Obesità: un’epidemia dei tempi moderni

l'esperto risponde

 

La crescente diffusione dell’obesità e del soprappeso ha interessato, da alcuni anni, diverse categorie di studiosi quali i medici, gli epidemiologi, i ricercatori in campo biologico e gli antropologi. Si è presa coscienza che l’obesità è un grave problema sanitario che predispone all’insorgenza di molte malattie tra le quali il diabete, l’ipertensione arteriosa, la cardiopatia ischemica, l’osteoartrosi e alcuni tipi di neoplasie maligne. Rappresenta, inoltre, la seconda causa di morte, dopo il fumo, nei paesi tecnologicamente avanzati.

In Italia la prevalenza di questa patologia è stimata in circa il 10% della popolazione, interessando quindi oltre cinque milioni di persone: è obeso infatti quasi un italiano su dieci e il sovrappeso riguarda il 41% degli uomini ed il 25% delle donne e la tendenza è verso un ulteriore aumento nei prossimi anni.

La lotta all’obesità rappresenta, quindi, una tra le più importanti sfide nel campo medico dell’inizio del terzo millennio.

Quali sono, Dottor Vignati, le principali cause dell’obesità?

L’eccesso di peso deriva dalla discrepanza tra le calorie introdotte con gli alimenti e quelle consumate con il metabolismo basale e l’attività fisica. Quando la quantità totale di energia introdotta supera quella spesa, si aumenta di peso. È evidente, oramai, che vi siano individui particolarmente predisposti ad accumulare peso, per alterazioni dei centri di controllo della fame e della sazietà e per una riduzione del consumo calorico. Certo contribuiscono, e molto, anche i fattori ambientali e socioeconomici, come la sedentarietà, la maggiore disponibilità di cibi ad alto contenuto calorico e le abitudini alimentare che, associandosi ai fattori genetici contribuiscono all’instaurarsi dell’obesità.

Sovrappeso e obesità: come si fa a distinguerle?

In base a un calcolo. L’Indice di Massa Corporea o Body Mass Index (BMI) è  un parametro efficace per la valutazione dell’eccesso di peso. Si calcola dividendo il peso, espresso in chilogrammi, per il quadrato l’altezza espressa in metri (BMI = kg/m2); se il valore che si ricava è inferiore a 18,5 il soggetto è sottopeso, mentre valori compresi tra 18,5 e 24,9 sono considerati normali. Quando il risultato è tra 25 e 29,9 si parla si sovrappeso e per valori superiori si parla di obesità. Questo calcolo, in genere, regala qualche brutta sorpresa a più di un paziente che venendo da noi pensa di essere semplicemente in sovrappeso, mentre il realtà è già entrato nell’obesità. Lo stato di obesità, poi, viene a sua volta suddiviso in tre categorie: da 30 a 34,9, obesità di primo grado, da 35 a 39,9 obesità di secondo grado e da 40 in poi, obesità di terzo grado od obesità morbigena.

 

Quali rischi comporta l’eccesso di peso?

Il diabete, l’ipertensione arteriosa, le malattie cardiovascolari ed alcuni tumori sono tutte malattie legate all’incremento del peso corporeo, a ciò si aggiunge anche una riduzione dell’aspettativa di vita. La relazione invece tra obesità e psicologia è più complessa. L’obesità non è di per sé una malattia psicopatologica e non è un indicatore di disturbi psicopatologici. Esistono tuttavia situazioni, definiti Disturbi del Comportamento Alimentare o DCA, che rientrano tra le malattie psichiatriche e che possono essere presenti in soggetti obesi. Da non sottovalutare, è la disapprovazione sociale che colpisce l’obesità e che, attraverso il pregiudizio e le discriminazioni verso le persone obese, può favorire l’insorgenza di disturbi psicopatologici conseguenti a questa condizione.

Cosa fare per combattere l’obesità?

Innanzitutto, rivolgersi al proprio medico di base per un primo approccio: sarà poi lui a indirizzare il paziente da un medico specialista, preferibilmente un endocrinologo o un nutrizionista. Ricordate, mai adottare “il-fai-da-te”. Saranno i medici a offrire in primo luogo consigli per seguire un’alimentazione corretta, valutata sulle caratteristiche del singolo paziente e per modificare lo stile di vita – contrastare la sedentarietà è alla base di ogni dimagrimento. Laddove indicata e solo nel caso fallisca questo primo step, si potrà valutare l’introduzione di una terapia farmacologica.

obes viscerale

Obesità viscerale: cos’è?

Se l’aumento di peso comporta di per sé un aumento dei rischi, è la distribuzione del grasso corporeo un ulteriore criterio di valutazione che non molti conoscono. L’accumulo di adipe nella parte alta del corpo, che dà origine alla così detta obesità viscerale, infatti, è il più pericoloso perché è maggiormente legato alle malattie cardiovascolari e al diabete.

La misura della circonferenza di vita è strettamente correlata con la quantità di grasso addominale: il rischio diventa elevato se questa misura è uguale o superiore a 88 cm nelle donne e a 102 cm negli uomini.

Dott. Federico Vignati

Dott. Federico Vignati