Articoli – DossierSalute.com https://www.dossiersalute.com Testata giornalistica di informazione medica e sulla salute registrata presso il tribunale di Milano Mon, 24 Feb 2020 15:45:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.2 Embolizzazione del varicocele pelvico femminile https://www.dossiersalute.com/embolizzazione-del-varicocele-pelvico-femminile/ Mon, 24 Feb 2020 15:45:40 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20407 Il varicocele, patologia estremamente più frequente nel genere maschile, può tuttavia in alcuni casi affliggere anche la donna. In questo caso, prende il nome...

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Il varicocele, patologia estremamente più frequente nel genere maschile, può tuttavia in alcuni casi affliggere anche la donna. In questo caso, prende il nome di congestione pelvica o più semplicemente di varicocele femminile o pelvico.

 Nella donna, il varicocele e spesso malattia misconosciuta poiché i sintomi non sempre vengono prontamente identificati dal medico curante, il quale può scambiarli per sintomi correlati ad altri tipi di alterazioni pelviche.

Varicocele femminile: manifestazione

Il varicocele femminile è nello specifico una dilatazione abnorme delle vene del circolo pelvico con importante accumulo di sangue al loro interno, in particolare all’ interno dei vasi venosi di pertinenza della vena ovarica di sinistra. Si riscontra nel 20% delle donne in età fertile e circa un terzo di queste presenta sintomi in addome spesso ingravescenti, fino a diventare a volte del tutto invalidanti per il normale svolgimento delle attività quotidiane.

Varicocele femminile: caratteristiche

Caratteristica della patologia è la presenza di sintomi più marcati ed invalidanti durante le ore serali quando, dopo una giornata in posizione eretta, il sangue tende a ristagnare maggiormente nel circolo pelvico dilatato.

Fortunatamente, questa patologia è una condizione del tutto benigna e non mette a rischio di vita la paziente.  Necessita, tuttavia, di un trattamento mirato, allo scopo di eliminare, o almeno alleviare, la sintomatologia dolorosa correlata alla patologia di base.

Varicocele femminile: cause

Il varicocele pelvico femminile è dunque dovuto al ristagno di sangue nei vasi venosi pelvici che può avere diverse cause.

Malfunzionamento del sistema di valvole presente nella parete interna delle vene

In condizioni normali, il sangue viaggia in un’unica direzione, che è dal basso verso l’alto fino al cuore.  Sfortunatamente, in caso di varicocele pelvico, è sempre presente un’inversione del flusso di sangue (nella fattispecie le valvole incontinenti non riescono ad impedire il reflusso di sangue). Esso, invece che defluire normalmente verso il cuore, inverte il suo corso per ristagnare all’interno dei vasi pelvici fino a dilatarli in maniera abnorme, con conseguente aumento di pressione al loro interno.

Stenosi o restringimento venoso

Il ristagno di sangue può verificarsi anche come conseguenza di una stenosi o restringimento venoso a valle, che quindi comporta inevitabilmente un rallentamento a monte del flusso sanguigno in risalita verso il cuore. Anche in questo caso sarà presente, dunque, un inevitabile ristagno del sangue nei distretti pelvici più declivi, con conseguente accumulo e dilatazione del compartimento venoso.

Altre possibili cause

Riguardo ad ulteriori possibili cause, alcuni studi scientifici hanno evidenziato una possibile associazione tra ovaio policistico e varicocele pelvico. A provocare la dilatazione venosa potrebbe anche essere, in accordo a questi studi, la pressione esercitata dalle cisti ovariche sulla la parete venosa dei vasi adiacenti. Tale pressione comporterebbe quindi una sorta di ostruzione con conseguente dilatazione a monte del circolo venoso.

Sintomi

Il sintomo più importante e patognomonico è sicuramente la presenza di un dolore di intensità variabile (da lieve a molto forte) al basso ventre, con spesso associato un senso di oppressione e peso che risulta essere più importante verso sera, migliorando decisamente di mattina al risveglio.

A provocare il senso di peso ed il dolore non è altro che lo stesso ristagno di sangue all’interno dei vasi venosi che, ovviamente, tendono a sfiancarsi sempre di più con il passare del tempo (l’aggravarsi della sintomatologia è infatti molto spesso proporzionale all’ incremento della dilatazione delle vene del circolo pelvico).

Inoltre, possono essere presenti rigonfiamenti dei genitali esterni (grandi labbra) e dolore di varia intensità durante i rapporti.

Patologie concomitanti

Molte donne scoprono di avere un varicocele pelvico per la concomitante presenza di varici agli arti inferiori. Infatti, una significativa congestione a livello pelvico può inevitabilmente comportare un ristagno di flusso a monte, nella fattispecie a livello del circolo venoso superficiale della coscia e/o del polpaccio. Il varicocele femminile, infine, può in determinati casi associarsi anche alla presenza di una patologia emorroidaria, ad una sindrome di Nutracker e/ o ad una sindrome di May-Turner.

Diagnosi 

L’iter diagnostico per individuare la presenza di un varicocele pelvico prevede un esame clinico della pelvi da parte di un medico con comprovata esperienza ed una un’ecografia transvaginale.  A volte, può rendersi necessaria l’esecuzione di una risonanza magnetica a livello dell’addome inferiore.

Embolizzazione transcatetere

Il più importante e praticato trattamento chirurgico per il varicocele pelvico è la cosiddetta embolizzazione transcatetere. 

Questa procedura è una tecnica minimamente invasiva, completamente indolore, che comporta il rilascio di sostanze embolizzanti e/o il posizionamento di piccole spirali metalliche all’interno delle vene dilatate allo scopo di occludere definitivamente i suddetti vasi venosi ed impedirne così l’ulteriore dilatazione.

Sia per il rilascio delle sostanze embolizzanti che per le spirali metalliche, il radiologo interventista utilizza, sotto una semplice anestesia locale (come dal dentista), un piccolissimo catetere dedicato che introduce nel sistema venoso a partire da una vena al braccio o all’inguine.

Lo stesso cateterino servirà poi per iniettare un liquido di contrasto (più propriamente chiamato mezzo di contrasto), visibile ai raggi X, che consenta all’operatore di individuare con precisione il punto esatto in cui posizionare il materiale embolizzante.

