Lo stress: quanto (e quale) fa male?

Focus

Vari stimoli fisici, psichici e psico-sociali sono in grado di indurre nell’uomo una reazione di stress qualora vengano direttamente o indirettamente percepiti come minacciosi per la vita o per l’incolumità fisica; si tratta, quindi, di un fondamentale meccanismo di adattamento destinato ad assicurare la sopravvivenza del singolo individuo di fronte a stimoli minacciosi.

Cos’è lo stress?

Lo stress è la risposta sistemica dell’organismo ad un qualsiasi tipo di stressor, fisico o psichico, sia esso anche di natura positiva. Il termine stress deriva originariamente da un concetto meccanico-ingegneristico e indica la capacità del metallo a reagire a fonti  di usura, stress. Si usa ‘mettere sotto stress’ le travi metalliche per provarne la resistenza. In altri termini tensione e ‘deformazione’ si producono ogni volta che una forza incontra una resistenza.

In Medicina, questo termine è stato introdotto dal “padre dello stress”  Hans Selye che nel 1936 scoprì che sottoponendo dei ratti a stimoli diversi otteneva sempre lo stesso quadro di alterazioni:

  1. aumento di spessore della corteccia surrenalica;
  2. atrofia del timo, della milza e delle ghiandole linfatiche;
  3. sviluppo di ulcere emorragiche gastriche e/o del duodeno.

Selye interpretò questa risposta come conseguenza di una reazione adattativa e difensiva di natura stereotipata e aspecifica dell’organismo da lui definita  “ Sindrome generale di adattamento”.

L’evoluzione della sindrome avviene in 3 modalità:

  1. allarme: l’organismo risponde agli stressor mettendo in atto meccanismi di fronteggiamento (coping) sia fisici che mentali. Alcuni esempi sono costituiti dall’aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna, del tono muscolare e della attivazione psicofisiologica;
  2. resistenza: il corpo tenta di contrastare gli effetti negativi dello stress prolungato mediante risposte ormonali specifiche di varie ghiandole, ad esempio delle ghiandole surrenali;
  3. esaurimento: se gli stressor continuano ad agire, il soggetto può manifestare effetti sfavorevoli permanenti a carico del proprio sistema psico-somatico.

Lo stress è utile

Selye fece inoltre notare come lo stress fosse una reazione utile e finalizzata alla sopravvivenza dell’individuo, ma poteva tuttavia divenire fonte di malattia nel caso fosse sollecitata per troppo tempo e con eccessiva intensità. La portata rivoluzionaria delle idee di Selye era già contenuta in queste essenziali formulazioni. Anzitutto, veniva postulata la possibilità di una eziopatogenesi aspecifica per molte malattie somatiche apparentemente di origine diversa, aprendo quindi la prospettiva a una terapia aspecifica di tali malattie.

In secondo luogo, veniva posto l’accento più sulla reazione dell’organismo che non sulla causa di tale reazione. Infine, veniva sottolineato come il medesimo tipo di reazione biologica fosse al tempo stesso necessaria alla vita o potenzialmente fonte di patologia e di morte. Mancava tuttavia, nella formulazione di Selye, la spiegazione di come stimoli di varia natura potessero indurre, nell’organismo biologico, la medesima reazione adattativa.

Mason, negli anni ‘60, osservò che la reazione di stress descritta da Selye era in realtà caratterizzata da uno schema di attivazione pluri-ormonale complesso e che essa era costantemente indotta, sia nell’uomo che nell’animale, da una sollecitazione emozionale mediata dal sistema limbico e innescata a livello corticale. L’attivazione emozionale diviene così il mediatore comune costante della reazione di stress e appare strettamente correlata alle modificazioni biologiche che caratterizzano quest’ultima.

La condizione di attivazione emozionale, d’altra parte, induce anche modificazioni con specifiche finalità attrattive e difensive. In condizioni di opportuna stimolazione, dunque, si attivano nell’organismo vivente, dotato di sistema limbico, programmi biologico-comportamentali tra loro coordinati destinati ad adattare l’individuo alle variazioni del suo ambiente. Le modificazioni biologiche, soprattutto di tipo ormonale, che avvengono nello stress sono destinate a fornire il supporto metabolico all’azione, a sua volta finalizzata ad allontanare lo stimolo stressante con programmi comportamentali di attacco o di fuga.

