Chirurgia robotica e computerizzata: attualità e futuro in ortopedia

Dott. Prof. Confalonieri, a cosa si fa riferimento quando si parla di chirurgia robotica in ortopedia?

Si tratta dell’utilizzo di sistemi informatici e hardware meccanici (minirobot attivi o passivi), per gli interventi di sostituzione protesica dell’articolazione del ginocchio e dell’anca. In poche parole, la chirurgia tradizionale assistita da un computer (navigatore) che crea un campo virtuale, all’interno del quale, l’arto da operare, il chirurgo ed i suoi strumenti vengono registrati da un lettore di raggi infrarossi. I dati sono elaborati dal computer e sul display viene prodotto il modello da seguire per impiantare al meglio le componenti proteiche.

Questo può essere eseguito con tagli o scassi ossei, a mano con le guide tradizionali collegate ai sensori, oppure con braccia meccaniche, anche piccole, oggi, che muovono un mill (piccola fresa) per la rimozione programmata, con il planning computerizzato, delle parti ossee tibiali o femorali per l’alloggiamento protesico.

In futuro il navigatore potrà sostituire completamente lo strumentario convenzionale? Se sì, tra quanto potrebbe accadere?

Risposta difficile. Attualmente, i problemi della chirurgia computer assistita risiedono nell’hardware e non nel software. Viti, supporti, fili, palline catarifrangenti, possono inficiare i dati per il computer o, addirittura, far abortire il sistema. Nell’anca poco importa, perché gli strumenti per l’impianto sono gli stessi della tecnica tradizionale, collegati, tramite sensori, al computer. Se dovesse fallire il sistema, si può procedere tradizionalmente.

Nel ginocchio è diverso. Con il computer non si utilizzano strumentari intramidollari e se si dovesse fallire occorrerebbe tornare a quelli. Pertanto, il mio consiglio e quello di tenere sempre a portata di mano le vecchie guide. Per quanto? Io penso per sempre. Anche tra 20 anni il sistema potrebbe abortire per le cause più disparate. Il ricorso alla vecchia tecnica, consentirebbe di portare a termine l’intervento, in tempi brevi, senza aspettare la risoluzione del problema informatico.

In cosa il navigatore può fare la differenza rispetto allo strumentario convenzionale?

In che cosa fa la differenza! Standardizza i nostri gesti chirurgici. Li uniforma, come uniforma le prestazioni ed i risultati. Cambia il modo di dialogare in sala operatoria: non più per sensazioni visive, basate sull’esperienza, ma ragionando, tutti, con i numeri, con indicazioni oggettive.

Dal chirurgo, all’assistente, al product specialist, all’infermiere, guardando il display del computer, tutti possono interagire “dando i numeri”. Il chirurgo è sempre meno artista solitario, padre e padrone della tecnica, e sempre più scolastico, insegnante di un’esperienza tradotta in immagini e numeri. Questa è la vera evoluzione in sala operatoria. Inoltre, si mettono meglio le componenti protesiche, si evitano le dismetrie degli arti, le lussazioni, gli sbilanci legamentosi, diminuiscono le perdite ematiche, le tromboflebiti, eccetera.

E’ vero che l’impiego del navigatore prolunga i tempi operatori?

Vero. E’ il grande ostacolo sulla nostra via. Ma se l’obiettivo è una maggior accuratezza della procedura, una tecnica operatoria riproducibile all’infinito (con qualsiasi chirurgo), con una verosimile diminuzione degli insuccessi, complicanze e, quindi, revisioni, i 15’ in più, non sono persi, ma altresì guadagnati. Inoltre, come abbiamo ammortizzato i tempi ed i costi per la profilassi antibatterica ed antitrombotica, allo stesso modo potremmo ammortizzare questa prevenzione alle complicanze degli impianti protesici. Come? Per esempio, aumentando il DRG, cioè il sistema che consente di classificare tutti i pazienti dimessi da un ospedale in gruppi omogenei per assorbimento di risorse impegnate, come è successo, recentissimamente, negli USA.

Il navigatore è più utile per la chirurgia d’anca o per quella del ginocchio?

Intanto precisiamo che, più che navigatore, io preferisco chiamarlo computer. Il navigatore è uno strumento che in auto, oppure in barca, viene utilizzato per raggiungere mete sconosciute, non per il quotidiano. Ti indica il traguardo, ma non il modo per raggiungerlo.

Il computer, invece, è una specie di “Grillo Parlante” che ti accompagna nell’intervento, ti impone atti in sequenza, ti informa su cosa stai facendo, dove stai andando e ti consiglia cosa farebbe lui.

Oggi, a mio modesto avviso, è utile sia per il ginocchio che per l’anca. La strada è tracciata. Sarà sempre più presente in sala operatoria, per la traumatologia, per il LCA, per le osteotomie, eccetera.

Il futuro parla con il linguaggio informatico, perché noi dovremmo sottrarci?

Sapere di essere operati con l’ausilio di computer e robot tranquillizzerà maggiormente il paziente?

Rispondo con un paragone che sono solito enfatizzare nelle discussioni sull’argomento.

Se devo acquistare una motocicletta che va a 300 all’ora, pericolosa e supertecnologica, giro l’angolo, entro nella prima concessionaria e tratto l’oggetto.

Se devo inserire un pezzo metallico nel mio corpo, o deve essere fatto in quello di un mio parente, non mi fido, neppure, del miglior ospedale della mia città. Mi attacco al telefono, per conoscere il chirurgo con la maggior esperienza nel campo, quello che ne fa di più, quello che ha maggiori successi, eccetera. Lo trovo assurdo, ma è così. La tecnologia in chirurgia tranquillizzerà il paziente nel momento in cui sarà sempre più utilizzata e si toccheranno con mano sicurezza e qualità dei risultati.

norberto confalonieri

Dott. Prof. Norberto Confalonieri