Odontoiatria: il futuro in 3D è già qui

l'esperto risponde

 

In un mondo che va sempre più verso la digitalizzazione, anche l’odontoiatria segue questa tendenza. La tecnologia computerizzata sta entrando prepotentemente nella pratica clinica odontoiatrica. Con l’ausilio del computer è possibile intervenire nella realizzazione delle protesi e sostituire i metodi artigianali dell’odontotecnico e l’abilità chirurgica del medico con la predicibilità ed il controllo tipici dei processi industriali di precisione. Una assoluta novità è rappresentata da “Cerec meets Galileos”, un connubio strumentale che, attraverso la tecnologia, permette di redigere diagnosi da un lato e pianificare la terapia e le protesi dall’altro, nello stesso momento. Ne parliamo con il Dott. Gianluca Cicardi, odontoiatra esperto nell’applicazione delle metodiche tecnologiche di ultima generazione.

Quale evoluzione rappresenta “Cerec meets Galileos” nella moderna pratica odontoiatrica?

Diagnosi, terapia e protesizzazione. Con “Cerec meets Galileos” oggi è possibile pianificare ognuna delle fasi della prassi odontoiatrica. L’utilizzo dei software cosiddetti di navigazione permette di ricreare virtualmente l’anatomia del paziente in tre dimensioni. Nella fase diagnostica le immagini tridimensionali dei tessuti molli e delle ossa mascellari dei pazienti vengono esaminati nei più intimi dettagli; sul computer appaiono in 3D tutte le informazioni necessarie alle valutazioni sui volumi, la qualità e la quantità dell’osso del paziente. Questo è possibile in seguito all’acquisizione dei dati radiografici acquisiti con il Galileos, un apparecchio radiografico CBCT (Cone Beam Computer Tomografy) di ultima generazione con tecnologia digitale, che permette di avere immagini in 3D volumetriche e con dosi radiologiche 70 volte meno di una Tac tradizionale. Ciò consente la progettazione virtuale del posizionamento degli impianti. Con il Cerec (Ceramic Reconstrution) invece si ha la previsualizzazione virtuale degli elementi dentali che poi andranno costruiti sugli impianti.

In cosa si distingue dai sistemi computer guidati?

Rispetto al “Cerec meets Galileos” che consente un total planning, gli altri sistemi computer guidati non sono in grado di eseguire tutte le procedure in maniera virtuale, ma si devono affidare ancora al laboratorio odontotecnico per simulare il manufatto protesico su modelli in gesso ricavati dalle impronte del paziente. La pianificazione virtuale ottenuta dal connubio tra CEREC e GALILEOS viene invece salvata e inviata in un file alla casa di produzione delle guide chirurgiche. Questa realizza mascherine che contengono degli anellini guida ad altissima precisione che indirizzeranno la fresa usata dal chirurgo per la preparazione del sito implantare nell’esatta posizione, inclinazione e profondità stabilita nella pianificazione al computer, affinché sia possibile il corretto alloggiamento degli impianti stessi in considerazione della posizione dei denti futuri.

Quali sono le principali proprietà del Cerec?

Il Cerec permette di ricostruire i denti acquisendo con una telecamera a led blu una semplice foto della bocca del paziente. Le fastidiose impronte non sono più necessarie e dopo che un software ha progettato il dente i dati vengono inviati ad un fresatore CAD-CAM ad alta precisione che estrae da un blocchetto di ceramica il dente finito. Quindi niente impronte, precisione assoluta, velocità di esecuzione, estetica e biocompatibilità eccellente perché non si adoperano metalli, talvolta causa di allergie e inestetismi. I manufatti protesici sono praticamente indistinguibili da quelli naturali. Con questa metodica possiamo realizzare corone, ponti, intarsi e possiamo migliorare il sorriso dei nostri pazienti con l’odontoiatria estetica delle faccette.

La metodologia computerizzata riduce i tempi di trattamento implantologico?

I tempi di trattamento sono ridotti drasticamente. Basti pensare che dopo una seduta di poco più di un’ora, in molti casi viene montata al paziente la sua nuova protesi fissa sostenuta dagli impianti appena inseriti (carico immediato), dandogli la possibilità di masticare e sorridere immediatamente. Si è passati da operatori che usano tutta la loro abilità ed esperienza nelle fasi chirurgiche espletando interventi a mano libera, agli stessi operatori, che, assistiti dal computer, eseguono l’intervento con la precisione submillimetrica che non è propria dell’uomo, ma solo delle macchine. Infatti, nell’implantologia computer guidata è il software che analizza l’osso e permette di sfruttarne anche i più minimi volumi con una precisione incredibile. Un processo estremamente delicato e complesso, che, se ben codificato, permette all’operatore di esprimere la sua esperienza non solo nella fase dell’intervento chirurgico, che diventa guidato e quindi estremamente semplificato, bensì, e soprattutto, nelle fasi diagnostiche e durante la pianificazione pre-chirurgica del caso.