In questa prospettiva, la capacità di attivare prontamente ed efficacemente la reazione di stress migliora le capacità di sopravvivenza dell’individuo e può essere in effetti considerata come il prodotto finale di una lunga catena evolutiva che giunge fino ai mammiferi e all’uomo.

D’altra parte, la possibilità di attivare prontamente la reazione di stress richiede la capacità di disattivare altrettanto velocemente il sistema non appena lo stimolo stressante venga allontanato. L’efficacia adattativa dello stress è infatti legata alle sue caratteristiche dinamiche, e non alla sua staticità o persistenza nel tempo. La sequenza “stimolo stressante-attivazione emozionale-stress (biologico e comportamentale)-allontanamento dello stimolo-disattivazione” può dunque essere vista come un costituente essenziale della vita degli organismi superiori.

Come tale, lo stress non solo potenzia al massimo le capacità di difesa nei confronti delle minacce esterne, ma va considerato come condizione essenziale per un adeguato funzionamento dell’organismo nel suo duplice aspetto comportamentale e biologico. Non sono dunque la mancanza di stimoli stressanti e la ridotta attivazione della reazione di stress a essere base del corretto funzionamento dell’organismo, ma, al contrario, lo sono la pronta e frequente attivazione dello stress e la rapida disattivazione del sistema. Fondamentale è inoltre la capacità soggettiva di resistere o di adattarsi ai diversi tipi di stress.

La resistenza allo stress di un soggetto può dipendere:

  • dall’età;
  • dalle condizioni fisiche e psichiche;
  • dalla costituzione;
  • dalle riserve energetiche.

Si distinguono due tipi di stress:

  1. lo stress fisiologico o eustress, che determina una risposta reversibile e quantitativamente non eccessiva, come ad es. lo stress per un esame;
  2. lo stress patologico o distress, che determina una risposta quantitativamente eccessiva, prolungata nel tempo e spesso irreversibile, come esempio estremo, alla morte di una persona cara.

I progressi della ricerca sui sistemi dello stress hanno aperto nuove prospettive rendendo ormai obsolete le teorie sullo stress cattivo da combattere ad ogni costo. Bruce MacEwen, responsabile del laboratorio di neuro-endocrinologia della Rockfeller University di New York ci ricorda che è più opportuno parlare di sfide anziché di stress. Il nostro organismo è programmato per consentirci di rispondere a queste sfide, a quello che ci accade quotidianamente e ai cambiamenti dell’ambiente che ci circonda, recuperando l’equilibrio mediante un processo definito di “ allostasi”, cioè la stabilità ottenuta mediante il cambiamento.

Il problema si pone quando questo meccanismo fisiologico di risposta entra in una condizione che potremmo definire di sovraccarico, vuoi per eccesso di stress o per una insufficiente gestione dell’allostasi, in altri termini per l’incapacità di ridurre la tensione quando necessario. A questo punto si parla di “sovraccarico allostatico” che si traduce in uno stato di frustrazione o di ansia continua ed in un aumento degli stessi mediatori chimici che finiscono con il logorare il sistema cardiovascolare, endocrino e immunitario.

Fasi dello stress

  1. Fase Tiroidea-Medullo Surrenalica o Reazione di Allarme, mediata principalmente dalle catecolamine, sostiene il “combatti o fuggi” con aumento:
  • della pressione sanguigna;
  • dell’afflusso di sangue a muscoli e cervello a scapito degli organi interni;
  • del ritmo del respiro;
  • della produzione di sudore;
  • della glicemia.
  1. Fase Cortico-Surrenalica o Fase di Adattamento o Resistenza, mediata dai glucocorticoidi, permette di “resistere” e quindi di:
  • continuare a combattere la causa dello stress;
  • adeguarsi alla nuova situazione emotiva;
  • combattere gli stati infiammatori, se presenti;
  • resistere alle carenze di apporti nutritivi.
  1. Fase di Esaurimento: ”cedimento” strutturale dell’organismo e possono insorgere:

– patologie di varia natura quali:

  • allergie, angina, artrite reumatoide, asma, cancro, cefalea, colon irritabile, colite ulcerosa, depressione, diabete di tipo II, turbe mestruali;

        – patologie conseguenti alla prolungata stimolazione cortico-

          surrenalica quali:

  • immunodepressione, atrofia del timo e del tessuto linfoide, ipertensione, patologie autoimmuni, cardiopatie, ulcera.

Lo stress acuto si manifesta  in risposta alla percezione di un pericolo immediato fisico, psichico o emotivo. Il pericolo può essere reale, ma anche immaginario perché ciò che stimola la risposta è la percezione. Durante la risposta allo stress acuto si attiva il sistema nervoso autonomo che determina 1’innalzamento dei livelli di cortisolo, di adrenalina e di ormoni tiroidei; questi ormoni determinano una accelerazione del battito cardiaco e del ritmo del respiro, del metabolismo e innalzamento della pressione arteriosa.

Il sangue è dirottato ai grossi muscoli che preparano il corpo alla lotta o alla fuga. Nello stress acuto si ha una riduzione dei leucociti ed un loro dislocamento dalla milza e dal timo verso la cute, le mucose ed i linfonodi. Quindi, la fase Tiroidea-Medullo Surrenalica, mediata soprattutto dalle catecolamine, interessa lo stress acuto. Dopo un primo momento di risposta acuta ad un qualsiasi evento, se è necessario prolungare il periodo di “lotta” l’organismo potrà andare incontro ad un esaurimento psicofisico.

Lo stress cronico consta di 2 fasi ben distinte:

1. la fase Cortico-Surrenalica mediata dai glucocorticoidi

2 la fase di esaurimento Cortico-Surrenale.

Nello stress cronico si ha il sequestro dei linfociti a livello splenico.

Biochimica dello stress

Lo stress si identifica con una secrezione psico-indotta di ormoni catabolizzanti da parte delle ghiandole surrenali e della tiroide in risposta a stimoli ipotalamo-ipofisari. I neuroni parvocellulari del nucleo paraventricolare dell’Ipotalamo sotto stress liberano:

  • CRH (Corticotropic Releasing Hormone), potente stimolatore, tramite l’attivazione delle proteinchinasi, di ACTH. Esso inoltre:
  • inibisce il Gn-Rh con alterazioni della produzione di testosterone ed estradiolo;
  • determina la riduzione del desiderio sessuale in entrambi i sessi, impotenza e deficit immunologico;
  • libera endorfine che inibiscono la risposta Th1, favorendo la t risposta immunologica verso il  Th2, e quindi favorendo l’insorgenza di alcune patologie specifiche quali la rettocolite ulcerosa, la sclerodermia, il lupus eritematoso sistemico, il morbo di Sjogren, il cancro;
  • inibisce la sintesi ipofisaria di TSH.
  • AVP (Arginina Vasopressina). Da uno stimolo meno potente, ma in caso di stress, in sinergia con il CRH, amplifica lo stimolo secretivo sull’ACTH.

La AVP inoltre:

  • stimola la risposta Th1;
  • stimola la secrezione di prolattina;
  • stimola l’insorgenza di diverse patologie quali la tiroidite e l’artrite reumatoide;
  • favorisce l’insorgenza e la progressione di neoplasie a livello prostatico e mammario.

L’ACTH agisce a livello corticale surrenale causando il rilascio di cortisolo e, in minima quantità, di aldosterone.

Il cortisolo stimola la gluconeogenesi (conversione delle proteine in glicidi), aumenta la glicemia e riduce la massa e il tono muscolare. Elevati livelli di cortisolo bloccano la conversione di T3 in T4 e hanno effetti tossici sui neuroni dell’Ippocampo, sede della memoria e della produzione di DHEA, ormone che contrasta molti degli effetti dell’invecchiamento, come l’ipertensione, la depressione, il diabete. L’aldosterone agisce a livello renale stimolando il riassorbimento di sodio, che per osmosi “trascina” con sé acqua, contribuendo al ripristino del corretto livello volemico.

