Artrosi e artrosi diffusa della mano

Focus

L’artrosi, a prescindere dal distretto corporeo interessato, è una malattia degenerativa a evoluzione cronica che colpisce le strutture articolari proprie (cartilagine, osso subcondrale) e accessorie (menischi, borse, tendini, legamenti intra- ed extra-capsulari).

Il processo artrosico può manifestarsi in un ampio raggio di età, tra i 15 e gli 80 anni, in base a molteplici fattori eziopatogenetici: compare negli uomini anche prima dei 40 anni, nelle donne in genere in età più matura, cioè dopo i 55-60 anni.

Il processo è degenerativo

La diversa comparsa nell’età è dovuta in gran parte al fatto che molto spesso la sintomatologia del processo artrosico si rende palese dopo alcuni (a volte molti) anni dalle iniziali lesioni della cartilagine articolare, il primo fenomeno evidente dell’artrosi.

Il processo degenerativo dell’artrosi consiste in un progressivo deterioramento della cartilagine articolare, accompagnato una lesione del tessuto osseo sottostante la cartilagine, caratterizzata da una deformazione ossea, da produzione di osteofiti (cosiddetti becchi articolari) e da geodi (cavità sferiche contenenti liquido comunicanti con il cavo articolare).

La funzione della cartilagine articolare e del suo secreto è quello di favorire lo scorrimento indolore di due capi articolari durante il movimento. La degenerazione cartilaginea, con assottigliamento e fissurazione della superficie articolare, promuove attrito tra le due ossa in movimento, provocando infiammazione e dolore.

In queste condizioni, la capsula articolare, formata da uno strato esterno fibroso e internamente dalla membrana sinoviale,  provoca aumento della sua secrezione;  nel tempo, la capsula articolare perde parte della sua elasticità e si irrigidisce con conseguente alterazione dei movimenti articolari.

Come accennato, anche i muscoli satelliti di una articolazione possono essere interessati dal processo degenerativo di una articolazione, causando dapprima contrazioni dolorose e in seguito tendendo all’atrofia, talora accentuata dal disuso della funzione articolare. Nel processo cronico degenerativo articolare, i legamenti, di norma forti per la presenza di collagene e responsabili della stabilità articolare, perdono tensione, facendo perdere a loro volta solidità all’articolazione interessata.

L’artrosi può essere causata da diversi fattori:

  • invecchiamento, nel quale si realizza un’alterazione strutturale caratterizzata da fibrillazione e disidratazione,
  • movimenti articolari impropri,
  • traumi ripetuti,
  • attività fisiche amatoriali o agonistiche,
  • attività fisiche occupazionali croniche,
  • forme secondarie a malattie metaboliche e endocrine,
  • malattie ereditarie del connettivo.

Queste cause, direttamente ovvero mediante microfratture, alterano la struttura trabecolare dell’osso subcondrale con conseguente evoluzione degenerativa della soprastante cartilagine articolare.  Tale evoluzione si realizza, molto spesso, prima che compaiono i sintomi della malattia artrosica della mano.

Sintomatologia

Il primo sintomo dell’artrosi della mano è rappresentato dal dolore nel corso del semplice movimento, con regressione in fase di riposo. Inizialmente si tratta di un dolore cupo, che spesso si manifesta in seguito a intensa e prolungata attività articolare; successivamente, il dolore si palesa anche per piccoli movimenti, in assenza di questi e durante la notte. Lentamente, al dolore si associa una rigidità articolare, specie mattutina al risveglio quando si rende necessario eseguire, ove possibile, blandi movimenti in acqua tiepida riattivanti la circolazione locale per ridurre, sino ad abolire la dolorabilità.

Più o meno contemporaneamente, si manifesta tumefazione articolare con modesti volumi di versamento intra-articolare. Altro sintomo caratteristico dell’artrosi è lo scroscio o crepitio accusato dal paziente durante la mobilizzazione attiva o passiva delle articolazioni artrosiche: questo sintomo è legato all’attrito provocato dallo sfregamento dei capi articolari. Nelle donne in menopausa può manifestarsi una forma non frequente, ma particolarmente dolorosa, di artrosi erosiva, una variante artrosica di natura infiammatoria che colpisce le articolazioni interfalangee distali della mano, anche bilateralmente.

In questa artrosi, l’esame radiologico mette in evidenza una diffusa e importante distruzione della cartilagine articolare e del tessuto osseo sottostante, in conseguenza della quale si osservano evidenti deviazioni assiali delle dita con notevole compromissione delle funzioni della mano.

