Artrosi ed osteopatia

Focus

Con il termine di “artrosi” si intende un’artropatia cronica, a carattere evolutivo, consistente inizialmente in alterazioni regressive della cartilagine articolare e secondariamente a modificazioni delle strutture che compongono l’articolazione (tessuto osseo, sinovia, capsula).

Clinicamente l’artrosi si manifesta con dolore, limitazione funzionale, atteggiamenti viziosi: tutti e tre i sintomi compaiono di norma qualche tempo dopo le alterazioni anatomopatologiche della cartilagine.

Patogenesi

L’artrosi si instaura in un’articolazione quando in essa si verifica, per fattori generali o locali, uno squilibrio tra resistenza della cartilagine e sollecitazioni funzionali:

Fattori generali:

  • Età (modificazione del pH del liquido sinoviale);
  • ereditarietà (documentata predisposizione alle affezioni artro-reumatiche);
  • costellazione ormonica (con particolare riguardo agli estrogeni);
  • obesità (sovraccarico delle articolazioni e accumulo di colesterolo);
  • alterazioni metaboliche (del calcio, ecc);
  • ambiente (abitazione, clima, condizioni di lavoro).

Fattori locali. sono riconducibili a due gruppi fondamentali:

  • alterata distribuzione delle sollecitazioni meccaniche sulle superfici articolari (ad es.,per deviazione dei normali assi di carico come nel ginocchio valgo o varo, in esiti di displasia anca,ecc.)
  • alterazioni articolari prodotte da affezioni di natura infiammatoria (es. artrite reumatoide), postraumatica (es. fratture cotile), da necrosi epifisarie.

Classificazione

Si distinguono due forme di artrosi:

  • Artrosi primaria: è riferibile solo a fattori generali;
  • Artrosi secondaria : quando è riscontrabile una causa locale.

Anatomia patologica

Si riscontrano costantemente, anche se variamente accentuate in rapporto al grado evolutivo della malattia:

  • Alterazione cartilaginee: sono distribuite a chiazze sulla cartilagine di rivestimento; consistono in modificazioni e assottigliamento e fessurazioni; laddove maggiore è il sovraccarico della cartilagine;
  • Osteofiti marginali: sono rappresentati da cercini ossei a becco, neo-formatosi (per ossificazione della cartilagine) in corrispondenza del margine periferico delle superfici articolari;
  • Osteosclerosi sub condrale: consiste in addensamento del tessuto osseo in corrispondenza delle zone di maggiore usura della cartilagine.
  • Alterazioni della membrana sinoviale:
  • Alterazione della capsula

Sintomatologia

E’ esclusivamente locale.

Di instaurazione subdola e tardiva rispetto all’inizio della malattia, evolve in maniera cronica, pur attraverso periodi di attenuazione o remissione.

I sintomi fondamentali sono:

  • Il dolore locale; presenta un ciclo di tre tempi: è vivo all’inizio del movimento (ad es. al mattino), si attenua durante l’attività funzionale, si riacutizza poi dopo affaticamento (ad es. la sera); nelle fasi più avanzate si fa ininterrotto, disturbato anche a riposo notturno;
  • La limitazione funzionale è costante e relativamente precoce, anche se non interessa ugualmente tutti i piani del movimento articolare.

Principali localizzazioni

La malattia artrosica interessa principalmente l’anca, la colonna vertebrale, il ginocchio.

Artrosi anca o coxoartrosi

È molto frequente, predilige il sesso femminile. Non eccezionalmente è bilaterale.

Sintomatologia

  • Dolore in sede trocanterica o inguinale, spesso irradiato alla faccia antero-interna della coscia e mediale del ginocchio
  • Atteggiamento in lieve flessione e netta adduzione e rotazione esterna dell’arto.
  • Accorciamento apparente dell’arto dovuto all’atteggiamento obbligato di adduzione.
  • Limitazioni articolare che interessa inizialmente l’abduzione e i movimenti di rotazione interna
  • Ipotonia ed ipotrofia dei muscoli dell’arto interessato
  • Deambulazione con zoppia di fuga
  • Dolore ininterrotto e limitazione subtotale dell’articolazione

Artrosi ginocchio o gonartrosi

È un’altra frequente localizzazione.

Spesso è secondaria (pregressi eventi traumatici o fenomeni infiammatori dell’articolazione).

Non di rado è primaria, e solo in un secondo tempo, per le alterazioni prodotte dallo stesso processo artrosico, può verificarsi una deviazione in varismo o, più raramente in valgismo del ginocchio.

Sintomatologia

Dolore locale, possibile atteggiamento del ginocchio in lieve flessione, pastosità ed ipertrofia dei tessuti periarticolari, versamenti endoarticolari recidivanti, ipotrofia quadricipiatele, limitazioni articolari con sensazioni di scrosci endoarticolari, zoppia di fuga.