Terminato l’intervento, il cateterino viene rimosso applicando poi un semplice cerotto sul sito di ingresso in assenza di alcun punto di sutura. A questo punto, la paziente viene semplicemente tenuta in osservazione per qualche ora per poi essere generalmente dimessa in giornata.

Vantaggi

L’embolizzazione del varicocele presenta numerosi vantaggi:

  • è molto sicura con, in aggiunta, un tasso di complicazioni minori estremamente limitato.
  • Migliora sensibilmente la sintomatologia (in molti casi il dolore scompare del tutto e definitivamente senza quindi ripresentarsi negli anni a venire).
  • Non prevede incisioni chirurgiche, se non un piccolissimo foro di circa 2 millimetri per inserire il piccolissimo catetere nel sistema venoso.
  • Prevede un ricovero ospedaliero molto breve, massimo di 4 ore.

L’embolizzazione del varicocele è una tecnica mininvasiva per una patologia che, quando riconosciuta, può finalmente essere trattata rapidamente senza tagli né bisturi ed in completa assenza di dolore. 

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Dott. Tommaso Lupattelli Chirurgo a Milano

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Raucedine: cause, consigli, rimedi naturali https://www.dossiersalute.com/raucedine-cause-consigli-rimedi-naturali/ Mon, 24 Feb 2020 10:33:54 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20403 La raucedine è l’alterazione del tono e del timbro della voce. Questo sintomo può compromettere la vita sociale e lavorativa di chi ne...

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La raucedine è l’alterazione del tono e del timbro della voce. Questo sintomo può compromettere la vita sociale e lavorativa di chi ne soffre. Lo sanno bene i professionisti della voce, cantanti, attori, conferenzieri, eccetera. Scopriamo i principali rimedi per la raucedine.

Manifestazione

La raucedine non si manifesta solo con un calo della voce, intesa come un minor volume di suono (disfonia), ma anche con una diversa qualità della voce stessa, che diventa cavernosa e rauca da cui appunto raucedine. La raucedine può evolvere in alcuni casi in afonia (perdita totale della voce).

Cause

Le anomalie della voce (raucedine, disfonia, afonia) sono provocate da una alterazione del funzionamento delle corde vocali.

Le corde vocali sono due fasce muscolari parallele che vibrano al passaggio dell’aria emettendo suoni (la nostra voce) e si trovano dentro la laringe.

Cause funzionali

La raucedine può essere determinata da alcuni atteggiamenti vocali che si possono verificare in determinate circostanze. In particolare:

  • malmenage vocale (cattivo uso della voce) cioè gridare, urlare, ma anche sussurrare. Questi comportamenti, se diventano un’abitudine, possono causare lesioni anche gravi alle corde vocali (noduli, polipi, edemi).
  • surmenage vocale (uso eccessivo della voce). Questo capita soprattutto a chi utilizza la voce per professione, quindi la stressa molto.

Cause comuni

Nella maggior parte dei casi la raucedine è causata da infiammazioni delle vie aeree superiori (laringite, tracheite, faringite) provocate da virus (raffreddore, influenza) o da allergie stagionali.

Altre cause

La raucedine può avere altre cause quali:

  • tonsillite,
  • inalazioni di agenti irritanti (fumo, smog),
  • polipi e noduli delle corde vocali,
  • reflusso gastroesofageo (la raucedine è causata dagli acidi gastrici che, attraverso l ‘esofago, refluiscono verso la gola irritando le corde vocali),
  • ipotiroidismo,
  • utilizzo di alcuni farmaci antistaminici, decongestionanti, antidepressivi,
  • stress e ansia.

Raucedine persistente e sintomi associati

La raucedine è da considerarsi un sintomo benigno e nella maggior parte dei casi ha una natura non patologica. Tuttavia, se la raucedine persiste oltre quindici giorni in assenza di condizioni infiammatorie scatenanti (ad esempio l’influenza), occorre rivolgersi ad uno specialista (otorinolaringoiatra) ed effettuare esami mirati della laringe (laringoscopia) e delle corde vocali.

La raucedine è spesso accompagnata da altri sintomi quali:

  • mal di gola,
  • difficoltà a deglutire,
  • sensazione di nodo in gola,
  • desiderio frequente di raschiare la voce,
  • tosse,
  • acidità gastrica.

Rimedi per la raucedine: consigli generali

Il primo consiglio da adottare per contrastare la raucedine è quello di restare in silenzio per fare riposare le corde vocali. Infatti la voce, in presenza di affaticamento vocale, non deve assolutamente essere forzata, pena il rischio di traumi anche gravi alle corde vocali.

Vi è poi una serie di buone pratiche da adottare.

Mantenere idratata la mucosa orale

Bere almeno 2 litri d’acqua per idratare costantemente idratare le corde vocali. Difatti, l’acqua funge da lubrificante durante la fase di avvicinamento (fase fonatoria) delle corde vocali.

Umidificare l’aria

In inverno capita sovente che l’aria degli ambienti domestici e lavorativi sia troppo secca. In tal caso si può utilizzare un umidificatore.

Fare gargarismi

I tradizionali gargarismi con acqua e sale possono essere d’aiuto per schiarire la voce in caso di raucedine, poiché grazie all’ azione del sale disinfettano e decongestionano la mucosa orale. Per preparare la soluzione salina basta aggiungere un cucchiaio di sale a 250 ml di acqua. 

Evitare di fumare

Il fumo irrita la laringe e può causare alterazioni e limitazioni funzionali delle corde vocali. Non a caso, con il passare degli anni il fumatore va facilmente incontro a modificazioni del timbro della voce.

Ridurre alcol e caffè

Alcol e caffè causano secchezza della mucosa orale e disidratazione, rendendo più difficoltosa la vibrazione delle corde vocali. Se non si può fare a meno di un caffè, è bene bere un bicchiere d’acqua subito dopo.

Non raschiare la gola

La raucedine è correlata molto spesso al desiderio di schiarirsi la voce (raclage). In questo caso, è consigliabile non raspare la gola per non irritare ancor di più le corde vocali, ma deglutire un sorso d’acqua.

Rimedi per la raucedine: erisimo, rimedio naturale contro la raucedine

L’erisimo è una pianta appartenente alla famiglia delle brassicaceae. In gergo, viene chiamata erba cornacchia, anche nota come erba dei cantanti. Infatti, la parola erisimo deriva dal greco: eruo=io salvo e oimos= il canto. L’erisimo è un erba medicinale già conosciuta nell’antichità per la sua efficacia nel trattamento della raucedine.

