Quando la stanchezza diventa una malattia entra in campo l’ozonoterapia

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Se c’è un proposito ricorrente che molti di noi hanno è quello di dedicare parte della giornata all’attività fisica, cosa che aumenta i livelli di ossigeno nel sangue, seguito da quello di adottare una dieta sana ed equilibrata.

In realtà, la vita lavorativa (spesso senza garanzie di durata) e la carenza di un sonno ristoratore (ci vorrebbero almeno otto ore di riposo notturno) portano ad una esistenza disordinata nel suo insieme e spesso impediscono di trovare il tempo e l’energia di fare sport.

Una vita sempre uguale e disordinata comporta una stanchezza di fondo che limita le nostre intenzioni. A tutto questo bisogna aggiungere una serie di patologie ben individuate e frequenti anche se spesso sottovalutate.

I disturbi che provocano la stanchezza cronica

I medici del National Health Service britannico hanno stilato la lista dei disturbi più comuni che provocano un senso di stanchezza perenne: la Celiachia, l’Anemia grave (ricorrente nelle donne), l’apnea notturna (frequente tra i russatori), l’ipotiroidismo, il diabete, la sindrome delle gambe senza riposo, l’ansia eccessiva.  Sono tutte patologie gravi, ma con una causa ben definita e quindi curabili.

Ben diversa è la poco e mal conosciuta Sindrome da Stanchezza (o Fatica) Cronica, che desidero illustrare in questo articolo. La nostra vita è caratterizzata da una serie di risposte, consapevoli e non, a ciò che accade intorno a noi. Tutto questo comporta fatica e dispendio di forze, però in alcuni soggetti la stanchezza che ne deriva può risultare eccessiva, innaturale, condizionandone negativamente le attività. Tutto viene fatto con  fatica: il lavoro, considerato come un dovere cui non ci si può sottrarre, e la vita familiare, vissuta come un peso gravoso.

La Sindrome da Stanchezza (o Fatica) Cronica è caratterizzata dalla combinazione di una serie di sintomi, per la durata di almeno sei mesi. Spesso, all’origine vi è il concorso di una serie di cause scatenanti, alcune delle quali possono essere la debolezza del sistema immunitario, gli squilibri ormonali (anomalie nei livelli degli ormoni prodotti nell’ipotalamo, nell’ipofisi o nelle ghiandole surrenali,della tiroide) e/o del metabolismo, eventi stressanti (come il cambiamento del lavoro o di residenza), di frequente coincidenti tra loro.

Si presenta, a volte, dopo un’infezione grave, ad esempio virale, un’influenza intestinale, oppure dopo essere stati contagiati dal virus Epstein-Barr, lo stesso virus che provoca la mononucleosi infettiva. Alcuni pazienti  affermano che il disturbo si è presentato dopo un periodo di forte stress, dovuto ad esempio ad un intervento chirurgico importante. Sono stati chiamati in causa diverse ipotesi, ma dopo migliaia di ricerche cliniche non si è ancora arrivati a conclusioni precise.

La fascia d’età più a rischio è quella tra i 40 e i 60 anni, ma può colpire anche gli adolescenti. Chi è in sovrappeso e non fa attività fisica corre un rischio maggiore. I sintomi principali sono: difficoltà di concentrazione  stanchezza al risveglio, dolori muscolari, mal di testa diverso dal solito o più forte del solito,  disturbi visivi (vista offuscata, sensibilità alla luce, male agli occhi), irritabilità, sbalzi d’umore, attacchi di panico, ansia, colon irritabile.

I rimedi naturali

I rimedi in fase iniziale, per quanto detto, sono: diminuire le cause dello stress, affaticarsi il meno possibile, ritagliare del tempo per se stessi, migliorare l’approccio al sonno, cercare di non dormire durante la giornata e di evitare caffeina, alcol e fumo. Alcuni pazienti riferiscono che i sintomi della sindrome da fatica cronica regrediscono se si ricorre alle terapie complementari o alternative, come la massoterapia (massaggi), la chiropratica, lo yoga, lo stretching o l’autoipnosi.

Farmaci e psicoterapia

La riduzione o l’eliminazione dei sintomi possono essere ottenute anche mediante l’assunzione di farmaci antidepressivi. E’ stato dimostrato che un contributo importante può derivare dalla psicoterapia. La terapia cognitivo – comportamentale ha un duplice obiettivo in questi casi: migliorare la qualità di vita del soggetto e raggiungere il sollievo dai sintomi, attraverso l’introduzione di cambiamenti nelle abitudini quotidiane che hanno contribuito all’insorgenza dell’affaticamento cronico (stress, eccessivo lavoro, mancanza di tempo libero, ecc.)  ed miglioramento del ciclo veglia-sonno.

Tutto questo non basta perché si tratta di sollievi a breve termine e che prevedono al centro della cura la volontà del paziente, solitamente indebolita. Data la complessità della malattia un aiuto durevole può derivare dall’ozonoterapia, che è sempre più impiegata con successo e prevede l’aiuto del medico. L’ipossia o un ridotto utilizzo dell’ossigeno, cosa che si verifica in questa sindrome, provoca l’invecchiamento di tutte le cellule dell’organismo, un danno a livello dei vari organi e tessuti del corpo umano: cuore, cervello, rene, tessuto sottocutaneo, muscoli.

I grandi risultati ottenuti con l’ozonoterapia

Le potenzialità della miscela O2-O3 nel migliorare la perfusione ematica capillare, il microcircolo e l’ossigenazione dei tessuti sono note da tempo. Infine, non deve essere dimenticata l’azione dell’ozono sulle membrane cellulari, in grado di contribuire ad un miglioramento della funzione cellulare e quindi tissutale.

L’ossigeno ozono terapia è una macroterapia ad ampio spettro: aumenta la resistenza allo sforzo migliorando la percezione di se stessi, ha azione anti-infiammatoria e anti dolorifica locale e sistemica, riattiva il microcircolo nei vari organi ed apparati con maggiore cessione e migliore utilizzo di ossigeno e sostanze nutritive nelle cellule, accompagnandosi ad una  più efficiente eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dal metabolismo cellulare.

L’ozono terapia può essere praticata attraverso diverse vie di somministrazione quali le infiltrazioni locali sottocutanee, le iniezioni intramuscolari e intrarticolari, le auto-emoinfusioni, le insufflazioni rettali e vaginali. Il vantaggio dell’ossigeno-ozono terapia, rispetto alle altre terapie mediche, è quello di essere una cura assolutamente naturale e priva di effetti collaterali.

La procedura

Il trattamento della Chronic Fatigue Syndrome prevede due o tre sedute settimanali per un totale di dodici sedute. In pratica, viene prelevata una certa quantità di sangue dal paziente (come se donasse il sangue), opportunamente miscelata in un tempo ben definito con un’adatta quantità di ossigeno-ozono ad una precisa concentrazione ed infine reinfusa nello stesso paziente subito dopo. In alternativa, a giudizio del medico, sono possibili due sedute settimanali di insufflazioni rettali per un totale sempre di dodici sedute. La modalità potrà essere ovviamente modificata qualora il paziente presenti particolari complicazioni di ordine fisico o psicologico.

 

Dott. Prof. Gianfranco Zandonini

Dott. Prof. Gianfranco Zandonini