Come gestire l’alimentazione dei bambini in comunità nido e asilo

articolo

Per i nostri figli Settembre significa la ripresa dell’anno scolastico e per molti di loro che frequenteranno l’asilo nido o la scuola materna per la prima volta, si tratta di un vero e proprio ingresso in società, il primo distacco dalla sicurezza dell’ambiente familiare.

In questa occasione, un problema che spesso viene avvertito dalle mamme è quello dell’alimentazione. Mangerà abbastanza? Chi controlla la qualità del cibo? Se rifiuta le verdure lo obbligheranno a mangiarle?  Queste tra le domande più frequenti che mi pongono le mamme e spesso anche molte nonne.

I menu scolastici sono studiati e controllati

Il menù scolastico è elaborato da un nutrizionista sulla base dei Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia (LARN), delle linee di indirizzo nazionali e regionali e delle evidenze scientifiche in tema di alimentazione.

I menù sono controllati dall’ufficio competente dell’Azienda Territoriale Sanitaria (ATS).

In molti Comuni, inoltre, troviamo apposite commissioni per il controllo delle mense scolastiche, dove è prevista anche la partecipazione dei genitori. Ogni scuola, comunque, fornirà alla famiglia il dettaglio del menù scolastico ad inizio anno.

Esclusione di cibi per motivi di salute o altre ragioni

In caso di allergie alimentari diagnosticate con certezza o problemi di salute (celiachia, diabete giovanile, eccetera) è possibile presentare una certificazione medica per l’elaborazione di un menù apposito. Se invece l’esclusione di alcuni alimenti è per motivi religiosi o etici, occorre fare riferimento agli uffici amministrativi delle singole scuole.

Mangiare in comunità è utile per acquisire autonomia e assaggiare nuovi cibi

Il bambino passerà molte ore al nido o alla scuola materna dove la novità della mensa sarà quella di mangiare insieme a coetanei, confrontarsi con loro nei gusti, ma anche nell’abilità di utilizzo delle posate; impareranno le regole e diventeranno autonomi. Spesso in comunità cominciano a mangiare cibi prima rifiutati e sono più propensi ad assaggiare nuove pietanze.

Ricordiamo che gran parte dell’apprendimento avviene per imitazione, inoltre a scuola i bambini non sono strettamente controllati come a casa. Capita che possano manipolare il cibo, imparano l’accortezza necessaria a gestire bicchieri di vetro e piatti di ceramica, non hanno l’ansia di rispettare i ritmi imposti dall’essere imboccati o di non sporcare e sporcarsi.

Quando il cibo viene rifiutato: le cause

In alcuni casi, però, il cibo a scuola viene rifiutato, causando disagio nel bambino e stress ed apprensione nei genitori. I motivi di insoddisfazione sono molti e non necessariamente tutti dovuti alla mensa.

Possono esserci errori di preparazione, come piatti troppo piccanti o gusti forti, amari poco adatti ai bambini, contorni poco appetibili, oppure errori di distribuzione come servire cibi raffreddati quando il servizio mensa è affidato ad un appaltatore esterno.

Parlando per esperienza posso dire che spesso il problema è legato alla cattiva educazione alimentare ricevuta in famiglia o alla mancanza di appetito dovuta al consumo di snack e merendine inappropriate.

I bambini hanno bisogno di imparare buone abitudini che proteggano il loro sviluppo, ma anche la futura vita adulta. E’ nella seconda parte della vita, infatti, che la salute presenta il conto.

L’importanza del buon esempio

Spesso noi genitori non capiamo l’enorme importanza del buon esempio in famiglia. Il nostro comportamento a tavola è in grado di contrastare la difficoltà naturale del bambino a seguire una dieta variegata. Così come l’attenzione all’alimentazione in gravidanza e durante l’allattamento influenza i gusti del bimbo, che manifesta più o meno diffidenza nell’esplorare nuovi cibi.

I piccoli allattati al seno per almeno 6 mesi hanno già sperimentato sapori diversi a secondo della dieta della nutrice e, se tralasciamo di considerare altri aspetti, avranno meno difficoltà nello svezzamento.

Mangiare a casa piatti diversi è fondamentale

Utile, con l’inserimento in comunità, è fare in modo che le pietanze preparate a casa diventino complementari ed adeguate ad una crescita armonica. A volte può essere difficile evitare la monotonia e proporre a cena qualcosa che il bambino non abbia già mangiato a pranzo, specialmente se la mamma lavora e ha poco tempo per decidere il menù.

Consiglio di stilare una tabella complementare al menù fornito dalla scuola, che vi aiuti anche nella spesa. La questione si complica quando i figli sono più di uno e mangiano in mense diverse, con diverse esigenze nutrizionali legate alle differenti fasi dell’accrescimento. Non preoccupatevi, l’obiettivo non è la perfezione! Parlate coi vostri figli e magari coinvolgeteli nella preparazione della cena, sarà diverso anche se mangeranno lo stesso piatto offerto a pranzo.

Le combinazioni possibili

In anticipazione del prossimo articolo “l’alimentazione nel bambino in età prescolare“, ecco le combinazioni possibili che serviranno a programmare pranzi e cene di una settimana senza monotonia.

7 giorni, ovvero 7 pranzi e 7cene per un totale di 14 pasti.

Il primo piatto è a scelta tra pasta, riso o piatto unico. Sempre verdura a pranzo e cena. Frutta a colazione e come merenda.

Come variare in modo equilibrato il secondo piatto?

N° pasti Combinazione
6 pasti 3 – 4 volte il piatto unico cereali + legumi

2 – 3 volte il pesce

6 pasti 3 – 4 volte la carne magra

1 – 2 volte l’uovo

1 – 2 volte prosciutto cotto o crudo o bresaola

2 pasti 1 – 2 volte il formaggio fresco o stagionato tipo parmigiano

Se un bambino ha una dieta ben variata, dove tutti i gruppi alimentari sono rappresentati, non bisogna preoccuparsi troppo delle porzioni: si definiranno automaticamente secondo l’appetito, il senso di sazietà, il ritmo dei pasti, la vitalità e il benessere del bambino. In ogni caso, di seguito troverete alcune indicazioni sulle quantità in relazione alla fascia di età.

ALIMENTI 1 – 3 ANNI 4 – 6 ANNI
Pasta 30 g 40 – 50 g
Riso 30 g 40 – 50 g
Pane 30 g 30 – 40 g
Carne 40 g 50 g
Pesce 50 – 60 g 70 g
Legumi freschi 40 g 50 g
Legumi secchi 20 g 30 g
Formaggio 30 g 40 g
Verdure cotte 50 – 60 g 100 g
Insalata 30 g 50 g

 

Dott.ssa Giovanna Cesana