Il computer diviene quindi strumento di predicibilità.

Esatto. Ancora prima di intervenire è possibile sapere con precisione assoluta quanti impianti occorreranno per la riabilitazione del paziente, che tipo di protesi verrà fatta, e avere una prognosi precisa. L’intervento viene prima eseguito virtualmente sul PC del medico e poi ripetuto fedelmente al decimo di millimetro il giorno dell’intervento sul paziente. Se ben eseguite, queste tecniche permettono di operare in semplicità pazienti con atrofie ossee importanti, senza la necessità di elevare lembi muco-periostei. Non vengono per cui praticati tagli sulla gengiva e non si utilizzano punti di sutura. Gli interventi diventano di brevissima durata con scarse e rare complicazioni. Si possono inserire più impianti in un’unica seduta chirurgica e in molti casi i pazienti sono in grado di utilizzare i denti subito dopo l’intervento per masticare e sorridere in sicurezza, in assenza di sintomatologia dolorosa, sanguinamenti o gonfiori. Questa procedura abbinata alla sedazione cosciente durante l’intervento permette a molti pazienti, timorosi nel sottoporsi all’implantologia, di affrontarla veramente come se si stesse facendo una semplice otturazione.

Qual è lo scopo della pianificazione al computer?

L’obiettivo consiste nel pianificare la posizione d’inserimento degli impianti, simulandola virtualmente su di una radiografia in 3D ottenuta con un’apparecchiatura nuovissima, la CBCT – Cone Beam Computer Tomografy – che riesce ad eseguire immagini digitali del cranio in tre dimensioni. Lavorando su di un volume, possiamo con estrema precisione posizionare i nostri impianti, valutando la forma dell’osso del paziente e calcolando con dimensioni reali le strutture anatomiche sensibili da evitare per non provocare lesioni permanenti al paziente.

Perché è così importante avvalersi dell’ausilio del computer?

Con l’introduzione delle nuove metodiche computerizzate in implantoprotesi, utilizzate sia in fase diagnostica che operativa, l’odontoiatria è stata rivoluzionata e lo sarà sempre più. Questa rivoluzione non riguarda i principi, ma le metodiche ed i materiali, conducendo a risultati più duraturi e precisi in tempi ridotti. La dettagliata pianificazione consente di operare anche in zone con scarsità d’osso e la possibilità di applicare impianti con dimensioni ridotte, i cosiddetti “short implant” di 5 mm di profondità; permette, inoltre, di risolvere casi che fino a poco tempo fa conducevano irrimediabilmente a complicate e dolorose ricostruzioni di osso. Questo deve da un lato farci riflettere su quanto è importante poter fare diagnosi certe, ma anche quanto incidono le nuove tecnologie sulla professione per dare ai pazienti la sicurezza e la qualità delle prestazioni.

LA CBCT è utile anche in altri ambiti?

Certamente sì. E’ utile nella chirurgia (estrazione di denti inclusi, ect) e nell’endodonzia: spesso capita che durante un esame attento delle arcate dentarie per motivi implantari, in cui sono presenti denti naturali devitalizzati, ci si renda drammaticamente conto di quanti denti hanno lesioni di origine endodontica, che non erano stati riscontrati con esami tradizionali. La TAC Cone Beam consente una riduzione della dose di radiazione assorbita dal paziente molto significativa rispetto ad una TAC tradizionale e l’apparecchio che noi utilizziamo il GALILEOS 3D, da uno studio comparativo americano tra varie marche, è risultato il più performante con ben 70 volte meno radiazioni di una TAC tradizionale. Tanto per capirci, paragonando la quantità di radiazione cosmica che riceviamo in un anno, una TAC è pari a circa 260 giorni, con il GALILEOS 3D solo 3 giorni o 4 ore di volo in aereo. L’impressione personale e le prime esperienze cliniche ci fanno pensare che si sia entrati davvero in un mondo dal quale non si potrà più tornare indietro, se vogliamo qualità e sicurezza per i pazienti, con un gap sempre più ampio tra chi usa e chi non usa la tecnologia.

Dott. Gianluca Cicardi

Dott. Gianluca Cicardi