Chirurgia vascolare e flebologia: i capillari

Focus

La chirurgia vascolare è quel ramo della chirurgia che si occupa di intervenire chirurgicamente per risolvere o migliorare la prognosi delle patologie che interessano i vasi sanguigni dell’organismo, utilizzando tecniche di rimozione, riparazione, derivazione e sostituzione.

Il chirurgo vascolare è un chirurgo specializzato negli interventi condotti sui vasi sanguigni dell’organismo, il cui obiettivo è curare o migliorare la prognosi delle patologie che interessano questi organi.

Spesso questo specialista è indicato come il “Medico delle Vene” che è in realtà l’esperto di una branca della stessa disciplina.

Nasce quindi lo specialista flebologo che si occupa, tra le altre cose, della fisiopatologia e quindi delle malattie del sistema venoso, offrendo la sua competenza per la migliore terapia medica e chirurgica della malattia venosa

Manifestazioni della patologia venosa

La patologia venosa si manifesta più frequentemente a livello delle vene superficiali degli arti inferiori (malattia venosa cronica nei suoi vari stadi: teleangectasie, varici degli arti inferiori, edema, flebiti superficiali, trombo-flebiti superficiali) o delle vene profonde (trombosi venosa profonda, insufficienza venosa profonda).

Diffusione

La dilatazione dei capillari e la presenza di vene varicose negli arti inferiori sono patologie frequenti nella popolazione adulta dei paesi occidentali, stimate nell’ordine del 25-33% nelle donne e del 10-20% negli uomini, ed aumentano con l’età, con una prevalenza del 59% per le teleangectasie isolate e del 14.3% per le vene varicose.

Capillari e teleangectasie

I capillari (venule) sono sottilissimi vasi sanguigni, situati tra il ramo terminale di un’arteria e quello iniziale di una vena.

Caratteristica dei capillari è di suddividersi e di anastomizzarsi variamente, formando un fittissimo intreccio (rete capillare). Clinicamente si presentano come dei micro-vasi lineari e/o reticolati, rossastri o blu/violacei.

Quando i capillari si dilatano si parla di teleangectasie, nonostante comunemente si utilizzi l’espressione “soffrire di capillari” per intendere che si soffre di capillari dilatati, appunto le teleangectasie.

Esse sono generalmente superficiali e possono essere localizzate sia sugli arti inferiori che sul viso (couperose).

Cause e caratteristiche

Le teleangectasie degli arti inferiori possono derivare da malattia venosa cronica, da fattori ormonali/ gravidanza, da debolezza costituzionale del tessuto capillare e scatenate o accentuate da alcuni fattori come prolungata stazione eretta, traumi pregressi, predisposizione ereditaria, aumento di peso, le radiazioni UV, il calore, il freddo, il fumo.

A seconda della sede anatomica e dell’aspetto hanno cause e caratteristiche diverse e possono essere classificate in base alla loro forma al tipo di flusso che li nutre e li sostiene, ma fondamentalmente si tratta di piccoli vasi ben visibili, singoli o ramificati, di colore rosso o bluastro, con dimensioni da 0,1 a massimo 1-2 mm.

Rappresentano uno dei problemi estetici più importanti, poiché prediligono il sesso femminile; possono provocare bruciore, dolore puntorio, pesantezza soprattutto in ortostatismo e nella fase premestruale.

Trattamenti: scleroterapia e laser

Una buona visita da parte dello specialista e una corretta diagnosi clinica sono in genere sufficienti per impostare la terapia più opportuna, ove verrà stabilita l’eventuale necessità di eseguire, per i capillari agli arti inferiori, anche un ecocolordoppler venoso delle gambe per valutare l’esistenza di patologie maggiori.

Le due principali metodiche per il trattamento dei capillari, sono la scleroterapia e i laser.

La scleroterapia rappresenta la terapia migliore per trattare i capillari (gold standard). Consiste nella iniezione, praticata con aghi molto sottili, di un farmaco con cui si ottiene la lesione della parete del vaso e la obliterazione chimica del vaso stesso. Viene quindi iniettata una sostanza istolesiva (liquido sclerosante) che danneggia l’endotelio provocando spasmo, trombosi ed una reazione infiammatoria reattiva, voluta, che deve portare alla stenosi, fibrosi e obliterazione permanente della vena.

In quattro-sei settimane il vaso dilatato diviene un condotto chiuso che viene riassorbito dall’organismo. La media delle sedute è variabile in base ai quadri clinici più o meno estesi. I risultati sono in genere molto soddisfacenti dal punto di vista funzionale ed estetico

Il laser è una metodica di fotocoagulazione che prevede l’utilizzo di una fonte di luce specifica che trasmette calore ed energia attraverso la pelle alle strutture vascolari ottenendone il riassorbimento. E’ molto utile per il trattamento delle telengectasie del volto, indicato solo in casi particolari per quelle degli arti inferiori.

Alberto Bozzolan

 

Dott.ssa Franca Abbritti