Nelle fasi molto avanzate: ginocchio globoso, dolente, con particolarità ridotta e frequente deviazione assiale.

Artrosi vertebrale

È localizzazione particolarmente frequente specie nel tratto lombare o cervicale.

È dovuta in genere alla associazione dei fattori generali o fattori locali.

Topograficamente si distingue in artrosi lombare, cervicale e dorsale, ognuna delle quali può presentare complicanze diverse.

Anatomia patologica

A livello dei singoli metameri, si distingue l’artrosi anteriore (intersomatica) dall’artrosi posteriore (interapofisaria).

Le due forme possono essere isolate o associate tra loro.

Artrosi intersomatica: consiste nelle alterazioni dei corpi vertebrali connesse alla progressiva disidratazione, degenerazione e schiacciamento di uno o più dischi intervertebrali adiacenti.

A causa della degenerazione discale le sollecitazioni di pressione si concentrano ed accentuano sui bordi dei corpi vertebrali: ciò provoca sclerosi limitanti superiori ed inferiori e lo sviluppo di osteofiti marginali; i due reperti, insieme alla riduzione dello spazio intersomatico, costituiscono la triade radiografica dell’artrosi vertebrale inferiore.

Artrosi interapofisari: consiste nella comparsa delle tipiche alterazioni artrosi che a carico delle apofisi articolari posteriori.

Sintomatologia

Tutte e due le forme presentano una identica sintomatologia locale, dolore e rigidità articolare, spesso accompagnata da contratture muscolari e riduzione della normale lordosi cervicale e lomabare.

Esistono però alcuni casi, fortunatamente non molto frequenti, nei quali il restringimento dello spazio intersomatico o l’osteofitosi marginale danno luogo a complicazioni.

Complicazioni

  • Sindromi vascolari: i becchi oste ofitici, sviluppandosi sui bordi laterali delle ultime vertebre cervicali, possono comprimere o deviare le arterie vertebrali che decorrono nei fori intertrasversari, conseguono disturbi funzionali più o meno accentuati quali algie cervicali e nucali, nistagno, vertigini, ecc. (sindrome di Neri-Barrè-Lieu).
  • Sindromi radicolari (cervicobrachialgie e lombo-sciatalgie) da irritazione o compressione di una radice: gli osteofiti, sviluppandosi in sede postero-laterale, in corrispondenza del foro di coniugazione, possono disturbare la rispettiva radice irritandola o comprimendola.

Tra le suddette sindromi da artrosi, le più frequenti sono le cervicobrachialgie e le lombo-sciatalgie

Nelle cervicobrachialgie , ai sintomi locali si accompagnano irradiazione dolorose periferiche lungo l’arto superiore, turbe della sensibilità, della motricità e dei riflessi osteo-tendinei, soprattutto nei territori innervati dalle radici C6 e C7, più frequentemente interessati.

Trattamento osteopatico dell’artrosi

Quando una persona è colpita da artrosi, la manipolazione osteopatica può rivelarsi utile oltre che preventiva, in particolar modo quando il medico dichiara che l’artrosi in questione è causata da “usura”. Infatti, anche se l’artrosi è dovuta a un processo inarrestabile e fisiologico, ad
aggravarne i sintomi sono un uso eccessivo o scorretto dell’articolazione, ad esempio una posizione non fisiologica del collo durante il lavoro ma anche un’incoordinazione cronica del movimento articolare del rachide e dei vari segmenti corporei. Queste alterazioni possono essere corrette facilmente da un ciclo di manipolazioni.

L’uso della manipolazione osteopatica non solo è curativo ma interrompe e previene le alterazioni artrosiche, che altrimenti proseguono in modo inarrestabile fino ad essere definitive. In questo caso l’unico trattamento terapeutico è quello medico e nei casi più gravi chirurgico.

Va sottolineato che in prima battuta è bene un consulto con il medico e quando poi ci si affida ad un osteopata è importante localizzare con precisione l’origine del dolore. Infatti non è raro che si presentino persone ormai rassegnate per gravi lesioni osteoartrosiche, documentate radiologicamente e chiaramente non manipolabili, che traggono comunque sollievo dall’approccio osteopatico. Con tecniche dolci ed indirette è possibile infatti rendere più sopportabile il dolore causato dall’artrosi, talvolta riducendolo in modo significativo e duraturo nel tempo. Questo accade spesso perché la lesione dolorosa ha origine in un’area ancora sufficientemente “sana”.

Nessuno dovrebbe subire passivamente il dolore causato dall’artrosi.

 

 

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