Viene riconosciuta ufficialmente come tonico della voce grazie a Jacques Dalechamps, un medico naturalista francese che, nella sua Historia generalis plantarum (1586), raccontava come la pianta avesse restituito la voce ad un ragazzo del coro della cattedrale di Notre Dame. L’erisimo diventava così la pianta degli oratori, dei predicatori, degli attori di teatro e dei cantanti.

Meccanismo d’azione

Nonostante sia un rimedio erboristico popolare molto conosciuto, il meccanismo d’azione dell’erisimo sull’apparato fonatorio non è mai stato dimostrato. Gli studi più recenti attribuiscono l’attività terapeutica dell’erisimo ad alcuni fitocomposti: i composti solforati (glicosidi) e  le mucillagini.

Usi

L’erisimo per le sue proprietà emollienti e lenitive sulla gola e per le sue azione sul tono della voce viene utilizzato (sotto forma di caramelle, gocce, sciroppo) per il trattamento della raucedine e di tutte le altre forme di disfonia. Inoltre, ha effetti espettoranti ed antinfiammatori, per questo può essere anche d’aiuto per contrastare la tosse e il mal di gola.

Non sono stati segnalati effetti avversi.

Altri rimedi naturali utili contro la raucedine che meritano di essere menzionati sono: miele, propoli, malva ed infine la liquirizia, che può essere assunta anche masticando la radice.

Dott. Marco Pagnotta – Farmacia Colace Dr. Anna Maria

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Celiachia: intolleranza al glutine sempre più diffusa https://www.dossiersalute.com/celiachia-intolleranza-al-glutine-sempre-piu-diffusa/ Fri, 21 Feb 2020 14:13:13 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20396 La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, ovvero un insieme di sostanze azotate che si formano durante l’impasto di acqua e farina di alcuni cereali (avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale).  Celiachia intolleranza: non è una malattia...

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La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, ovvero un insieme di sostanze azotate che si formano durante l’impasto di acqua e farina di alcuni cereali (avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale). 

Celiachia intolleranza: non è una malattia

In senso stretto, la celiachia non è una malattia, ma una semplice condizione che per manifestarsi necessita della contemporanea presenza di:

  • una predisposizione genetica sull’aplotipo HLA DQ2-DQ8;
  • un consumo di alimenti contenenti glutine che provocano un processo infiammatorio nell’intestino tenue con atrofia della mucosa duodeno-digiunale e conseguente malassorbimento uniti a  manifestazioni extra-intestinali.

L’essere portatori del gene anomalo non significa necessariamente che la celiachia si manifesterà, ma soltanto averne maggiore probabilità. Al contrario, l’assenza di questi particolari geni preclude la possibilità di contrarre la celiachia.

Chi e come colpisce la celiachia

In Italia si stima che siano colpiti da celiachia all’incirca 400/600.000 Italiani, cioè una persona ogni 100/150 abitanti. Nonostante ciò, molti soggetti convivono per molti anni con questa condizione, senza accusare disturbi particolarmente gravi. 

Per la sua eterogeneità clinica, la celiaca può essere classificata in:

  • tipica (con esordio successivo allo svezzamento),
  • atipica (con esordio tardivo e sintomatologia intestinale e extra-intestinale),
  • silente (con assenza di sintomatologia),
  • latente (soggetti con predisposizione alla celiachia, ma con mucosa intestinale normale),
  • potenziale (molto simile alla precedente, ma con possibilità di presentazione futura grave).

Ne consegue che non sia così facile capire se si è affetti, oppure no, da questa intolleranza alimentare.

Celiachia intolleranza: chi colpisce

La celiachia colpisce prevalentemente i soggetti di razza caucasica, in cui il consumo di cereali contenenti glutine è superiore rispetto ad altre popolazioni (africane o asiatiche). Per quanto riguarda il sesso, la celiachia attacca con il doppio della frequenza le donne rispetto agli uomini. 

Origine dell’intolleranza 

Il glutine è un complesso peptidico formato da due proteine separate, ovvero la gliadina e la glutenina. Questi polimeri, a contatto con l’acqua, si combinano formando un reticolo colloso ed elastico. La reazione che ne deriva è alla base del processo di lievitazione sfruttato nella produzione di prodotti da forno.
Il glutine è infatti presente in tutti i cereali da cui si ricavano le farine in grado di lievitare, come orzo, avena, segale, grano duro, tenero, farro, monococco, kamut.

Il malassorbimento

Essendo la celiachia un disturbo autoimmune, il consumo di glutine causa, in un individuo predisposto, un’eccessiva risposta immunitaria che colpisce la cellule dell’intestino responsabili dell’assorbimento dei nutrienti. Quando queste cellule vengono attaccate, perdono la capacità di assorbimento, causando problemi all’organismo. Tale fenomeno priva organi come cervello e fegato di nutrienti essenziali per il loro corretto funzionamento.

Sintomi e diagnosi

I sintomi dell’intolleranza sono gonfioredolore addominalestanchezza cronicaperdita di peso causato dal mancato assorbimento dei nutrienti, anemia e dermatite, soprattutto presente in corrispondenza di gomiti, ginocchia e glutei. 

Per una diagnosi certa, è fondamentale rivolgersi al proprio medico, incaricato di prescrivere esami specifici sierologici per il riconoscimento della malattia altamente specifici come gli anticorpi anti-endomisio ed anti-transglutaminasi. 

Cura dietetica: alimentarsi senza glutine

L’unica cura alla malattia è quella dietetica, che prevede l’eliminazione di tutti gli alimenti che contengano, anche in piccola parte, del glutine (pasta, dolci, pane, birra, biscotti).

Per gli amanti dei primi piatti ricordiamo che riso, legumi e quinoa ne sono naturalmente privi, come grano saraceno e mais.

Non vi è da preoccuparsi per carne, pesce, formaggi, frutta o verdure.

Attenzione alle contaminazioni e ai prodotti in commercio

È bene anche prestare attenzione alla contaminazione incrociata, possibile nelle cucine professionali ed in quelle industriali. Di conseguenza, anche prodotti confezionati non a base di farine possono prevedere additivi contenenti tracce di glutine. 

