La rivoluzione del PRP in ortopedia

l'esperto risponde

Dottor Ometti, cosa intende per PRP?

PRP è l’acronimo inglese di Platelet-Rich Plasma, che in italiano significa “Plasma Ricco di Piastrine”. Il PRP è definito come un volume di plasma sanguigno autologo (cioè appartenente al paziente stesso) contenente una quantità di piastrine molto superiore al valore normale. Si tratta, in pratica, di un concentrato di piastrine ottenuto dal proprio sangue.

Le piastrine sono quelle piccole cellule sanguigne che bloccano il sanguinamento delle ferite, ma il loro ruolo non si riduce a questo. Infatti, sono anche ricche di fattori di crescita capaci di ridurre l’infiammazione in un tessuto, di far produrre collagene, d’incrementare il numero di cellule nell’osso e nei tendini e, in definitiva, di favorire i processi di guarigione e di rigenerazione dei tessuti muscoloscheletrici.

 Come si ottiene il PRP?

La metodica è molto semplice e poco invasiva. Al paziente viene eseguito un semplice prelievo di sangue venoso, come quando ci si sottopone ad una normale analisi del sangue. Il campione prelevato è poi immesso in una strumentazione speciale e centrifugato.

Tale movimento, con l’aiuto di particolari membrane, porta alla separazione delle varie componenti del sangue. Una di queste è particolarmente ricca di piastrine ed è convogliata automaticamente in una siringa sterile.

Cosa si può curare con il PRP?

Le patologie che si giovano dell’utilizzo del PRP in ambito ambulatoriale possono essere suddivise in due grandi categorie: a)  le tendinopatie e le lesioni muscolari; b) le artropatie. Le tendinopatie riguardano quelle patologie acute o croniche che coinvolgono i tendini. La zona più colpita è quella del passaggio dal tendine all’osso. Il tendine diventa dolente, la cute intorno è arrossata e rigonfia, tutti sintomi che portano ad una diminuzione della funzionalità del segmento coinvolto.

Il paziente non riesce più a praticare un determinato sport o una comune attività quotidiana. Esempi classici che osserviamo frequentemente sono il “gomito del tennista”, spesso resistente alle diverse terapie tradizionali, oppure il dolore al tendine d’Achille, che fa diventare complicato indossare le calzature. Altre tendiniti possono essere quelle rotulea, della spalla, la tendinopatia trocanterica e la fascite plantare. In questi casi, ma lo stesso vale per le altre sedi colpite, l’iniezione di PRP porta un duplice beneficio: da un lato, riduce l’infiammazione – causa del perdurare del dolore – dall’altro, i fattori di crescita contenuti nelle piastrine svolgono un’azione rigenerante sul tendine sofferente, migliorando la qualità del tessuto e la resistenza.

 Per le artropatie il campo d’azione principale è quello dell’artrosi del ginocchio. Questa malattia degenerativa cronica della cartilagine articolare colpisce un pò tutte le articolazione del corpo, ma è sicuramente la localizzazione al ginocchio quella che porta più spesso i pazienti a rivolgersi all’Ortopedico.

Come funziona il trattamento con PRP?

Riprendendo quanto detto in precedenza, il trattamento consta di due fasi che avvengono nella medesima seduta ambulatoriale. La prima consiste nel prelievo di sangue venoso, per il quale non è necessario essere a digiuno né sospendere eventuali terapie farmacologiche in corso.

Il sangue è quindi trattato con un’apposita macchina centrifuga. La seconda fase è costituita dall’iniezione del preparato nel sito “incriminato”, vale a dire il tendine o l’articolazione. Tutti i pazienti in buone condizioni di salute possono essere sottoposti a infiltrazione di PRP.

Dott. Marco Ometti

Dott. Marco Ometti