Esame obiettivo

All’osservazione del sanitario, le dita artrosiche possono mostrare sulla superficie dorsale tumefazioni dure in corrispondenza delle articolazioni interfalangee prossimali, noduli di Bouchard, ovvero interfalangee distali,  noduli di Heberden.  Si osserva, inoltre,  tumefazione e deformità articolari che determinano un alterato allineamento delle articolazioni metacarpo-falangea (artrite reumatoide) o delle dita (osteoartrosi). La digitopressione sulle rime articolari provoca intenso dolore; la mobilizzazione attiva o passiva, totale o parziale, delle dita evoca crepitii e scrosci dolorosi.

Esami ematochimici

Per un processo degenerativo con periodiche riacutizzazioni, alcuni esami di Laboratorio specifici, quali velocità di eritrosedimentazione e Proteina C reattiva, possono risultare normali, ma non per questo bisogna trascurare la patologia della mano. Sarà comunque il reumatologo a valutare se necessario un esame ematochimico, che riveli eventuali alterazioni endocrine e metaboliche responsabili della manifestazione artrosica.

Esame radiografico

Questo esame ha la precedenza insieme agli esami ematochimici. E’ possibile osservare, in base alla evoluzione della patologia, le seguenti alterazioni osteo-articolari:

  • un restringimento della rima articolare, sino al punto di apparente fusione dei due capi articolari;
  • una sclerosi più o meno accentuata dell’osso subcondrale;
  • la presenza di zone osteolitiche di forma rotonda, le geodi;
  • la presenza di proliferazioni osteo-cartilaginee marginali, gli osteofiti;
  • la possibile rarefazione ossea legata a sindrome osteoporotica, specialmente in donne in menopausa;  in questa evenienza, è da consigliare alla paziente di sottoporsi ad  una densitometria ossea computerizzata (MOC).

Esame ecografico

Questo esame permette di mettere in evidenza il ridotto spessore e, cosa non sempre possibile, la eventuale fissurazione della cartilagine articolare; inoltre, il margine  condro-sinoviale e quello osteo-cartilagineo possono presentare irregolarità sino alla interruzione. Gli eventuali osteofiti sono, ecograficamente, iperecogeni con cono d’ombra posteriore. Gli esami radiografici ed ecografici sono di norma sufficienti per lo studio della patologia artrosica della mano; tuttavia, per esigenze particolari, possono essere richieste la TAC o la RMN.

Terapia farmacologica

In fase acuta, è necessario ricorrere alla somministrazione per via sistemica di FANS della farmacologia tradizionale ovvero di farmaci anti-infiammatori della medicina complementare. La somministrazione di farmaci localmente, eseguita da pochi specialisti, è molto dolorosa e talora inefficace: il medico curante farà le sue scelte concordate con il/la paziente. In fase cronica, il bersaglio deve essere il ripristino anatomo-funzionale delle cartilagini articolari mediante farmaci stimolanti la sintesi delle sostanze che compongono la cartilagine articolare, quali acido ialuronico, collagene, glucosamina.

Terapia fisica

  • Magnetoterapia. E’ la terapia di elezione in quanto genera un effetto analgesico e anti-infiammatorio nelle forme acute e nelle riacutizzazioni di forme artrosiche croniche; nelle forme acute, l’applicazione dei parametri della magnetoterapia deve essere tale da non indurre azione termogenetica (frequenza del campo magnetico non superiore a 10 Herz); nelle forme croniche, i parametri (frequenza 40-50 Herz) consentono di  favorire una vasodilatazione locale utile, in associazione alla terapia farmacologica, per il recupero delle funzioni articolari.
  • Termoterapia. Da evitare nelle forme acute per non accentuare l’infiammazione, utile invece nelle forme croniche per la vasodilatazione che è capace di provocare.
  • Elettroterapia. Indispensabile per aumentare il tono dei muscoli satelliti delle articolazioni della mano e dell’avambraccio.
  • Terapia in acqua termale, utile nelle forme croniche, per la vasodilatazione locale e per l’attivazione dei muscoli satelliti.

Terapia chirurgica

 Rappresenta un’alternativa terapeutica, non frequente,  in casi di artrosi grave e avanzata.

Prevenzione dell’artrosi

Per la prevenzione del processo artrosico e per suggerimenti validi anche per l’artrosi di qualsiasi distretto articolare, i tre consigli base sono:

  • svolgere esercizio fisico mirato allo sviluppo del tono e del trofismo dei muscoli che partecipano alla completa funzionalità della mano;
  • evitare carichi eccessivi nello svolgimento di attività fisiche amatoriali o agonistiche;
  • evitare posture non fisiologiche che agiscono sulle strutture extra-articolari.

Dott.ssa Patrizia Castellacci

Dott.ssa Patrizia Castellacci