Lo stesso consiglio va osservato tra la le mura domestiche, adottando accortezze come utilizzare scolapasta e mestoli differenziati in cucina.
Ad oggi, ad ogni modo, è disponibile una grande varietà di prodotti non contenenti glutine.

La spiga sbarrata

Per essere sicuri di acquistare i prodotti per chi è affetto da celiachia, è da ricercare, tra gli scaffali dei supermercati e sul packaging dei prodotti, il simbolo della spiga sbarrata: questi però sono spesso più calorici dei loro rispettivi prodotti con glutine, quindi sarebbe preferibile assumere gli alimenti sopracitati.

Agnese Pirazzi

Dott Daniele Acquapendente biologo nutrizionista a Genova
Dott Daniele Acquapendente biologo nutrizionista a Genova

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Denti storti: cause e trattamenti https://www.dossiersalute.com/denti-storti-cause-e-trattamenti/ Fri, 21 Feb 2020 09:35:22 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20392 I denti storti possono essere così dalla nascita o diventare storti nel tempo. La causa di questo problema risiede in problemi genetici ma...

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I denti storti possono essere così dalla nascita o diventare storti nel tempo. La causa di questo problema risiede in problemi genetici ma anche in abitudini sbagliate, soprattutto da bambini, che portano nel tempo ad una scorretta posizione dei denti.

Cause genetiche dei denti storti

Tra le cause più comuni troviamo quelle genetiche (ereditate, come il colore degli occhi), dovute a discrepanze a livello dell’osso:

  • Bocca troppo piccola per i denti. La presenza di poco spazio per i denti li fa affollare e diventare storti.
  • Mandibola o mascella che non sono della stessa grandezza – o presentano malformazioni – e creano problemi di morso, definiti dall’ortodontista come l’overbite, il crossbite e l’underbite.

Cause funzionali dei denti storti

Tra le cause funzionali vengono elencate quelle che non sono dovute a veri e propri difetti genetici a livello osseo, ma ad altri fattori, ad esempio le abitudini sbagliate. Queste abitudini, generalmente, portano a una scorretta posizione della lingua, che influisce molto sulla crescita dell’osso e sulla conseguente posizione dei denti.

Esse sono:

  • L’utilizzo del ciuccio prolungato negli anni,
  • la respirazione orale (invece di quella nasale),
  • la suzione del pollice o il prolungato uso del biberon.

In questi casi, la lingua non si trova quasi mai a riposo sul palato, causandone il conseguente restringimento. Con il restringimento del palato viene a mancare spazio per i denti, facendoli affollare e diventare storti.

  • Degluzione incorretta, con interposizione della lingua tra i denti.
  • Incorretta posizione delle labbra. Le labbra a riposo devono essere in contatto tra loro. Se non è così, ciò dipende spesso da una posizione troppo bassa ed avanzata della lingua.

Altre cause

  • Perdita prematura di denti da latte. Il dente da latte permette di mantenere lo spazio per il dente definitivo che sta crescendo sotto. La sua perdita prematura, se non gestita con gli adeguati mezzi dal dentista, porta all’occupazione di tale spazio da parte dei denti vicini, facendo nascere il nuovo dente in una posizione sbagliata.
  • Restaurazioni dentali troppo grosse (come corone o otturazioni)
  • Parodontite
  • Trauma della mandibola
  • Tumori orali
  • Eccessiva pressione nei denti e gengive

Denti del giudizio

Secondo alcuni falsi miti, una malposizione dei denti del giudizio creerebbe pressione sui denti vicino, facendoli affollare e sembrare storti. Secondo uno studio di T.Southard pubblicato su una importante rivista scientifica (American Journal of Orthodontics), i denti del giudizio, in realtà, non generano pressione sui denti vicini.

Trattamento dei denti storti

Il trattamento dipende da caso a caso. Possono essere messi brackets, apparecchi mobili, espansori del palato, apparecchi miofunzionali, mantenitori di spazio o altri dispositivi. In caso di abitudini sbagliate, viene richiesto anche l’ausilio di un logopedista che istruisca il paziente ad assumere comportamenti corretti. In casi gravi, dovuti spesso a deformazioni ossee genetiche o traumi seri, la chirurgia ortognatica può essere l’unica soluzione. Una visita dall’ortodontista è di cruciale importanza per la determinazione del corretto piano di cura.

Alberto Vianello

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Laser frazionato per ringiovanimento viso e corpo https://www.dossiersalute.com/laser-frazionato-per-ringiovanimento-viso-e-corpo/ Thu, 20 Feb 2020 15:04:22 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20386 I laser sono uno degli strumenti più utilizzati e all’avanguardia, anche in ambito dermoestetico. Ad esempio, vi sono laser che trattano i segni dell’invecchiamento, altri...

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laser sono uno degli strumenti più utilizzati e all’avanguardia, anche in ambito dermoestetico. Ad esempio, vi sono laser che trattano i segni dell’invecchiamento, altri la rimozione di tatuaggi, altri ancora per l’epilazione. Conosciamo meglio il laser frazionato.

L’innovazione in questo settore non si ferma, lo dimostra il laser CO2 frazionato, in grado di agire sull’invecchiamento cutaneo trattando i principali inestetismi della pelle e donandole un aspetto più giovane

A differenza dei laser precedenti, questa tipologia è meno invasiva e non incide sulle zone circostanti a quella trattata. Il laser CO2 frazionato vanta grandi risultati in particolare sulle zone delicate del viso (contorno occhi) e del corpo (mani, collo e décolleté).

Laser frazionato alternativo al lifting: come agisce

Grazie al laser CO2 frazionato, oltre alle rughe, è possibile trattare macchie, cicatrici e smagliature, lassità cutanea, melasma e fotodanneggiamento.

Il dispositivo agisce in profondità, tanto da potersi proporre come alternativa al lifting

Il termine frazionato fa riferimento al tipo di emissione luminosa, suddivisa in più parti per avere maggiore controllo del trattamento e della sua efficacia. 

Il laser CO2 frazionato sfrutta l’anidride carbonica, grazie alla quale, emettendo un fascio luminoso, riesce ad agire sull’acqua presente nei tessuti, vaporizzandola. 

