L’adenomiosi è una condizione benigna dell’utero che causa mestruazioni dolorose e abbondanti, spesso scambiata per endometriosi. Capire che cos’è aiuta a riconoscerla e ad arrivare prima a una diagnosi.
La redazione DossierSalute.com in collaborazione con la Dott.ssa Anna Bernabei, ginecologa.
IN SINTESI
- L’adenomiosi è la presenza di tessuto endometriale dentro la parete muscolare dell’utero.
- Provoca mestruazioni dolorose (dismenorrea), flussi abbondanti e dolore pelvico.
- Si stima interessi circa una donna su cinque dopo i 40 anni.
- Si individua con ecografia transvaginale o risonanza magnetica della pelvi.
- I disturbi tendono a ridursi spontaneamente dopo la menopausa.
Che cos’è l’adenomiosi e perché è poco conosciuta
L’adenomiosi è la presenza di ghiandole e tessuto endometriale all’interno del miometrio, cioè lo strato muscolare della parete uterina. In condizioni normali l’endometrio riveste solo la cavità interna dell’utero: quando “sconfina” nel muscolo, a ogni ciclo quel tessuto risponde agli ormoni, sanguina e genera infiammazione, con un progressivo aumento di volume dell’organo. Secondo i Manuali MSD, l’utero può arrivare a raddoppiare o triplicare le proprie dimensioni, pur restando in genere entro quelle di una gravidanza di dodici settimane.
Quanto è diffusa questa condizione? La reale prevalenza resta difficile da stimare, proprio perché la diagnosi non è immediata. L’ospedale Humanitas indica che circa una donna su cinque oltre i 40 anni presenta forme lievi, con una frequenza maggiore nella fascia tra i 40 e i 50 anni. Molto spesso l’adenomiosi emerge quasi per caso, nel corso di accertamenti richiesti per altri disturbi come fibromi, endometriosi o dolore pelvico cronico. Ecco perché, a lungo, è stata una grande assente nel dialogo tra donne e specialisti.
Le cause precise dell’adenomiosi non sono ancora del tutto chiarite. Tra i fattori chiamati in causa la ricerca indica i microtraumi della parete uterina – per esempio dopo un parto o un intervento chirurgico – e l’azione degli estrogeni, che stimolano la crescita del tessuto endometriale. Non sorprende, quindi, che la condizione si concentri nella seconda metà dell’età fertile e nelle donne che hanno già affrontato una o più gravidanze. Comprendere questo profilo aiuta anche a spiegare perché i disturbi tendano a manifestarsi in età adulta e perché si attenuino dopo la menopausa, quando lo stimolo ormonale viene meno.
Adenomiosi o endometriosi? Le differenze da conoscere
Adenomiosi ed endometriosi vengono spesso confuse, ma sono due malattie distinte. Nell’endometriosi il tessuto simile all’endometrio cresce all’esterno dell’utero, su ovaie, tube o peritoneo; nell’adenomiosi, invece, lo stesso tessuto si infiltra all’interno della parete muscolare uterina. Le due condizioni possono coesistere, così come l’adenomiosi si accompagna frequentemente ai fibromi: oltre la metà delle pazienti, segnalano le fonti cliniche, presenta fibromi associati.
I sintomi più tipici sono mestruazioni molto dolorose, flussi abbondanti e prolungati, dolore pelvico e, talvolta, dolore durante i rapporti. Il sanguinamento eccessivo può favorire anche un quadro di anemia. Va però ridimensionato l’allarme: circa un terzo delle donne con adenomiosi non avverte alcun disturbo, mentre per altre la condizione incide in modo importante sulla quotidianità. Poiché si tratta di un tessuto che risponde agli estrogeni, i fastidi tendono a regredire dopo la menopausa, quando la produzione ormonale si riduce.
Distinguere adenomiosi ed endometriosi non è un dettaglio accademico, perché orienta gli accertamenti e le scelte di cura. Una stessa paziente con dolore pelvico cronico può convivere con entrambe le condizioni, e soltanto una valutazione accurata permette di pesare il contributo di ciascuna. Da qui un suggerimento pratico: descrivere allo specialista tutti i sintomi, anche quelli che si tende a minimizzare. Troppo spesso, infatti, mestruazioni invalidanti vengono accettate per anni come semplicemente «abbondanti», ritardando un inquadramento corretto del problema e l’avvio di un percorso adeguato.
Come si diagnostica e cosa cambia per la paziente
Il percorso diagnostico parte dalla visita ginecologica, durante la quale lo specialista può rilevare un utero ingrossato e dolente. Per confermare il sospetto si ricorre oggi a criteri non chirurgici recentemente standardizzati, basati soprattutto sull’ecografia transvaginale e, in casi selezionati, sulla risonanza magnetica della pelvi. La diagnosi istologica certa, ricordano i Manuali MSD, si otterrebbe solo esaminando l’utero dopo l’asportazione: per questo l’imaging ha un ruolo centrale nella pratica clinica.
Che cosa comporta tutto ciò per chi convive con questi sintomi? Le opzioni di gestione, sempre da concordare con il proprio ginecologo, spaziano dai farmaci antinfiammatori contro il dolore alle terapie ormonali – come la pillola o i dispositivi intrauterini a rilascio di progestinico – fino, nei casi più severi, alle soluzioni chirurgiche. L’adenomiosi può inoltre incidere sulla fertilità, riducendo le probabilità di concepimento: un aspetto da valutare con attenzione nelle donne che desiderano una gravidanza. Riconoscere i segnali e parlarne senza imbarazzo resta il primo passo verso un percorso di cura personalizzato.
Un messaggio di metodo merita di essere ribadito: nessuna terapia va iniziata di propria iniziativa. Gli stessi farmaci ormonali efficaci in un caso possono risultare inadatti in un altro, e la decisione dipende dall’età, dal desiderio di una gravidanza e dall’intensità dei disturbi. Affidarsi a un percorso costruito insieme allo specialista permette di controllare i sintomi, monitorare l’utero nel tempo e rivalutare periodicamente l’efficacia delle cure. È così che una condizione a lungo trascurata può finalmente essere gestita in modo efficace, restituendo qualità alla vita quotidiana.
Domande frequenti
È una condizione benigna, non tumorale. Può però causare dolore, flussi abbondanti e anemia, incidendo sulla qualità di vita: per questo va valutata dallo specialista.
È possibile, ma l’adenomiosi può ridurre le probabilità di concepimento. Chi desidera una gravidanza dovrebbe discuterne con il ginecologo per un percorso mirato.
Nell’endometriosi il tessuto cresce fuori dall’utero; nell’adenomiosi si infiltra nella parete muscolare uterina. Possono però coesistere.
Tramite visita ginecologica seguita da ecografia transvaginale e, in casi selezionati, risonanza magnetica della pelvi.
In genere sì: trattandosi di tessuto sensibile agli estrogeni, i disturbi tendono a ridursi quando la produzione ormonale cala.
Per approfondire
Quando una cisti ovarica è normale e quando invece richiede accertamenti.
A chi è indicata la terapia ormonale sostitutiva e quali sono benefici e rischi.
Fonti
Manuali MSD, versione per pazienti, scheda dedicata all’adenomiosi uterina. Leggi l’articolo
Humanitas San Pio X, enciclopedia dei sintomi e disturbi, voce dedicata all’adenomiosi. Leggi l’articolo
Manuali MSD, edizione per professionisti, scheda dedicata all’adenomiosi uterina. Leggi l’articolo





