Un’agenda globale al Lido: perché questo summit conta
Dal 4 al 6 settembre 2025, il Lido di Venezia ha ospitato “About the Woman”, trasformando l’Hotel Excelsior in un hub di idee, ricerca e testimonianze sulla salute femminile. Un palcoscenico di respiro internazionale dove clinici, scienziati, decisori pubblici e pazienti hanno discusso di prevenzione, innovazione terapeutica e diritti di cura. Non un semplice convegno, ma un laboratorio aperto che ha messo in dialogo discipline diverse: dalla radiologia interventistica alla ginecologia oncologica, fino alle politiche europee per la salute. In questa cornice, il focus è stato doppio: fare il punto sulle evidenze scientifiche e restituire alle donne strumenti concreti per orientarsi tra diagnosi, percorsi assistenziali e opzioni terapeutiche.
L’impostazione dell’evento ha favorito un racconto chiaro e accessibile, evitando tecnicismi inutili e valorizzando ciò che interessa davvero le persone: quali sono le scelte oggi disponibili? Che risultati offrono? Con quali rischi e benefici? E come si integrano nei percorsi reali di cura?

Il contributo di Tommaso Lupattelli: quando l’embolizzazione cambia la clinica
Tra i protagonisti più attesi, il dottor Tommaso Lupattelli ha portato sul palco l’esperienza di un pioniere della embolizzazione in Italia, maturata in centri di riferimento e in migliaia di procedure. Radiologo interventista e chirurgo vascolare, Lupattelli è noto per il lavoro su procedure mininvasive che, attraverso cateteri endovascolari e materiali embolizzanti, “spengono” selettivamente l’afflusso di sangue a tessuti patologici, preservando l’organo. Il suo profilo professionale, che unisce pratica clinica, attività didattica e divulgazione, è illustrato nel suo sito personale e nelle pagine istituzionali dei centri in cui opera.
La tesi di fondo del suo intervento è stata semplice ma dirompente: molte patologie tipicamente femminili – fibromi uterini, adenomiosi, dolore pelvico da insufficienza venosa (pelvic congestion syndrome) – dispongono oggi di alternative mininvasive che possono ridurre ospedalizzazione, tempi di recupero e impatto sulla vita quotidiana, mantenendo tassi di controllo dei sintomi elevati e preservando l’utero quando clinicamente indicato. Le procedure di embolizzazione non sono “contro” la chirurgia: la completano, offrendo un’opzione in più quando l’indicazione è corretta e condivisa in équipe.
Per i fibromi uterini, ad esempio, la letteratura e i documenti di società scientifiche confermano che l’embolizzazione delle arterie uterine (UAE/UFE) rappresenta un’alternativa validata a isterectomia e miomectomia in donne selezionate, con recuperi più rapidi e riduzione del sanguinamento e dei sintomi di massa.
Per orientarsi, sono utili le raccomandazioni del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) e i documenti di pratica clinica di American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) e Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG), oltre a revisioni aggiornate su StatPearls e PubMed.
Dalla teoria alla pratica: cosa cambia per le pazienti
La prospettiva clinica presentata a Venezia è concreta: selezione dei casi, dialogo multidisciplinare, informazione comprensibile. L’embolizzazione, eseguita con anestesia locale e sedazione, prevede l’introduzione di microcateteri nelle arterie uterine (o, nei casi di congestione pelvica, nelle vene ovariche o iliache) e il rilascio controllato di particelle o altri agenti per interrompere la vascolarizzazione patologica. Il risultato, nelle settimane e nei mesi successivi, è la riduzione di volume dei fibromi e del dolore, con elevati livelli di soddisfazione riferita dalle pazienti nelle coorti pubblicate. Documenti come la guida NICE sull’UAE per fibromi e il compendio StatPearls offrono inquadramenti aggiornati e neutrali.
Adenomiosi: una frontiera in evoluzione
Un capitolo particolarmente sentito è quello dell’adenomiosi, condizione spesso sottodiagnosticata che impatta dolore, sanguinamenti e qualità di vita. Studi recenti e revisioni suggeriscono che l’embolizzazione possa rappresentare un’opzione antiemorragica e antalgica efficace in selezionate pazienti, specie se desiderose di preservare l’utero: le evidenze dal 2023 in avanti indicano miglioramenti clinici significativi e un profilo di sicurezza favorevole, pur raccomandando un attento counselling e la valutazione di fattori come il volume uterino.
Dolore pelvico e insufficienza venosa: oltre il tabù
Il dolore pelvico cronico legato a insufficienza venosa (pelvic congestion syndrome) resta un’area dove diagnosi e terapie sono in evoluzione: l’embolizzazione selettiva delle vene ovariche/iliache, nelle mani di operatori esperti e con adeguata selezione, mostra percentuali di miglioramento clinico rilevanti, anche se la qualità delle evidenze è eterogenea e sono necessari studi comparativi robusti. Messaggi chiave: escludere cause alternative, confermare la diagnosi con imaging mirato, scegliere centri con esperienza.
Le altre voci: chirurgia d’eccellenza e visione di sistema
Se l’innovazione mininvasiva ha occupato un posto di primo piano, About the Woman ha dato spazio anche alla chirurgia ginecologica ad alta complessità. La professoressa Anna Fagotti, oggi alla guida della ginecologia oncologica del Policlinico Gemelli e docente all’Università Cattolica, ha inquadrato lo stato dell’arte nella gestione dei tumori femminili, dal carcinoma ovarico alle neoplasie dell’utero, sottolineando l’importanza di reti cliniche e volumi di attività per migliorare gli esiti. La sua esperienza e i ruoli direttivi emergono dalle schede istituzionali del Gemelli e dell’Università.