Le micro-lesioni create verranno poi riparate con la sintesi di nuove cellule e di nuovo collagene, permettendo così il rinnovamento cellulare

Fototermolisi selettiva: doppio beneficio

Anche questa tipologia di laser si basa sulla cosiddetta fototermolisi selettiva, ovvero luce trasformata in calore che va a danneggiare, in modo controllato e sicuro, i tessuti interessati dalla lunghezza d’onda del laser. 

In particolare, il laser frazionato agisce su aree di cute piuttosto piccole, lasciando intatte le parti circostanti. In questo modo viene favorito il processo di guarigione con produzione di nuove cellule epidermiche.

È quindi possibile ottenere due benefici dal trattamento di luce frazionata:

  • da una parte la cute rinnovata, liscia ed omogenea,
  • dall’altra la stimolazione alla produzione di nuovo collagene ed una cura per strutture fibrose già esistenti.

Laser frazionato: zone da trattare consigliate 

Nonostante il laser frazionato possa essere utilizzato su tutto il corpo, i migliori risultati si ottengono trattando il volto. In pochi giorni, infatti, grazie al suo effetto liftante, il viso sembrerà nettamente più giovane, la pelle più liscia, tonica e luminosa. 

Fondamentale, ovviamente, è mettersi nelle mani di professionisti specializzati e con apparecchiature certificate. 

Trattamento laser zona occhi

Tra i trattamenti più richiesti negli ultimi anni vi è quello del ringiovanimento della zona occhi, facilmente soggetta a segni di stanchezza e affaticamento. 

Agendo sia sulle rughe che circondano gli occhi, che sulle porzioni di cute cadente o poco tonica, il laser consente allo sguardo di recuperare energia e luminosità. Inoltre, il sopracciglio si solleva, la palpebra si rialza, borse e occhiaie appaiono meno accentuate.

Preparazione e durata

Il trattamento con laser CO2 frazionato può essere eseguito in ambulatorio, ma sempre da personale medico qualificato. Sulla zona di cute da trattare viene applicata una crema anestetica che va lasciata agire circa un’ora. 

La seduta è in genere di circa 15-20 minuti, ma può variare in base all’area interessata e dal tipo di inestetismo. In seguito, possono essere applicate sulla cute delle garze bagnate di soluzione fisiologica per alleviare il rossore e la sensazione di bruciore.

Post trattamento con laser CO2 frazionato

Nei giorni seguenti, la zona di cute trattata apparirà più scura e andrà incontro ad una sorta di esfoliazione: la pelle secca si sfalderà per dare spazio al nuovo tessuto. In questa fase, è molto importante seguire le indicazioni del medico e del personale specializzato, applicando creme idratanti ed evitando di velocizzare la caduta della pelle secca. 

La guarigione avviene comunque in tempi brevi, dai 4 agli 8 giorni circa. Per una eventuale ulteriore seduta con laser CO2 frazionato, invece, è necessario attendere almeno 30-40 giorni.

Nel frattempo, è assolutamente sconsigliata l’esposizione al sole. Non a caso, questo tipo di trattamento è sconsigliato durante i mesi estivi.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Il trattamento con laser CO2 frazionato non è indicato ai fototipi scuri poiché potrebbe causare la formazione di macchie cutanee. Allo stesso tempo, è controindicato in caso di herpes, assunzione di cortisone, malattie autoimmuni, radioterapia, gravidanza e allattamento.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali, sono possibili arrossamenti prolungati, eritemi, croste e macchie più chiare o più scure. 

Agnese Pirazzi

Marinella Ruzza Dermatologa Piacenza
Dott.ssa Marinella Ruzza Dermatologa a Piacenza

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I denti e le loro funzioni https://www.dossiersalute.com/i-denti-e-le-loro-funzioni/ Thu, 20 Feb 2020 09:09:18 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20380 I denti sono organi duri e ricchi di minerali che vengono utilizzati per masticare il cibo. La loro consistenza è diversa da quella...

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I denti sono organi duri e ricchi di minerali che vengono utilizzati per masticare il cibo.

La loro consistenza è diversa da quella dell’osso, ma sono duri abbastanza da permettere lo sminuzzamento del cibo. Il dentista, spesso, quando si riferisce ai denti, utilizza i termini corona e radice.

Anatomia del dente

I denti e le loro funzioni

La corona è la parte esterna che si vede in bocca. È la testa del dente, permette lo sminuzzamento del cibo e da l’estetica. Le radici, invece, sono quelle che ancorano il dente dentro l’osso.

Il dentista spesso usa il termine ‘colletto’, riferendosi a quella parte del dente in cui corona e radice si incontrano.

Strati del dente

Per quanto riguarda gli strati che compongono il dente, lo strato più esterno, che ricopre la corona, è il tessuto dello smalto. Si tratta di un tessuto mineralizzato, composto principalmente da un minerale chiamato idrossiapatite, formato dalle cellule del corpo durante l’eruzione dei denti.

Per quanto riguarda la radice del dente, invece, il tessuto che la ricopre è il cemento, di composizione simile a quella dell’osso. Il cemento si attacca direttamente al legamento parodontale, che ha il compito di tenere stabile il dente dentro il suo alveolo nell’osso.

Quando il legamento parodontale si degrada (insieme a una perdita d’osso), rendendo le radici del dente scoperte e causando mobilità ai denti stessi per colpa del minore attacco all’osso, si parla di ‘parodontite’.

Sotto lo smalto e il cemento troviamo la dentina. La dentina è più soffice rispetto allo smalto ed è quella che, se esposta attraverso erosione o carie, da sensibilità al dente.

Questo è l’ultimo strato di protezione nei confronti della polpa dentale. La polpa, che è la linfa vitale del dente, contiene vasi sanguigni e nervi che servono per mantenere il dente in salute e allertare l’organismo in caso di infezioni o di danni alla polpa stessa. Quando questa si infetta o va in necrosi, il dente viene “devitalizzato”, procedura che consiste nella rimozione della polpa all’interno del dente e nella sua sostituzione con un materiale biocompatibile.

Funzioni dei denti

I denti sono divisi in incisivi, canini, premolari e molari. Ciascuno di questi gruppi ha una funzione diversa nel processo di masticazione e questo è dovuto dalla loro differente anatomia.

