Click in bocca e mal di testa? Potrebbe trattarsi di disordini temporo-mandibolari (DTM)

Può capitare durante la masticazione, uno sbadiglio o mentre si parla di sentire un click in bocca. Se la cosa si ripete con frequenza, è bene indagare le cause del disturbo e si potrebbe scoprire la presenza di un disordine temporo-mandibolare.

Cosa sono i disordini temporo-mandibolari (DTM)

I DTM o TMJD (Temporomandibular joint dysfunction) rappresentano l’insieme di differenti problemi clinici a carico dei muscoli masticatori, dell’articolazione temporo-mandibolare e delle strutture connesse.

E’ facile confonderli con il comune mal di denti, in realtà si tratta della causa più frequente di dolore non di origine dentale nella regione oro-facciale.

Dati nel mondo e fattori predisponenti

I disordini temporo-mandibolari sono molto diffusi. Stime recenti parlano di quasi mezzo miliardo di persone colpite nel mondo, in maggioranza donne (rapporto 4:1), tra i 30 ed i 50 anni.

Presentano una eziopatogenesi multifattoriale, cioè vi sono diversi fattori che, da soli o insieme, possono predisporre, scatenare, protrarre nel tempo, contribuire a sviluppare un disordine temporo-mandibolare di natura occlusale e scheletrica, posturale, sistemico-ormonale, psicoaffettiva.

Inoltre, non vanno sottovalutati traumi più o meno estesi e parafunzioni, quali bruxismo, digrignamento, onicofagia (mangiarsi le unghie).

Sintomatologia e conseguenze dei disordini temporo-mandibolari

Perché si possa sospettare di un disordine temporo-mandibolare, oltre al click in bocca citato all’inizio, come uno scrocio/crepitio che si ripete, possiamo rilevare: dolori ai muscoli masticatori, limitazione nei movimenti mandibolari, disturbi otologici.

Un DTM non curato genera un effetto domino che ha conseguenze serie anche a livello sociale/relazionale. La difficoltà nel masticare cibi più solidi fa prolungare il pasto, altera le abitudini alimentari e provoca un senso di frustrazione.

Correlazione con il mal di testa

Disordini temporo-mandibolari e mal di testa sono strettamente legati. Spesso, infatti, oltre alla sintomatologia descritta in precedenza, il paziente soffre di cefalea muscolo-tensiva, una delle tre forme primarie di mal di testa.

Il rischio, però, è di fare confusione: curare la cefalea senza capire che essa è la conseguenza di un DTM.

La prevalenza di disordini temporo-mandibolari in chi soffre di mal di testa supera il 50% e tende ad aumentare se, oltre alla cefalea muscolo-tensiva, il paziente soffra anche di emicrania (un’altra forma di cefalea primaria).

A peggiorare la situazione, c’è poi lo spettro della depressione, più frequente in chi soffra sia di cefalea che di un DTM. Fondamentale risulta dunque una corretta diagnosi differenziale per comprendere se il mal di testa è correlato a disordini temporo-mandibolari.

Diagnosi dei disordini temporo-mandibolari

Lo specialista chiamato a diagnosticare un DTM è l’odontoiatra gnatologo. Il primo passo è la visita, che deve prevedere un’anamnesi accurata e l’analisi dell’occlusione dentale, della funzione masticatoria, dell’articolazione temporo-mandibolare, dei muscoli masticatori e cervicali.

E’ necessario approfondire lo studio attraverso esami strumentali: elettromiografia, kinesiografia, radiografie delle ATM oltre a TC Cone Beam o RMN di muscoli, articolazioni e strutture anatomiche periferiche.

Terapia dei disordini temporo-mandibolari

Il DTM se non correttamente diagnosticato può comportare complicanze quale il DCCM (Disordine Cranio Cervico Mandibolare) con interessamento di aree periferiche e discendenti che complicano sia i sintomi sia la diagnosi.

La terapia dei DTM può seguire varie strade, a seconda del caso specifico.

A volte è sufficiente insegnare al paziente che deve correggere e/o evitare i comportamenti che innescano i sintomi:

  1. Non aprire troppo la bocca;
  2. Non masticare a lungo la gomma;
  3. Non mordicchiare oggetti o unghie;
  4. Non tenere i denti a contatto tra loro durante il riposo.
  5. Non dormire a pancia in giù.

In altri casi, più seri, è possibile intervenire con una terapia gnatologica, basata sull’utilizzo di placche di resina (dette BITE), confezionate dal frutto di un’adeguata diagnosi, con la missione di riequilibrare l’ambiente muscolo scheletrico alterato.

Antinfiammatori e/o miorilassanti, possono accompagnare la terapia con bite, insieme a terapie fisiche, quali: osteopatia, chiropratica, fisioterapia, agopuntura, le quali concorrono nel recupero della lesione primaria.

Conclusioni

Il DTM è una problematica diffusa che può influenzare negativamente la qualità della vita.

La prevenzione e la diagnosi precoce restano gli strumenti migliori per evitare la patologia o complicazioni ad esso correlate.

La diagnosi differenziale relativamente a possibili altre patologie è necessaria e l’approccio multidisciplinare consente di effettuare diagnosi più’ rapide e terapie più efficaci.

Omniadent – Dott. Gaetano de Nicolo

 

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