Vertigine oggettiva e vertigine soggettiva

 

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La vertigine viene clinicamente distinta in oggettiva, o rotatoria, e soggettiva.

Vertigine oggettiva

La prima è caratterizzata da un senso di allucinazione spaziale per una rotazione dell’ambiente circostante, dovuta all’involontaria deriva dei globi oculari, in presenza di visione, sospinti verso il lato della defaillance vestibolare, cui corrisponde un movimento del campo visivo in senso opposto, da cui il senso di rotazione ambientale.

Clinicamente, ciò viene confermato dalla presenza di un nistagmo, che contempla appunto una movimento oculare lento verso il lato deficitario ed un rapido recupero in senso opposto, recupero che avviene peraltro in assenza di visione.

Durata della vertigine oggettiva

La vertigine oggettiva o rotatoria può essere classificata in base alla durata e nello specifico:

  1. vertigine rotatoria breve, della durata di frazioni di minuto, che si può ripresentare anche più volte nella giornata, specie al raggiungimento di certe particolari posizioni del capo rispetto allo spazio;
  2. vertigine rotatoria della durata di alcune ore, spesso associata a sintomi uditivi, come distorsioni sonore, cioè percezione di suoni metallici, e acufeni, che può configurare l’incipit di una patologia degenerativa del labirinto su base idropica;
  3. vertigine rotatoria della durata di alcuni giorni, riconducibile a processi infiammatori del recettore vestibolare e/o del primo neurone afferente.

Vertigine soggettiva

Per contro, la vertigine soggettiva viene descritta come un senso di instabilità, disequilibrio, debolezza, astenia, talvolta anche come senso di deliquio, svenimento o annebbiamento visivo/riduzione del campo visivo.

La vertigine oggettiva o rotatoria è più spesso dovuta a patologia del recettore vestibolare ovvero della parte periferica dell’apparato vestibolare.  Talvolta, questa può essere presente anche in patologia del sistema nervoso centrale, ma in questo caso più spesso associata ad altra sintomatologia neurologica.

La vertigine soggettiva è più spesso dovuta a turbe cardiocircolatorie e può essere frequentemente mal descritta dal paziente e/o enfatizzata e riferita confusamente in base all’elaborato soggettivo del malato.

Approccio clinico e terapeutico

Dal punto di vista dell’approccio clinico e terapeutico, occorre operare una prima distinzione tra vertigine oggettiva, di squisita pertinenza otoiatrica, e vertigine soggettiva, che potrebbe rappresentare invece un campanello d’allarme di una disfunzione più propriamente internistica.

Una volta appurata la presenza di un quadro da sofferenza vestibolare periferica, occorre discriminare in base alle caratteristiche temporali della vertigine stessa, in quanto ognuna delle tre sottocategorie sopra accennate implica un approccio terapeutico differente:

  • nel primo caso di tipo Kinesico;
  • nel secondo di tipo farmacologico eziopatogenetico;
  • nel terzo di tipo farmacologico sintomatico.

Allo specialista competente spetta, quindi, il compito di una diagnosi specialistica accurata, che consenta un corretto inquadramento clinico ed il conseguente idoneo approccio terapeutico risolutivo.

 

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Dott. Alberto Lenzi