I denti e le loro funzioni

Funzioni dei denti: Incisivi

Gli incisivi sono i denti anteriori della bocca e il loro bordo affilato è utile per tagliare il cibo in pezzi più piccoli e masticabili. Ci sono 8 incisivi in totale (4 nell’arcata superiore e 4 nell’arcata inferiore), sia nella bocca dell’adulto che nella bocca del bambino. A loro volta, dei 4 incisivi per arcata, si dividono in 2 incisivi centrali e 2 incisivi laterali. La differenza anatomica tra i due tipi di denti è soprattutto visibile nell’arcata superiore, dove gli incisivi centrali hanno una forma più grande rispetto ai laterali.

Funzioni dei denti: Canini

I canini sono situati negli ‘angoli’ dell’arco dentale. Questi denti sono molto importanti nel morso e hanno una radice molto lunga e potente, che gli conferisce grande forza. Hanno una superficie di morso affilata e a punta, la cui funzione è di afferrare e strappare il cibo. Ci sono in totale 4 canini in bocca, 2 nell’arcata superiore e 2 nell’arcata inferiore, sia nella bocca dell’adulto che nella bocca del bambino.

Premolari

I premolari, differentemente dai due denti descritti prima, hanno una superficie di morso piatta. La loro funzione è quella di strappare e schiacciare il cibo. Questi denti, a differenza degli incisivi e dei canini, esistono solo nella bocca dell’adulto (dentizione permanente) e sono 4 nell’arcata superiore e 4 nell’arcata inferiore.

Molari

I molari sono i denti più grossi della bocca. Hanno una superficie di morso molto grande e piatta, la cui funzione è quella di masticare, schiacciare e macinare il cibo. I molari sono 12 nella bocca dell’adulto, contando anche i denti del giudizio, e 8 nella bocca del bambino. Questi denti presentano un’anatomia di superficie piena di solchi e di creste (dove cibo e batteri si incastrano facilmente). Ciò li rende i più soggetti a carie, perché più difficili da pulire rispetto agli altri denti. I denti del giudizio, invece, spesso vengono estratti perché creano problemi come dolori e/o sviluppo di carie nei molari adiacenti.

Alberto Vianello

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Vegetali: integratori di vitamine economici ed efficaci https://www.dossiersalute.com/vegetali-integratori-di-vitamine-economici-ed-efficaci/ Wed, 19 Feb 2020 14:43:27 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20371 In qualità di medico e dietologo, mi scontro spesso con le abitudini alimentari dei miei pazienti, spesso sbagliate nella considerazione dei vegetali integratori....

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In qualità di medico e dietologo, mi scontro spesso con le abitudini alimentari dei miei pazienti, spesso sbagliate nella considerazione dei vegetali integratori. Abitudini molto spesso radicate nella loro mente da anni e anni di errori alimentari, volontari o meno, che si evidenziano in problematiche di salute di vario genere. Uno dei più gravi errori che il paziente commette è sottovalutare la necessità di assumere le Vitamine contenute e usufruibili dagli alimenti, in particolare dai vegetali.

Vegetali integratori: valore reale degli integratori alimentari

Le Vitamine di cui si ha bisogno si devono assumere attraverso il sistema più semplice ed economico esistente, ovvero alimentazione equilibrata e adeguata alle proprie esigenze.

Purtroppo, però, molti pazienti assumono ogni sorta di integratore alimentare pur di non rinunciare agli eccessi della tavola e cedendo alla pigrizia. La loro, vana, speranza è che questi migliorino la salute, nonostante l’alimentazione sregolata.

Il potere dell’integratore, rispetto ad una alimentazione adeguata ed equilibrata, è altamente sopravvalutato. Difatti, è nullo se il contesto in cui l’integratore lavora è fatto di abbuffate, fumo, aperitivi, sedentarietà e stress.

Vegetali integratori: cosa sono gli integratori

L’AIFA e il Ministero della Salute definiscono gli integratori: “prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una forma concentrata di sostanze nutritive (….), aventi un effetto nutritivo o fisiologico (…) in forme predosate”.

Non si parla di effetti migliorativi sulla salute e sulle confezioni viene largamente utilizzata la dicitura “da consumarsi in caso di aumentata necessità”.

Vegetali integratori: alimenti che migliorano la salute

La pubblicità presenta gli integratori come migliorativi della salute, ma in realtà l’integrazione di cui abbiamo bisogno si può ottenere in modo più economico ed efficace con una dieta equilibrata e ricca di alimenti vegetali quali:

  • Verdura,
  • Frutta,
  • Cereali,
  • Semi,
  • Noci,
  • Legumi,
  • Tuberi.

Proprietà dei vegetali che migliorano la salute

Verdure e frutta sono fonti di vitamine del gruppo A, C, E (antiossidanti naturali) e di microelementi fondamentali (zinco, magnesio, fosforo, selenio e manganese).

Alcune contengono anche alcuni proteine del gruppo B (in particolare acido folico, essenziale in gravidanza) e vitamina K (fondamentale nei processi di coagulazione del sangue).

I legumi sono fonte di proteine, carboidrati complessi, microelementi (tra cui ferro, magnesio, manganese e calcio) e vitamine del gruppo B (acido folico in primis) e in minor misura gli altri gruppi.

I tuberi (patate, topinambur) contengono selenio, vitamina C e vitamine del gruppo B.

I cereali, maggiormente quelli integrali rispetto ai raffinati, contengono, oltre a una buona quantità di proteine e aminoacidi essenziali, vitamine del gruppo B (tra cui biotina, acido folico), vitamina E e abbondanti micronutrienti essenziali, come zinco, ferro, selenio, magnesio, manganese e calcio.

I semi e le noci, così come gli oli estratti a freddo da questi alimenti, sono fonte ineguagliabile di acidi grassi essenziali (omega 3, 6 e derivati), micronutrienti (calcio, ferro, zinco, magnesio e manganese) e di alcune vitamine (A, gruppo B e C).

Dieta equilibrata: vitamine assicurate e risparmio economico

Il consumo di tutti questi alimenti, correttamente combinati e con le giuste dosi e cadenza settimanale, garantisce l’apporto di vitamine e micronutrienti essenziali e, soprattutto, l’assorbimento dei micronutrienti essenziali, senza necessità di integrazioni esterne.

Ciò che è necessario, anche per migliorare il budget familiare, è una lista della spesa organizzata, una dieta varia ed equilibrata e le giuste conoscenze.