Il riassorbimento del sodio si accoppia con l’escrezione di potassio e di ioni idrogeno, la cui deplezione provoca acidificazione delle urine e alcalinizzazione del sangue (causata in sinergia dall’iperventilazione). Il rene rileva il calo di pressione attraverso la macula densa dell’apparato iuxtaglomerulare e tramite la secrezione di renina attiva il sistema renina-angiotensina-aldosterone; l’angiotensina II è un potente vasocostrittore. Mediante la stimolazione dei nuclei parvocellulari dell’Ipotalamo, attivati dallo stress, viene stimolata la secrezione a livello simpatico e della medulla surrenale, di adrenalina e noradrenalina.

Questi ultimi due ormoni causano:

  • una costrizione dei vasi cutanei, provocando pallore, e dei vasi viscerali addominali (recettori alfa);
  • una dilatazione dei vasi muscolari (recettori beta);
  • aumento della frequenza cardiaca (conseguente aumento della gittata cardiaca) (recettori beta);
  • broncodilatazione;
  • midriasi;
  • inibizione del rilascio dell’insulina (insulino-resistenza e possibile diabete mellito tipo 2);
  • aumento della sensibilità al glucagone.

Effetti dello stress cronico sull’organismo

L’iperattività dei sistemi dello stress caratterizza moltissime patologie,

sul piano fisico:

  • acne;
  • disturbi gastrointestinali;
  • ipertensione;
  • palpitazioni;
  • nei soggetti con malattia coronarica arteriosa, aumentato rischio di infarto e morte;
  • sudorazioni;
  • febbre;
  • mal di testa;
  • aumento della ritenzione idrica;
  • dolori muscolari;
  • disturbi del ciclo mestruale;
  • sovrappeso;
  • problemi sessuali : disturbi erettili, problemi di libido;
  • sviluppo o riacutizzazione di malattie infettive come l’herpes labiale, l’herpes genitale, le tonsilliti, l’influenza;
  • indebolimento/soppressione della funzione immunitaria;
  • aumentata suscettibilità nello sviluppo di patologie di tipo autoimmune;
  • nanismo psicosociale.

Sul piano psicologico:

  • disturbi del sonno;
  • irritabilità;
  • scarsa concentrazione;
  • cattiva memoria;
  • umore variabile;
  • fobie;
  • depressione;
  • crisi d’ansia;
  • sindrome del Burn Out;
  • depressione post partum.

 Sul piano sociale:

  • abuso di tabacco e alcool;
  • tendenza all’isolamento;
  • scarso rendimento al lavoro;
  • patologia da dipendenza;
  • disturbo antisociale di personalità.

Diagnosi

Per valutare le alterazioni fisiologiche conseguenti allo stress è possibile misurare, tramite analisi del sangue, il livello della noradrenalina, neurotrasmettitore del sistema nervoso simpatico. E’ possibile anche misurare il livello di ACTH e cortisolo in sangue, urine e saliva.

Per quanto riguarda lo studio dell’attività cardiaca e pressoria è possibile monitorare il soggetto stressato mediante elettrocardiogramma e holter pressorio. Si può inoltre valutare l’impedenza cutanea, in quanto è stato dimostrato che questa aumenta in un soggetto stressato. Valutazione dello stress ossidativo mediante il d-ROMs Test che consente di misurare la concentrazione ematica dei ROM (Reactive Oxygen Metabolites = Radicali Liberi) o il SAT Test (saliva antioxidant test) che consente di determinare lo stato di stress ossidativo della saliva. Il Range normale è di 250-300 U. Carr.

Per misurare il livello di stress a livello psicologico è utile utilizzare la scala dello stress di Holmes e Rahe.

