesa entro fine 2026 o inizio 2027.

Per approfondire

Fonti

La malattia di Alzheimer, una delle forme più comuni di demenza, rappresenta una delle sfide più pressanti nel campo della neurologia e della salute pubblica.  https://www.dossiersalute.com/nuove-prospettive-terapeutiche-per-lalzheimer-cosa-aspettarsi-dai-farmaci-in-arrivo/

Nel panorama sanitario contemporaneo, la Giornata della salute femminile assume un significato che va ben oltre la dimensione simbolica.  https://www.dossiersalute.com/salute-femminile-globale-prevenzione-dati-oms/

Chi colpisce maggiormente, come avviene la diagnosi e come curarsi dalla sindrome di Brugada. https://www.dossiersalute.com/la-sindrome-di-brugada-in-cosa-consiste-e-come-si-presenta/

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