Politiche pubbliche: investire nella salute delle donne conviene
La partecipazione dell’europarlamentare Alessandra Moretti ha portato il dibattito sul terreno delle strategie europee: prevenzione, ricerca traslazionale, accesso alle cure e riduzione delle disuguaglianze territoriali. Il profilo ufficiale al Parlamento europeo e le sue iniziative sul tema salute e oncologia testimoniano il tentativo di saldare la dimensione clinica con quella regolatoria. In un contesto di risorse limitate, puntare su percorsi appropriati e su tecnologie costo-efficaci (come molte procedure mininvasive) diventa una scelta sanitaria ed economica.
Dalla Mostra del Cinema alla medicina che cambia: forma e sostanza
La scelta logistica – il Lido, l’Excelsior, i giorni della Mostra – non è stata soltanto scenografia. La vicinanza con il racconto per immagini ha favorito un linguaggio più chiaro e “pubblico”, spesso assente nei congressi superstiti dei tecnicismi. La salute femminile è uscita dalle aule per incontrare la società: associazioni pazienti, divulgatori, giornalisti scientifici. Si è parlato di prevenzione ginecologica, menopausa, contraccezione consapevole, percorso nascita, oncologia, medicina genere-specifica. E si è insistito su un concetto: senza informazione accessibile, anche le migliori innovazioni restano “invisibili”.
Cosa portare a casa: tre idee-forza per pazienti e professionisti
1) Le scelte contano: personalizzazione e appropriatezza
Non esiste “la cura giusta” in assoluto, ma “la cura giusta per quella paziente, in quel momento della sua vita”. Embolizzazione, chirurgia conservativa o demolitiva, terapia medica: ogni opzione ha indicazioni, controindicazioni e risultati attesi. La condivisione informata, la multidisciplinarità e l’appropriatezza delle prescrizioni sono i veri dispositivi salvavita.
2) Evidence first: linee guida e dati real-world
Scegliere sulla base di prove aggiornate riduce variabilità e sprechi. Oggi le raccomandazioni su UAE e, più in generale, sulle opzioni per i fibromi uterini sono disponibili e gratuite per pazienti e operatori: consultare le linee guida NICE, i documenti ACOG/RCOG e revisioni recenti aiuta a orientarsi tra miti e realtà.
3) Investire sulle donne è investire nel Paese
Dalla prevenzione alle terapie personalizzate, dalle maternità desiderate alla longevità in salute, il benessere femminile ha ritorni diretti su famiglie, produttività, sistemi di welfare. Coordinare clinica e politiche pubbliche – come richiamato anche nel dibattito europeo – è la condizione per trasformare gli “annunci” in accessi reali ed equi.
Dentro le procedure: una guida pratica “senza giri di parole”
Fibromi uterini: che cos’è l’embolizzazione e a chi si rivolge
L’embolizzazione delle arterie uterine (UAE/UFE) è una procedura endovascolare che riduce l’afflusso di sangue ai fibromi, portandoli a una progressiva riduzione di volume. È indicata in donne con sintomi (sanguinamenti abbondanti, dolore, compressione) che desiderano evitare chirurgia maggiore o preservare l’utero quando possibile. La selezione del caso (risonanza/eco di qualità, valutazione con ginecologo e radiologo interventista) è decisiva. Benefici: ricoveri più brevi, recupero rapido, controllo del sanguinamento. Limiti: dolore post-procedura transitorio, rischio di complicanze rare (infezione, insufficienza ovarica in età avanzata), necessità di follow-up.
Adenomiosi: opzione uterine-sparing in casi selezionati
Nell’adenomiosi, la UAE può migliorare dolore e menorragia in pazienti selezionate. Le evidenze più recenti (studi osservazionali, alcune meta-analisi) indicano buoni esiti clinici e qualità di vita, pur con la raccomandazione di counselling approfondito su aspettative e possibili necessità di terapie aggiuntive nel tempo.
Dolore pelvico da congestione venosa: l’embolizzazione delle vene ovariche
Per la pelvic congestion syndrome, la chiave è confermare la diagnosi (ecografia doppler, RM/TC mirate, venografia selettiva nei centri esperti). L’embolizzazione delle vene incompetenti può ridurre il dolore, specie se associata a cambiamenti dello stile di vita e fisioterapia del pavimento pelvico. La letteratura supporta l’efficacia e la sicurezza, pur sottolineando il bisogno di studi randomizzati più ampi.
Il fattore “contesto”: accesso, informazione, linguaggio
Perché molte donne non arrivano all’embolizzazione (anche quando potrebbe aiutarle)
- Scarsa conoscenza: molte pazienti non ricevono informazioni complete sulle alternative mininvasive.
- Disomogeneità territoriale: disponibilità di centri e liste variabili.
- Bias culturali: l’isterectomia è percepita come “soluzione definitiva”, anche quando si può preservare l’utero.
- Lessico ostico: parole complesse allontanano dai servizi.
Venezia 2025: cosa resta dopo “About the Woman”
L’edizione 2025 ha lasciato un messaggio netto: la salute femminile non è un sotto-capitolo della medicina, ma un criterio con cui ripensare i sistemi sanitari. Lo ha dimostrato la convergenza tra clinica, innovazione tecnologica e politiche pubbliche: piani di prevenzione, percorsi patient-centered, tecniche mininvasive che riducono complicanze e tempi di inattività. Figure come il dr. Tommaso Lupattelli, la prof.ssa Anna Fagotti e rappresentanti istituzionali come Alessandra Moretti hanno indicato una rotta comune: dal dato al diritto di accesso, dalla tecnica al linguaggio.
foto:freepik
La redazione in collaborazione con il Dott. Tommaso Lupattelli Chirurgo Interventista a Milano