Holmes e Rahe nel lontano 1967 pubblicarono un lavoro che si prefiggeva  di quantificare lo stress prendendo in considerazione vari problemi della vita quotidiana,”300 life events”, fra cui il più stressante é la morte del coniuge, con una intensità dello stress pari a 100, fino a considerare come evento stressante piccole infrazioni alla legge con una intensità dello stress pari a 10. Ciascun “problema” ha quindi un valore, e, se sono presenti più eventi contemporaneamente, i valori di ciascuno andranno sommati. Un punteggio sotto 150 corrisponde a un minimo rischio di malattia da stress; valori tra 150-299 punti si possono correlare ad una aumentata probabilità (30%) di sviluppare patologie; un punteggio superiore ai 300 punti è indice di un alto rischio di malattia.

Terapia

E’ possibile un intervento terapeutico di tipo non farmacologico per prevenire e/o curare lo stress. Di fondamentale importanza è imparare a mettere i sistemi dello stress in posizione “off” e ristabilire un corretto contatto tra corpo e psiche, mediante:

  • la respirazione diaframmatica (5” in inspirazione e 5” in espirazione) da praticare per 5-10 minuti ogni giorno, almeno per tre volte al giorno;
  • una sana e variata alimentazione: frutta e verdura fresca, pane e pasta integrali, miele, yogurt, pesce a volontà, pochissimi grassi animali, lieviti, latte e formaggi, zuccheri, caffeina e alcool, evitare il fumo;
  • niente sensi colpa se qualche volta……, uno strappo alle regole, ogni tanto, mette sale alla vita;
  • molta acqua e tisane drenanti e rilassanti;
  • eliminando la fretta a tavola;
  • riducendo il peso corporeo in eccesso: l’obesità è oramai considerata una infiammazione cronica di basso grado, dove le azioni benefiche dell’insulina ( cardioprotettiva, antinfiammatoria e antiossidante) vengono meno nelle condizioni di insulino-resistenza, tipiche del sovrappeso;
  • mantenendo un buon funzionamento intestinale, effettuando con regolarità l’idrocolonterapia e facendo uso di Probiotici;
  • praticando regolarmente esercizio fisico: nuoto, jogging, stretching, danza o aerobica, almeno tre volte a settimana per non meno trenta minuti;
  • riposando almeno sei ore per notte;
  • utilizzando tecniche di rilassamento e massaggi per rilassare muscoli e mente;
  • ascoltando la musica più adatta allo stato mentale del momento;
  • “ascoltando” il silenzio, magari immersi nella natura;
  • combattendo con tutti i mezzi il frastuono che ci circonda;
  • praticando tecniche meditative, yoga, chi gong;
  • effettuando sedute di agopuntura;
  • utilizzando, secondo indicazione medica, rimedi naturali come il magnesio, Vitamine del gruppo B, Vitamina C, Bioflavonoidi, Rutina, Melatonina omeopatizzata, Selenio, Aminoacidi, Ginseng coreano, americano e indiano, Eleuterococco, Astragalo, Liquerizia, Scutellaria, Rhodiola rosea, Schisandra chinensis;
  • imparando ad organizzare la propria vita e il proprio lavoro e a prendersi delle pause;
  • mantenendo il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata;
  • ritrovando e/o mantenendo l’intimità nella coppia;
  • creando una rete di buone amicizie;
  • e poi…..ridere! La risata è un potente ed economico antistress, grazie alle endorfine prodotte con la risata.

E’ importante per combattere lo stress soprattutto amare se stessi quanto  amiamo gli altri, coccolarsi, capire quali sono i comportamenti sbagliati e prendersi l’impegno di cambiarli. Così anche lo stress peggiore non farà più tanta paura. Considerare certe situazioni stressanti come una sfida, anche eccitante, può rappresentare anche un modo per crescere, per aumentare la propria sicurezza interiore, ma se lo stress e l’ansia che ne derivano diventano insostenibili è bene far ricorso ad un sostegno psicologico, per poter ritrovare un adeguato equilibrio tra il sé e le esigenze della vita.

Dott.ssa Patrizia Castellacci

Dott.ssa Patrizia Castellacci