Solo la vitamina D e la vitamina B12 sono più difficili da assumere in dosi adeguate con l’alimentazione e perciò può rendersi necessaria una integrazione esterna.

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Dott.ssa Stefania Folloni medico nutrizionista a Cavalese

Le richieste saranno inoltrate al medico o professionista sanitario il quale risponderà direttamente. DossierSalute.com non è responsabile di tardive o mancate risposte.

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Malattie e disturbi degli occhi https://www.dossiersalute.com/malattie-e-disturbi-degli-occhi/ Wed, 19 Feb 2020 09:47:12 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20365 Affaticamento, prurito, rossore, ma anche bruciore, sfarfallio o bagliori. A tutti è capitato di avere specifici problemi agli occhi. Alcuni sono marginali e...

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Affaticamento, prurito, rossore, ma anche bruciore, sfarfallio o bagliori. A tutti è capitato di avere specifici problemi agli occhi. Alcuni sono marginali e vanno via da soli, o sono facili da trattare in casa, altri hanno bisogno di cure specialistiche. In tutti i casi, si tratta di autentici sintomi oculari che non andrebbero mai sottovalutati. Scopriamo le principali malattie degli occhi.

Sono molteplici le malattie che possono colpire gli occhi provocando disturbi alla vista. È importante non sottovalutare il problema e rivolgersi subito ad un oculista. In questo modo si eviterà che una patologia possa degenerare arrivando, nel peggiore dei casi, ad una perdita parziale o totale della vista.

E’ fondamentale un controllo periodico e costante della vista.

Classificazione delle malattie degli occhi

Le malattie degli occhi sono classificate in base alla parte colpita.

Si possono in sintesi suddividere in: 

  •  delle palpebre,
  •  della cornea,
  •  della retina,
  •  dell’apparato lacrimale,
  •  della congiuntiva,
  •  dell’iride
  •  del cristallino.

Cataratta

La cataratta è una malattia dell’occhio che provoca la progressiva opacizzazione del cristallino, con la conseguenza di annebbiare la vista.

Retinopatia diabetica

La retinopatia diabetica è una complicanza oculare del diabete, che può compromettere la vista portando alla sua perdita parziale o anche totale. Tra le malattie che possono interessare la retina ci sono anche il foro maculare, la rottura ed il distacco della retina.

Glaucoma

Il glaucoma è una malattia causata da un progressivo danneggiamento del nervo ottico, che può nel tempo compromettere gravemente la vista.

Cheratocono

Il cheratocono è una patologia oculare caratterizzata dalla protrusione a cono della cornea. Ciò provoca una visione progressivamente più sfuocata e scarsamente migliorabile con occhiali. Negli stadi più avanzati della malattia, il deficit visivo è fortemente invalidante e difficilmente correggibile anche con lenti a contatto.

Tra le malattie che possono danneggiare la cornea ci sono anche l’abrasione, la cheratite, le distrofie e le degenerazioni corneali.

Emorragie sottocongiuntivali

Le emorragie sottocongiuntivali sono versamenti di sangue tra il bulbo e la congiuntiva. Spesso, preoccupano il paziente perché la superficie dell’occhio diventa rossa a causa del sangue, ma in realtà solo raramente è segno di una vera patologia.

Malattie degli occhi: infezioni oculari esterne ed interne

Gli occhi possono andare incontro a infezioni oculari, suddivise tra esterne ed interne.

Le infezioni oculari esterne sono:

  • calazio, si tratta di un’infiammazione di una ghiandola sebacea localizzata a livello della palpebra;
  • orzaiolo, si tratta di un’infiammazione accompagnata da un problema infettivo batterico a carico della palpebra;
  • blefarite che coinvolge il bordo palpebrale e la congiuntiva;
  • congiuntivite, localizzata a carico della mucosa congiuntivale. E’ una patologia piuttosto frequente, conseguenza di una forte esposizione della congiuntiva agli agenti esterni. Può essere infettiva, allergica o irritativa.

Le infezioni oculari interne più frequenti sono:

  • uveiti, che coinvolgono la membrana vascolare dell’occhio;
  • endoftalmiti, consistono in un grave processo infettivo che si verifica all’interno del bulbo oculare).

Alberto Bozzolan

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Artrosi della spalla: farmaci, fisioterapia, chirurgia https://www.dossiersalute.com/artrosi-della-spalla-farmaci-fisioterapia-chirurgia/ Tue, 18 Feb 2020 15:56:39 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20354 L’artrosi della spalla è una malattia degenerativa che consiste nel consumo della cartilagine, oltre che nello sfregamento delle ossa componenti l’articolazione scapolo-omerale. E’ associata ad infiammazione...

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L’artrosi della spalla è una malattia degenerativa che consiste nel consumo della cartilagine, oltre che nello sfregamento delle ossa componenti l’articolazione scapolo-omerale. E’ associata ad infiammazione e lesioni dei tessuti circostanti e dei tendini.

Artrosi della spalla: cause

Diversi fattori possono contribuire allo sviluppo dell’artrosi della spalla:

  • Fattori ereditari,
  • Avanzamento dell’età,
  • Utilizzo eccessivo dell’articolazione,
  • Rotture non trattate della cuffia dei rotatori,
  • Pregresse lesioni traumatiche articolari per cui la biomeccanica dell’articolazione viene modificata, innescando processi enzimatici e meccanici che nel tempo determinano un’usura maggiore;
  • Malattie autoimmuni,
  • Alcolismo o uso di corticosteroidi ad alte dosi.

Può manifestarsi in presenza di patologie reumatologiche, ad esempio l’artrite reumatoide, oppure in seguito ad una frattura di spalla.

Artrosi negli anziani e nei soggetti predisposti

Nei soggetti oltre i 65 anni e/o con una certa predisposizione, la cartilagine può andare incontro lentamente, ma in modo irreversibile, ad “usura”. Questo provoca dolore e rigidità, con successiva limitazione delle normali attività quotidiane.

Il dolore, in questo caso, può essere causato da un evento traumatico ben definito oppure da microtraumatismi ripetuti che superano la capacità di resistenza dei tessuti.

Artrosi della spalla: sintomi

La sintomatologia consiste essenzialmente nel dolore dell’articolazione interessata o della muscolatura circostante.

Solitamente, il dolore è più intenso al mattino, si attenua con il movimento, si può riacutizzare dopo sforzo e si attenua nuovamente durante il riposo notturno.

Progressione della malattia

Con il tempo e senza interventi, la funzionalità articolare diventa limitata, innanzitutto a causa del dolore.

Successivamente, subentrano problemi di natura meccanica che possono impedire lo svolgimento dei movimenti legati alle normali attività quotidiane.

La spalla perde progressivamente la mobilità, sino a non permettere al braccio di spostarsi dal corpo.

Il rischio principale di una artrosi non trattata è la perdita quasi totale del movimento, quindi dell’indipendenza.

Diagnosi

La diagnosi, dopo un attento esame clinico da parte dello specialista ortopedico, si può effettuare semplicemente con una radiografia standard. In alcuni casi, può essere consigliabile una risonanza magnetica o una TAC.

Terapie

Il trattamento dell’artrosi della spalla dipende dalla gravità dei sintomi. Può essere affrontata con terapia riabilitativa, fisica o infiltrazioni cortisoniche o di acido ialuronico. Nei casi più gravi, si rende necessario l’intervento chirurgico di sostituzione protesica della spalla.

Farmaci e fisioterapia

Prima di intervenire chirurgicamente, quando l’artrosi è iniziale, si procede sempre con cure farmacologiche o fisioterapiche. Tali cure sono mirate alla diminuzione dell’infiammazione articolare ed al mantenimento del movimento.

Terapia chirurgica

Quando i trattamenti conservativi non danno i risultati sperati ed il paziente continua ad un avere dolore disabilitante, può rendersi necessario un intervento chirurgico.

L’approccio chirurgico resta fondamentale per pochi casi ben selezionati, dopo aver discusso con il medico i benefici del trattamento e le aspettative del paziente.

Le procedure chirurgiche sono 3: artroscopia, artroprotesi anatomica totale, artroprotesi inversa.

Artroscopia

L’artroscopia si esegue solo nei casi molto inziali e nei pazienti più giovani. Consente di asportare gli osteofiti, liberare le aderenze ed eseguire una toilette della spalla. Probabilmente, non sarà’ la soluzione definitiva.

Artroprotesi anatomica totale

L’artroprotesi anatomica totale prevede la sostituzione sia della componente omerale che della componente glenoidea. I normali rapporti articolari vengono ripristinati in maniera artificiale con una protesi in metallo e polietilene.

Artroprotesi inversa

L’artroprotesi inversa è indicata per lesioni irreparabili della cuffia con perdita di funzione e di forza della spalla che limitano le attività quotidiane del paziente. Tali lesioni sono associate o meno ad artrosi della spalla.

Alberto Bozzolan

Dott.-Vincenzo-Guarrella-Ortopedico-a-Milano
Dott. Vincenzo Guarrella chirurgo ortopedico a Milano

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Olio evo: la salute extravergine https://www.dossiersalute.com/olio-evo-la-salute-extravergine/ Tue, 18 Feb 2020 10:05:30 +0000 https://www.dossiersalute.com/?p=20349 L’olio extravergine d’oliva, noto negli ultimi anni con l’acronimo “evo”, è un vero e proprio simbolo della Dieta Mediterranea. Grazie alle sue caratteristiche...

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L’olio extravergine d’oliva, noto negli ultimi anni con l’acronimo “evo”, è un vero e proprio simbolo della Dieta Mediterranea. Grazie alle sue caratteristiche nutrizionali, è in grado di offrire numerosi benefici alla salute dell’organismo.

L’olio evo rappresenta la migliore fonte di acido oleico, acido grasso monoinsaturo. Nel contempo, contiene vitamina E, vitamina K e quantità elevate di composti bioattivi dalle importanti proprietà antiossidanti, tra cui l’oleocantale e l’oloeuropeina.

Olio evo: potente antinfiammatorio naturale

L’acido oleico e, soprattutto, l’oleocantale sono in grado di esplicare una potente azione antinfiammatoria. In particolare, come dimostra uno studio su Nature del 2005, l’oleocantale ha un effetto e un’azione simili al farmaco ibuprofene.

Infatti, inibisce gli enzimi ciclossigenasi, responsabili della biosintesi delle prostaglandine, contrastando quindi un potenziale stato infiammatorio.

Prevenzione cardiovascolare

Un consumo regolare di olio extravergine d’olive è importante per la prevenzione di patologie cardiovascolari, attualmente la prima causa di morte nel mondo. 

Vari studi osservazionali hanno evidenziato l’associazione tra consumo regolare di olio evo e una più bassa incidenza di cardiopatie in varie aree del Mediterraneo.

Sono stati ipotizzati diversi meccanismi alla base di tale correlazione:

  • Ridotta infiammazione,
  • Ridotta ossidazione delle lipoproteine LDL,
  • Migliore funzione endoteliale,
  • Azione antitrombotica,
  • Riduzione della pressione ematica.

Ottimo alimento contro l’invecchiamento cognitivo

Grazie all’elevato contenuto in antiossidanti, il consumo regolare di olio extravergine d’oliva è importante anche come prevenzione tumorale e di condizioni neurodegenerative (Parkinson e Alzheimer).

Migliora le funzioni cerebrali

In particolare, riguardo a quest’ultimo aspetto, un lavoro del 2013, pubblicato sulla rivista Journal of Nutrition, Health and Aging, ha fornito significative evidenze.

L’adesione ad un regime di Dieta Mediterranea, arricchita di olio extravergine d’oliva, è risultata associata a migliori funzioni cerebrali e ad un minor rischio di declino cognitivo.

Riduce i potenziali danni della frittura

È ormai risaputo che friggere non sia il metodo di cottura migliore. Infatti, gli oli e i grassi, sottoposti ad elevate temperature, vanno incontro a numerose trasformazioni chimiche, originando, come proprio nel caso della frittura, composti potenzialmente dannosi.

Tuttavia, Il miglior olio utilizzabile nella frittura è senz’altro l’olio evo. Il suo elevato contenuto di polifenoli, antiossidanti e vitamine ne preserva la costituzione chimica. Inoltre, eleva il punto di fumo dell’olio, riducendo di gran lunga, rispetto agli altri oli commerciali, l’indice di tossicità.

Dott. Daniele Basta

Fonti bibliografiche

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12550060

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16136122

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2684076/

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1200303

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23732551

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